Articoli marcati con tag ‘coordinamento nazionale vittime pedofilia’

Oddio, cos’ho combinato ?!?!?! ;-)

Max… ma hai visto cosa hai combinato?
Non so se te ne rendi conto… ora provo a spiegartelo: TU hai preso delle persone che erano convinte di non essere “nessuno”, che erano convinte di non essere capaci di amare, persone che nella vita non hanno imparato altro che essere un oggetto nelle mani di qualcuno… TU le hai messe insieme… e cosa è successo? è successo che quelle persone hanno scoperto che i loro sogni potevano riprendere a volare… hanno capito che non erano affatto vuote… abbiamo capito che siamo capaci di dare, di dare tanto… abbiamo capito che in una Famiglia ci si rispetta, ci si aiuta a vicenda… e abbiamo anche scoperto che in una Famiglia si ride, si scherza, si va in giro a far baldoria… ma che si può anche piangere insieme, che ci si può far forza a vicenda, che si può chiedere aiuto… abbiamo capito che siamo persone “normali”… che possiamo avere una vita “normale”… che possiamo VIVERE, non soltanto sopravvivere… ma soprattutto abbiamo capito che non saremo soli mai più, nessuno di noi lo sarà mai più… e tutto questo grazie a TE… Grazie Max, immensamente GRAZIE.
”Monica” & co.

La vostra voce. I cocci della mia anima frantumata: la lettera di Chiara al suo carnefice.

Solo negli ultimi quattro giorni, 15 nuovi amici hanno aderito al nostro coordinamento. 15 anime che abbiamo incontrato e che ci hanno onorato, con la loro presenza e le loro parole, aprendoci il cuore come forse mai prima d’ora avevano fatto con qualcuno. Dire che sono anime speciali, significa cadere nella ripetizione, ma mai come ora tale ripetizione è obbligatoria. “Chiara” (nome inventato ma per lei importante e simbolico) è l’amica che oggi vi presento. Tolgo dal cassetto la sua storia, ne abbatto in qualche modo la privacy, perché voglio che da adesso in poi anche voi le vogliate bene quanto gliene voglio io.
La accogliate e, con il cuore in mano, le diciate che bella persona è.
Io che l’ho incontrata mi faccio garante della sua bellezza, di quella dolcezza rimasta intatta malgrado anni di sofferenza. Ma anche del suo stupore nel vedersi accolta, la sua difficoltà a capire che sì, stupenda lo è per davvero, e basta guardarla negli occhi, per volerle bene.  Chi fino ad oggi le ha fatto solo tanto male invece, quella capacità di osservarla, quella sua grandezza, non l’ha mai capita. Perché certi soggetti sono così. Nascono per abusare. Muoiono senza aver mai davvero conosciuto l’amore.
”Gli uomini non cambiano”, cantava Mimì, e non cambierà mai l’essere che ha ferito “Chiara”.
Ma può cambiare invece lei. Deve cambiare lei. Aprendo le porte al mondo. Tornando a fidarsi dell’amore, quello vero, a doppio senso non a senso unico. E un domani presentare a noi il dono più bello che la vita le avrà portato.
Io so che ce la farà. Ci scommetto tutto l’oro del mondo.
Voi fatele sentire su Facebook (e pure qua) il vostro calore. Riscaldatele il cuore. Credetemi, le servirà e mi auguro saprà farne buon uso…..
Ciao Chiara, grazie di questo incontro, abbiamo tanta strada da fare, ma insieme sarà ancora più bello percorrerla.

