Articoli marcati con tag ‘don marco mangiacasale’

Il prete è pedofilo. Il Papa lo scomunica. La Curia lo difende.

Di Don Casale ridotto allo stato laicale dal Santo Padre, prima ancora della sentenza della cassazione, abbiamo già parlato. Ospitando il grido accorato delle vittime che nessuno ascoltava (ascolta?) e poi i vari articoli inerenti il caso. Dopo la scomunica purtroppo sono prevalsi i messaggi di solidarietà verso il pedofilo. Anche da parte dei vertici della chiesa medesima, che ha così manifestatamente dimostrato di non accettare le disposizioni di un papa che sta davvero lavorando per togliere quel marcio che ha allontanato pe ranni al gente dalle chiese, ma soprattutto da Dio…. Di complici così, ottusi e conniventi purtroppo è ancora pieno il mondo e il lavoro di pulizia è tanto..tantissimo…poi però fortunatamente si leggono anche lettere così. E capisci che le cose stanno cambiando. Lentamente, perché ci vuole Fede, Amore e Coraggio, ma stanno cambiando…
catechista pedofilo

Ho letto… ma mi sarebbe piaciuto leggere…
Autore: Don Roberto
Ho letto e riletto con molta attenzione il commento di mons. Angelo Riva, Vicario episcopale per la cultura, alla notizia della dimissione dallo stato clericale comminata dal Papa a Marco Mangiacasale. Ho letto quanto scritto e ho apprezzato molto l’invito alla misericordia verso il peccatore e la certezza che “tutti coloro che in vario modo hanno patito scandalo e ferita da questa dolorosa vicenda – a cominciare dalle vittime e dalle loro famiglie, così duramente colpite nei loro affetti più intimi – possono riprendere, faticosamente, ma con speranza, il cammino che ci porta ad essere più umani”. Ho letto la solenne affermazione “la Chiesa di Como sa di volergli (a Marco Mangiacasale ndr) bene, e di dovergli porgere, dopo l’aceto aspro della giustizia, il balsamo della misericordia”. Ma mi sarebbe piaciuto leggere anche che la Chiesa di Como sa di voler bene alle ragazze abusate da Marco Mangiacasale, le guarda con la tenerezza e il dolore di una mamma colpita nei suoi affetti più cari, nei suoi tesori più preziosi, si preoccupa con sollecitudine di loro, si china con trepidazione sulle loro ferite, fa suo il loro dolore. Mi sarebbe piaciuto leggere che la Chiesa di Como sa di voler bene alle famiglie di queste ragazze, famiglie che non sono entità astratte, ma sono persone, mamme, papà, fratelli e sorelle, nonni; persone che hanno sofferto e che continuano a soffrire, anche fisicamente, che si portano dentro un dolore non capito, sottovalutato, a volte (e mi duole dirlo) sbeffeggiato e ridicolizzato. Comunque sempre sminuito. Famiglie che hanno avuto la “colpa” di aver creduto nel prete, nell’amico a cui affidare le proprie figlie, a cui aprire le porte della propria casa e del proprio cuore. Avrei voluto leggere che la Chiesa di Como sa di voler bene alla Parrocchia di San Giuliano, che non è un’entità astratta, ma sono persone, bambini, giovani, adulti, anziani, che hanno sofferto e che soffrono tanto, che combattono per mantenere salda la propria fede, così duramente messa alla prova, che non hanno mai avuto il conforto di una parola, di una vicinanza concreta; una Parrocchia che, dalle parole di certi monsignori, è stata e viene ancora scossa e scandalizzata, perché, grazie a Dio, è una Parrocchia che rimane capace di scandalizzarsi e sa chiamare il male con il suo nome, senza strani giri di parole e frasi sibilline, dando alle persone il peso e la statura morale che hanno, al di là del ruolo ecclesiale che ricoprono. Avrei voluto leggere… ma non ho potuto, perché tutto questo non c’era, nel commento di mons. Riva apparso sul sito ufficiale della Diocesi di Como. Il pensiero (cattivo, lo ammetto) che mi è venuto è che tutto questo non c’è nel commento perché non c’è nel cuore. Mi permetto, alla fine, qualche considerazione. Innanzitutto sull’identità della ”Chiesa di Como”. Non so a quale parte della Chiesa di Como si riferisca mons. Riva, forse a quella che frequenta lui, quella dei passi felpati nei sacri palazzi, passi prudenti per non disturbare il potente di turno; forse a quella di coloro (preti, religiosi/e, laici) che pensano che bisogna coprire, nascondere, tacere, che ritengono che lo scandalo non sono gli abusi sessuali di un sacerdote su cinque ragazzine ma l’averli portati alla luce, quella di quegli appartenenti al clero (e mi vergogno per loro) che sostengono che “in fondo, che cosa ha fatto? Ha dato una “paspatina” a qualche ragazza” oppure che ”l’hanno condannato per due messaggini”; forse a quella dei deliranti messaggi di sostegno al reo ormai confesso sul suo profilo Facebook (a proposito: don Ferdinando Di Noto, fondatore di METER, ha informato i genitori delle ragazze abusate che il suddetto profilo è ancora presente e contiene molte foto di ragazzi/e di San Giuliano. E’ mai possibile?); forse a quella dei comunicati stampa pieni di belle parole che nascondono l’assenza di gesti e, forse, persino di sentimenti. Assicuro a mons. Riva che c’è anche un’altra Chiesa di Como. Non sta nelle alte sfere, prega e soffre per Marco Mangiacasale, sa benissimo che un prete (come chiunque altro) fa del bene e fa del male, ma sa chiamare le cose con il suo nome. C’è una Chiesa di Como che si mette in riverente ascolto del Papa, che non lo giudica uno sprovveduto e che comincia a pensare che se ha preso un provvedimento così drastico, in un tempo così breve, con una certa procedura pur avendone a disposizione altre, qualche motivo deve averlo avuto e non sta solo nella gravità dei reati commessi. Questa Chiesa di Como è fatta di persone normali, di mamme, papà e nonni che hanno a cuore i loro figli, i loro nipoti, i loro preti e le loro Parrocchie, persone che hanno un sentire antico e sapiente, che rifugge inorridito davanti alle arzigogolate acrobazie dialettiche dei teologi moralisti ed è ben capace di distinguere il bene dal male, senza bisogno di dotte lezioni, persone che hanno a cuore la Chiesa! C’è una Chiesa di Como che non fa comunicati stampa, ma sa essere vicina e solidale concretamente, con un sorriso, un abbraccio, una telefonata e che riesce ad essere piena di amorevole tenerezza non solo verso i peccatori, ma anche verso le loro vittime. C’è una Chiesa di Como che non ha paura della verità: è fatta di preti e di suore e di frati e di laici, di uomini e di donne che la vorrebbero vedere, questa Chiesa, bella e con qualche ruga in meno. Anche questa, caro mons. Riva, è Chiesa di Como. Aggiungo, da povero prete “badilante”, un consiglio. Quando la propria presenza crea disagio e imbarazzo la persona intelligente si tira da parte. Le dimissioni le