Eccomi qua…a riunire i cocci della mia anima frantumata, non mi riconosco più, non so più chi sono veramente.
Tutto ha avuto inizio quando ti ho conosciuto, sei stato il primo e unico  vero amore della mia vita, ti ho amato con tutta me stessa, come mai avrei creduto fosse possibile, pensavo tu fossi l’uomo della mia vita e ti ho messo tra le mani la mia anima, ma tu l’hai distrutta e ora sono persa non so più dove andare.
Ho tanti perchè che non hanno trovato una risposta, continuo a chiedermi dove ho sbagliato,cosa c’è di sbagliato in me, rimugino tra i se e i ma senza trovare una soluzione.
Tutto è cominciato dal tuo essere così geloso, non potevo uscire più con le mie amiche, non potevo più andare in Parrocchia e non potevo neanche uscire a far la spesa con mia mamma perchè chissà chi avrei potuto incontrare!! Ti ho amato così tanto che mai e poi mai avrei pensato di tradirti.
Ho smesso di volermi bene il mio primo giorno di tirocinio da infermiera, a fine turno ho accompagnato un mio compagno alla fermata del pullman, tu eri lì nascosto, mi avevi seguito… hai iniziato ad insultarmi e io non capivo il perchè, credevo di non aver fatto nulla di male e invece…sei tornato a casa ed hai incominciato a graffiarti, hai simulato un tentato suicidio e dentro me è scattata un odio per quello che sono, perchè inconsapevolmente ti avevo procurato un dolore enorme.
Da quel momento più nulla è rimasto uguale, durante le discussioni mi hai lasciato spesso per strada, a chilometri da casa, sotto la pioggia, mi hai riempito di insulti, anche davanti ad altre persone, mi hai minacciato, mi hai tolto tutto ciò in cui io credevo e sono diventata niente, perchè non hai mai capito quanto tenevo a te? Credevo che il tempo potesse aggiustare le cose, credevo che isolandomi da tutto potessi acquistare fiducia in me, invece non è servito a niente.
Poco dopo sono rimasta incinta, ricordo ancora il tuo sguardo quando l’hai saputo, mi hai detto “ il bambino non è mio, è del tuo amante perchè tu sei una puttana!!”, il mondo mi è crollato addosso, avevo 19 anni e avevo paura. Mi hai lasciato due giorni da sola, in posto dove non conoscevo nessuno, ho deciso di interrompere la gravidanza perchè non ero capace di fare la mamma, perchè avevo paura di tutto anche di me. Mi hai sempre accompagnato alle visite, ma non hai mai voluto partecipare, neanche quando la ginecologa ti chiedeva di entrare, tu rispondevi che il problema non era tuo e potevo fare quello che volevo.
Mi ricordo che quando vomitavo mi accompagnavi in un campo, tu rimanevi in macchina e cantavi, da allora non riesco più ad ascoltare quel gruppo senza che mi vengano in mente quei giorni.
Il 23 agosto ho messo fine alla futura vita, quel giorno diluviava, come se qualcuno più grande di noi stesse piangendo per il gesto che stavo per compiere. Tu hai perso una giornata di lavoro per accompagnarmi e ho dovuto pagarti per questo, durante l’intervento sei stato fuori dal reparto, sentivo la tua voce chiacchierare con altre persone, avrei voluto stringerti la mano, avrei voluto piangere con qualcuno, invece l’unica persona che mi ha rivolto la parola è stata un’infermiera che mi ha somministrato l’antidolorifico. Durante l’intervento ho avuto dei problemi, ma tu hai detto ai medici che non mi conoscevi, mi sono autodimessa  perchè non sapevo come tornare a casa e da te neanche una parola. Nei giorni successivi ti ho cercato, ho aspettato ore davanti alla tua porta ma non mi hai mai aperto. Ho pensato più volte di togliermi la vita, perchè da quel giorno Chiara è morta insieme al suo bambino.
Settimane dopo mi hai cercato e io sono tornata da te, pronta a ricominciare, persa più di prima con un odio inverosimile verso me stessa, mi facevo e mi faccio schifo. Da allora sono passati quattro anni, ho continuato a stare con te, a sopportare ogni insulto, ogni umiliazione, mi sono umiliata davanti alla tua famiglia per avere un briciolo del tuo affetto ma non è servito a niente… ho provato ancora una volta a mettere tutto nelle tue mani, o forse l’ho fatto fin da subito e non sono più riuscita a riprendere il controllo sulla mia vita. Sei stato e sei tutt’ora l’unica persona a cui abbia raccontato degli abusi da parte di mio zio, ma tu mi ha detto che era colpa mia, perchè mi facevo toccare perhè sono una puttana!! Le minacce sono diventate sempre più dure, fino a che una sera mi hai detto che mi avresti ucciso perchè avevo guardato troppo un nostro amico ad una cena… urlavi, ti dimenavi ed io ho avuto veramente paura di morire, tre giorni dopo ti ho lasciato e tu hai detto va bene… forse non ti importava di me già da un po’, ma allora perchè continuare a stare con me se per te sono solo una lurida e schifosa puttana che non merita di vivere??
Non mi hai  più cercato per giorni, ogni tanto mi scrivi che ti manco che ti ha rovinato la vita, che nonostante tutto saresti pronto a perdonarmi e a tornare da me.
Io mi sono persa, non trovo più Chiara in ciò che sono, mi odio, mi faccio schifo, non capisco dove ho sbagliato, non capisco cosa c’è di sbagliato in me… sono passati sei mesi, com’è ancora soffocante e irruente il pensiero di te. Sento ancora le tue parole, quando mi guardo allo specchio vedo i tuoi occhi schifati per quello che sono su di me.
Non sono  più in grado di gestire la mia vita, mi riempio la giornata di cose da fare per non pensare, mi sento sola, persa, da dove posso ricominciare? Se le persone che ho vicino sapessero veramente chi sono, mi vorrebbero ancora bene? Non so se riuscirò mai a trovare una risposta alle mie domande, non so se riuscirò mai a sorridere con il cuore e non più con la maschera che indosso ogni giorno per nascondere tutto agli altri, perchè in fondo penso di proteggerti, è tutto  dentro me nessuno saprà mai quello che è successo e tutti continueranno a stimarti, mentre io mi odio.
Non riesco a non pensarti, sei un chiodo fisso nella mia anima, nel mio cuore, nella mia testa…se solo avessi capito quanto ti amavo!! Le lacrime continuano  a scendere calde sulle mie guance, ogni piccola cosa mi ricorda te, non so se riuscirò mai a superare questo dolore, non so se merito di essere felice… non riesco ad odiarti, ogni tanto ti incrocio per strada e vedo la tua nuova vita, ti vedo sorridere, io non faccio che piangere e chiedermi il perchè, se avessi potuto leggere nel mio cuore avresti scoperto quanto amore c’era per te…ora non è rimasto più nulla, è distrutto, dilaniato, senza forze, svuotato…continuo a farmi scivolare la vita addosso in questi giorni che passano, arrancando, aspettando la sera per poter piangere le mie lacrime affogate nel cuscino, e ogni giorno perdo un po’ di me, se ancora ne è rimasto e cado in un baratro nero dove non vedo uscita.
”Chiara”

La vostra voce. Un altro messaggio dopo la 2 giorni del coordinamento vittime pedofilia.

Vi avevo promesso un mio resoconto sulla 2 giorni che partisse dalla testimonianza di “Dream”. Prometto che se non arriva già entro oggi, arriverà entro…lunedì al massimo.
Intanto voi continuate a sommergerci di bellissime testimonianze. Alcune delle quali crediamo sia “utile” condividere con voi tutti.
Come quella che segue.

Le lacrime che non sono scese a Prometeo in questi due giorni vengono giù adesso, e pretendono di venire fuori come se il dolore per troppo tempo tenuto a bada, adesso non ne voglia più sapere di restarsene  nel suo angolino.
Quegli abbracci, quei sorrisi sono in fondo al cuore, e ancora sulla pelle, mi mancano già, non credevo più esistessero veramente persone con un cuore così grande, e in questi due giorni non ho fatto altro che ripetermi “ma allora esistono veramente le brave persone” non sono stata capace di dire molto di me, ma grazie alle vostre parole sono stata capace di capire un po’ di più, su me stessa, e su quello che mi circonda, che forse non sono poi tanto sbagliata come credo di essere, ne esco un po’ con le ossa doloranti, e il rientro non è stato facile, perché è vero, alla due giorni ti senti parte di una vera famiglia, dove gli abbracci sono sinceri, e gli sguardi non trasmettono nessun giudizio, ma  è quando arrivi a casa che inizia la vera lotta, è qui che devi mostrare di avere appreso qualcosa in questi giorni,  e di essere pronta a lottare e cambiare, ho fatto un passo, e per me essere stata li è come avere scalato l’Everest, passando da 0 a100, in meno di un secondo.
Questo messaggio lo scrivo in aereo, mentre il mio vicino di posto mi guarda un po’ stupito per queste lacrime che non si vogliono fermare, e no, non è paura di volare, forse solo paura di quello che mi sono persa nella vita, paura di quanto devo affrontare, ma sono stata fortunata, perché questo gruppo raccoglie tante anime stupende, creature speciali a cui la crudeltà dell’uomo non ha impedito di essere GRANDI ANIME.
 Grazie, ad ognuno di voi, elencarvi tutti sarebbe impossibile aveva ragione “il presidente” da oggi veramente mi sento meno sola, e parte di una famiglia.
Grazie a Max, per le parole dette e per quelle non dette, perché la prima vera ANIMA GRANDE sei tu.
 “Dony”

Incontro nazionale vittime pedofilia.

Bergamo – A partire da venerdì 30 settembre e fino a domenica 2 ottobre caleranno in città circa 150 famiglie, in rappresentanza di un movimento “che ne raggruppa dieci volte tante”

Incontro delle vittime della pedofilia  Arrivano in aereo dalla Sicilia e dalla Sardegna. Ma anche dal Piemonte e dalla Liguria. Dalla Campania come dalla Toscana. I promotori dell’iniziativa li definiscono “un esercito silenzioso di anime ferite”. Genitori e figli, adulti e bambini accomunati da un unico dolore: l’essere stati vittime della pedofilia. 
A riunirli in un coordinamento nazionale “unico nel suo genere in tutta Europa”, l’Associazione Prometeo di Bergamo, da più di dieci anni attiva in prima linea in difesa dell’infanzia violata. 
A partire da venerdì 30 settembre e fino a domenica 2 ottobre caleranno in città circa 150 famiglie, in rappresentanza di un movimento “che ne raggruppa dieci volte tante
”.
”È un’esperienza a cui tutto dovrebbero partecipare. Se solo la gente ascoltasse anche una sola delle storie che verranno toccate forse cambierebbe radicalmente il modo di contrastare questo crimine”, sostiene Massimiliano Frassi, presidente di Prometeo. “La situazione storica attuale vede bimbi sempre più piccoli vittima di abusi, ma anche sempre meno difesi. Indagini fatte malissimo e pedofili in libertà. Selezioni del personale a cui affidiamo i nostri figli assolutamente carenti e predatori di bambini sempre più a stretto contatto con le loro vittime.” Il coordinamento si riunisce una volta al mese nella sede di Prometeo e raduna genitori di bimbi abusati ma anche adulti che han subito abusi. “Quest’ultimi sono tantissimi. Ed hanno magari passato un’intera vita senza parlarne con qualcuno, impedendosi di amare ed esser amati, soffrendo di espressioni ed attacchi di panico. Per info. su come aderire: www.associazioneprometeo.org – Tel. 035 656895

 link alla notizia: http://www.bergamonews.it/bergamo/articolo.php?id=47491

 

Lettera di una mamma del coordinamento vittime pedofilia. ADERITE!!!!!!

NUOVA DUE GIORNI COORDINAMENTO VITTIME PEDOFILIA.
Ed a proposito di lavori in corso, stiamo approfittando di questi giorni per programmare i prossimi mesi lavorativi. Al primo posto la nuova 2 giorni del coordinamento vittime pedofilia.
Per chi volesse aderire, questa la pagina del gruppo:
http://www.associazioneprometeo.org/pilot.php?cl=2&im=3&ip=0
Per gli indecisi, abbiamo chiesto ad una mamma di raccontare come è stata la sua prima volta:

a) quanto è stato difficile (se lo è stato) decidere di venire al coordinamento?

Decidere di venire al gruppo è stato molto difficile, per mesi si presentava sempre qualcosa di più importante: un’influenza dei bimbi, un mio malessere, un battesimo… col senno di poi ho capito che erano cose risolvibili, che sarei potuta venire ugualmente, e anche se avevo mille soluzioni a portata di mano per riuscire a venire, ce la mettevo tutta per non vederle.
Venire lì significava dover vedere in faccia il dolore, quello mio in primis, ma anche quello degli altri. E per guardare in faccia il dolore ci vuole tanto coraggio. Perché il dolore fa male, tanto male… lo senti come una lama che ti taglia il petto in due.
Poi un bel giorno ho sentito che era arrivato il momento, che non potevo più aspettare. Mio marito era già venuto da solo una volta ed era tornato a casa sereno, che invidia mi faceva guardarlo! Si è presentata l’occasione della 2 giorni e siamo partiti, ma continuavo a dire a mio marito che NO, non avrei parlato, non avrei MAI raccontato la mia storia agli altri, che andavo solo per ascoltare. Poi mi sono ritrovata lì in mezzo a tante persone sconosciute, ma che avevano qualcosa in comune con me… lo stesso sguardo carico di dolore e tristezza. E’ stato tutto naturale: parlare, raccontarmi, confidarmi, ascoltare gli altri e piangere tutte le lacrime che avevo in corpo, buttare fuori tutto quello che tenevo dentro da mesi e mesi. E lì è cominciata la mia rinascita, la NOSTRA rinascita. E ho iniziato a contare i giorni che mi separavano dal successivo incontro.

b) come ne siete usciti?

Non credo di esserne ancora uscita del tutto, ma penso di aver fatto in quest’ultimo mese un lavoro bestiale su me stessa. Dalla 2 giorni in poi mi sono sentita cambiata. Vedere mio marito piangere di fronte a tanta gente, confidare a tutti quanto gli ero mancata mi ha fatto aprire gli occhi all’improvviso, come se per tutti quei mesi avessi dormito e non mi fossi accorta che attorno a me c’era ancora la mia splendida famiglia. Nonostante quello che ci era successo eravamo ancora tutti lì, uniti, forti, e ci amavamo alla follia. E io cosa avevo fatto tutti quei mesi? Avevo lasciato passare i giorni concentrandomi solo sul bastardo, sul male che ci aveva fatto, e non mi ero accorta che la vita andava avanti, che continuava a scorrere senza avvertirmi. Il treno passava e io lo stavo perdendo, concentrata com’ero sul mio dolore e sui miei sensi di colpa. Mi arrabbiavo con mio marito e non mi accorgevo che il suo dolore era identico al mio, ma se lo avessimo condiviso il peso sarebbe stato diviso a metà. E così abbiamo fatto.
Al coordinamento poi ho conosciuto tante anime speciali… c’è stato chi ci ha ringraziato per aver creduto a nostra figlia, perchè al suo tempo nessuno ha creduto a lui, c’è stato chi mi ha detto “avrei voluto ci fossi tu al posto di mia madre”, chi mi ha semplicemente abbracciato e quel abbraccio valeva più di mille parole, chi mentre mio marito piangeva si è alzato di colpo per andarlo a baciare, chi ci ha detto “sentiamoci, stiamoci vicini, vi prego”… tante cose, mille emozioni… impossibile spiegare quanto amore ci siamo portati a casa… e siamo ritornati allo scorso incontro del cooridnamento trepidanti di ricevere ancora quegli abbracci, quei baci, quei sorrisi, di accogliere quelle lacrime e farle nostre, di lasciare lì le nostre di lacrime tanto le avrebbe portate a casa qualcun altro.
Bhè credo che per me, per noi, il gruppo di Prometeo sia stato come 10 anni di psicoterapia di coppia.
La strada forse è ancora lunga, chissà, ma perlomeno adesso è tutta in discesa. E so che c’è una famiglia pronta a sostenerci, qualunque cosa accada. E quando staremo male soffriremo tutti insieme, se ci sarà da ridere insieme lo si farà con più gusto.

p.s. nel caso ve lo siate perso:
http://www.bergamoup.it/BergamoUp/N_20.html

(pag. 68…o giù di lì 😉 ).

Aderite al coordinamento vittime pedofilia!

Domani metterò il resoconto della nostra ultima splendida due giorni. Splendida perché ha letteralmente riportato sulla strada della vita tantissime anime grandi.
Qua riporto alcuni articoli inerenti gli incontri precedenti e segnalo a chiunque volesse aderire di contattarci (perché a breve si replica):

http://www.associazioneprometeo.org/pilot.php?cl=2&ip=3&iv=3&im=386

COSTRUIAMO IL BENE! Un nuovo incontro del coordinamento nazionale vittime pedofilia.

COSTRUIAMO IL BENE!
Un nuovo incontro del coordinamento nazionale vittime pedofilia.

Rientriamo oggi dopo la giornata di sabato con il coordinamento nazionale vittime pedofilia.
Che dire? È stato uno dei momenti forse più intensi di questo percorso che oramai va avanti da due anni. Tanti gli amici nuovi. Tanti quelli che ci raggiungeranno nei prossimi incontri (e soprattutto nella due giorni di giugno!).
Non so se è per le forti emozioni vissute o per cos’altro ma oggi siamo tutti a pezzi. Esausti.
Più forti che mai. Più sicuri che questa e solo questa sia la (giusta) strada da percorrere, ma esausti!
Pertanto vi riassumerò la giornata, stavolta, sono con delle fotografie. Dei piccoli flash, uniti a delle frasi, appuntate sul nostro bloc-notes, mentre un’anima dopo l’altra ci faceva entrare nel proprio cuore. Con una forza immensa. Quella delle parole. Che diventano elaborazione di un profondo dolore. Che permettono alla vita di germogliare, sbocciando con i suoi colori più belli.
L’ho già detto vero che siamo onorati di stare seduti al vostro tavolo?

L’immagine:
fine incontro. Sono le18,30 circa. Stiamo qua seduti oramai da più di 9 ore.
Felicemente stanchi.
Il dolore è apparso, con tutta la sua arroganza e poi via via è scemato, coda tra le gambe, del tutto simile ai codardi che l’hanno generato.
”Giulia” è ancora qua. Mano nella mano col suo Principe Azzurro. Di quelli veri. Senza cavalli né orpelli, ma con un cuore grande così!
Ho aperto l’incontro con lei. Lo chiudo con lei.
La incontrai la prima volta un po’ di anni fa. Ero nella sua città per tenere un corso congiunto per la Polizia e l’arma dei Carabinieri e lei accompagnata da un’amica della casa famiglia che la ospitava mi raggiunse per conoscermi.
Le dedicai il tempo della pausa pranzo. Cercando di scrutarle gli occhi dietro il maglione di lana (era giugno!) che si teneva ben incollata addosso, affogandoci dentro la testa fin sopra i capelli…Con quelle maniche lunghe lunghe che le coprivano le ferite. I lividi. I tagli.
”Quando ti dissi che ce l’avresti fatta, ti saresti immaginata un giorno di essere qua, così?”  le chiedo. “No” dice lei sgranando gli occhi, con un pizzico di pudore, “anzi forse ti presi per pazzo!”.
Invece è accaduto. Oggi lei è qua. Si è sposata. Ed a breve sarà mamma. Non serve aggiungere altro!
Lascio chiudere a lei l’incontro non prima di far svuotare, ad un’altra amica del gruppo, la borsetta.
L’ho vista durante la pausa caffé riempirla, togliendo ad altre ragazze quanto ora le chiedo di mostrare a tutti.
La situazione è forte. So che loro ci rimarranno male. Ma so che poi elaboreranno la cosa nel giusto modo e capiranno l’alto valore simbolico di quel gesto.
La nostra amica apre la borsetta e rovescia a terra un pacchetto di lamette Gillette e due affilati taglierini.
Da oggi nessun braccio verrà toccato da loro e noi tutti, uscendo dalla stanza ci camminiamo sopra, schiacciando il male che portano con sé anzi, rispedendolo nel terreno, fino ai suoi abissi più profondi.
Poiché la vita non si può nutrire di tagli e lame…..

Alcune frasi:

“Chi farà parte della mai vita da oggi dovrà rispettarmi!”

 

“Non siamo vittime, gridalo forte Max, siamo EROI!”

 

“Posso impedirmi di vivere perchè un Giudice non mi ha creduto? Assolutamente no!”

”Ho perdonato il mio aguzzino. Ma non l’ho fatto per lui, che da sempre è libero, l’ho fatto per me. Per-dono…mi sono fatta un dono. Poiché la rabbia, la frustrazione, mi portavano solo altro dolore”.

”Vi lascio un proverbio che riassume il mio percorso: la strada si apre camminando”.

“Non è vero che chi abusa poi soffre. Non provano nulla. Altrimenti non sarebbero arrivati a farci tanto male!”.

 

“Quando a mia madre dissero ma signora ha visto i lividi di sua figlia, rispose non avevo gli occhiali e non ho visto bene”.
“Qua insieme costruiamo il bene!”

 

Per aderire o partecipare ai prossimi incontri:
http://www.associazioneprometeo.org/pilot.php?cl=2&im=3&ip=0

“Nessuno uscirà vivo da qui”

Jim Morrison.

 

“Parla per te Jim”

Massimiliano Frassi

Lasciate libera quella bambina…

Mentre stiamo organizzando un nuovo incontro del coordinamento nazionale vittime pedofilia (aderite!!!! Siamo un esercito!!!!) mi arriva questo messaggio. Che condivido in pieno e faccio leggere anche a voi:

<< sai mi porta dolore sentire delle amiche che non vogliono abbandonare quella bambina che ha sofferto tanto.
Si vogliono distruggere ferendosi come se questo fosse una liberazione,ma la liberazione è e sara’ il fatto di abbandonarla questa bambina, non parliamo della complicita’ delle madri che porta confusione, sono loro che dovevano proteggerci e invece sono diventati carnefici, ora siamo diventate adulte con fatiche immense, il dolore arrivera’ per quanto mi riguarda il dolore arrivera’ ma, s’impara a viverlo e a lasciarlo andare,perchè è così che deve essere.
La mia speranza è che riescano anche loro a lasciarlo andare, il tempo mi dara’ ragione, non si perdona ma neanche si odia, si lascia che loro vivano ed è il regalo piu’ grande che possiamo farci, ciao. >>

Aderite al coordinamento nazionale vittime pedofilia!

Aderite.
Se siete vittime delle pedofilia, contattateci ed aderite al nostro coordinamento nazionale.

Siamo già più di 1500 in tutta Italia.

Qua trovate alcune info. al riguardo:

http://www.associazioneprometeo.org/pilot.php?cl=2&im=3&ip=0

Nella giornata della festa della donna: la vostra voce.

Cosa scrivere oggi? Cosa dire che non si sia già detto?
Che c’è poco da festeggiare? Oppure che forse festeggiare è un modo per onorare chi non onoriamo mai abbastanza, senza cadere nella retorica spicciola che “dovrebbe essere festa ogni giorno e blabla blabla”?
O ancora che a fronte di milioni di donne, nella sola Italia, che subiscono (o hanno subito) violenze fisiche e psicologiche prima che ai festeggiamenti si dovrebbe pensare alla Giustizia?
Non sapendo quindi, quest’anno, letteralmente dove andare a parare mi affido a voi. Alle vostre parole. A quella forza incredibile, l’esempio, per noi tutti.
Tra oggi e domani pubblicheremo quindi delle nuove testimonianze, sia in video che  “a parole”. Parole importanti. Destinate a restare. D entrare nei cuori. Ed a far cambiare le cose.
Uniche, grandi: donne.

Caro Massimiliano, ti ringrazio per l’encomiabile lavoro che svolgi quotidianamente.
Forse più che confidarmi con te, provo “terapeuticamente” a “razionalizzare” con la scrittura, la colpa, la confusione e la stanchezza esistenziale che si accompagnano come una perversa equazione matematica, all’abuso. Ho aggiunto un rigo alla volta ogni giorno per le difficoltà che esporsi comporta. Confido nel mantenimento dell’anonimato e spero di potermi aggiungere e assistere alla riunione del coordinamento.
Un abbraccio
“Carla”

Ho serrato le palpebre, rivolta verso la cancellata. Ho serrato i pugni e ho cercato di concentrarmi il più possibile su un desiderio nuovo, appena avvertito. Quando ho aperto gli occhi, la scuola era ancora lì, intatta con le sue pareti intonacate e gli stencil di fate e fiori. Non era esplosa.
Sembro piuttosto grande adesso, mi appresto ad una gratificante carriera giuridica,
pare che io sia intelligente e stimata da tutti. Solo le amiche più intime sanno che dormo con un peluche giallo e che vado in bagno con il telefono per contattare qualcuno nel caso dovessi aver bisogno d’aiuto. Solo loro sanno che l’iperattività è un feticcio che mi impedisce di cedere alla tentazione del vuoto e che la stanchezza sul viso non è quella di un giorno finito, ma porta con sè la memoria delle urla compresse, della paura inespressa, dell’attesa ansiosa e snervante. Solo loro sanno che il mio esasperante senso dell’umorismo non serve ad affrontare con leggiadria il presente, ma a difendere con tenacia la mia quotidianità dalla pesantezza del passato. 

I larghi portoni delle elementari sono gli stessi di allora, gli alberi, il vociare, le aule, i corridoi tutto è rimasto uguale. Anche i bagni. Bianchi, mattonellati con qualche scritta abbozzata da bambini impertinenti di quarta e quinta, probabilmente non le stesse che guardavo con assiduità quando il bidello del piano metteva le mani sotto il grembiule bianco e la gonna, promettendomi grandi tesori e affetto. A sei anni i bambini reclamano attenzione, vicinanza e qualche volta non sanno resistere alle lusinghe di una merendina al cioccolato o alle figurine dei calciatori. Almeno per me è così che era iniziato tutto.
Non sapevo ancora sbottonarmi i jeans e quando proprio non ne potei più, uscii dalla classe e corsi al bagno. Mi fermai sulla soglia chiedendo all’inserviente di aiutarmi e lui mi sbottonò i pantaloni e mi accompagnò fino e dentro. Quando tornai in classe, non avrei saputo dire cosa fosse successo, non avevo idea di cosa avessi visto e fatto. Mi sedetti semplicemente come se nulla fosse accaduto.

OGGI:
Ho letto centinaia di libri, alcuni li cito, li conosco per nome, sento il loro richiamo quando mi aggiro tra gli scaffali e non ho bisogno di leggere la quarta di copertina per sapere che è quello giusto, il più affine, il più necessario. Ho saputo che esisteva il coraggio con i cavalieri di Re Artù, l’amore con gli stilnovisti, gli albori di una solitudine femminile con Gaspara Stampa, la meschinità e l’onore con gli dei dell’Olimpo e le saghe omeriche, l’orgoglio con Julien de Il Rosso e il Nero, l’assurdità di una vita ciclica nelle sue differenze minute con Joseph Heller, Beckett e Ionesco. Ho perso un padre quando è morto Albus Silente e ho provato il primo moto di eccitazione sessuale con Moravia e Henry Miller; non c’è riflessione di Thomas Buddenbrook che non abbia risuonato nel mio cuore, nè mistificazione di Malerba che non abbia apprezzato. Ho singhiozzato con Gozzano, pianto con Montale sommessamente, ho provato rabbia per il povero Campana e disprezzo per la debolezza di Emma e di Moreau di Flaubert. Ho fatto colazione annoiandomi con gli eroi di Tolstoj, e mi sono risarcita con il grandeur epico di demoni e santi del sadico Dostoevskij, con i semplici uomini di Turgenev. 

L’abuso ha portato con sè questo: una conoscenza solo mediata delle emozioni umane, troppo confuse, contorte, disperate, abnormi per essere guardate più da vicino. Conosco pezzi di ogni scienza e mi è sufficiente sfiorare uno sguardo per coglierne ogni felicità e turbamento. Degli altri.
So anche cosa prova un trasportatore di pianoforte davanti a “quel milione di scale” che ho salito senza dare il braccio a nessuno. Con la terapia sto scoprendo che ci si può affidare senza dipendere e amare senza aspettare passivamente che i desideri degli altri ci travolgano, passionali, incuranti, superficiali. Le sedute mi stanno restituendo mamma e papà, due persone sulle quali avevo incolpevolmente proiettato la paura di essere toccata, abbandonata, oggettivizzata insomma.

IERI:
Non sono stata picchiata, percossa, ferita, nè uccisa e l’empiria dei sensi mi aiuta, sono qui a scrivere per cui devo essere viva. Ho guardato il mondo attraverso una vetrina, alitandoci sopra e ripulendola col gomito per paura che qualche avventore casuale potesse scorgermi all’improvviso e farmi girare di spalle per poi tentare di penetrarmi e alla fine, riuscirci con le mani, sento ancora un dolore intenso che mi trapassa da un orecchio all’altro quando ripercorro ogni singolo momento di incoscienza autoimposta.
Funzionava pressappoco così, se non dicevo niente e mi comportavo bene vincevo delle figurine che all’epoca costituivano, tra i banchi, la misura del tuo potere sugli altri, il paradigma dell’intoccabilità (ironico, in qualche modo). Era facile sapere se tutto filava come doveva, era sufficiente badare all’intensità dei versi. Il respiro si faceva più affannoso, veloce, il petto si alzava e si abbassava e poi non vedevo più niente perchè gli occhi bruciavano. Poi venivano l’acqua e il sapone e potevo andare.
E la confusione era totale, il proscenio dell’atrocità muoveva dalle figurine ai momenti gentili, in cui tutto finiva e lui mi lavava la faccia e le mani. Come si prova rabbia nei confronti di chi ti riempie di attenzioni e che tra l’una e l’altra fa qualcosa che è del tutto priva di significato?

Non ho mai pensato di andare verso la porta, nè di gridare. L’autismo era completo ed ero sola molto sola, poichè gli altri (compagni e maestre) mi schernivano di continuo a causa della postura compromessa, a gambe allargate. Niente urla, niente panico, silenzio.

Ho sempre la televisione accesa oggi se sono sola, il silenzio mi è intollerabile.
Dopo le prime volte, sono stata io stessa ad aspettarlo in un circolo vizioso per cui, quanto più le violenze si accumulavano, tanto più ero isolata da un mondo che mi derideva con una faccia mostruosa e distorta e tanto più aspettavo quell’unico contatto fatto di frasi gentili e di “sei stata brava, proprio brava”. Finchè si è stancato, o qualcuno ha visto e, nella più totale quiete, un bel mattino mi ha solo detto in un sussurro “non farti vedere così vicino a me”, agitando la mano sprezzante. Disperazione, abbandono e tutto quello che ne segue.
Non andare bene neanche per un pedofilo è roba grossa per una emotività così piccola e poco curata. La classica bomba a orologeria che in ogni libro preconizzava una spirale autodistruttiva fatta di condotta antisociale, dipendenza dall’alcool e dalla pornografia.
I miei genitori per quanto – immagino – siano stati “adorabili” rappresentavano solo la proiezione di quello che accadeva a scuola, quindi non volevo contatti, non avevo idea di se mi volessero bene, nè di quello che l’espressione in sè volesse dire. Ma spiavo sempre papà quando era sotto la doccia per sapere quando dovermi “difendere”.
E avevo, ho paura degli abbracci perchè potevano e possono mettermi in un potenziale pericolo.   

DOMANI:     

Sto lavorando da molto su tutto questo, aspettando con fatica che la rabbia arrivi e, i passi in avanti e indietro sono continui, sempre altalenanti tra l’amore e il dolore per chi ti investe di un senso profondo di morte, ti porta via alle persone che ami rendendoti evanescente, trasparente, animato dal solo desiderio dell’invisibilità.
Ho deciso però che non sarà un trauma ancora non superato e forse insuperabile a decidere per me, ma che io e “lui” decideremo insieme. Farò il pubblico ministero e non consentirò che succeda più, anche se qualcuno dovesse – a ragione – pensare che vorrei arrestare dieci, cento, mille volte, lo stesso uomo.

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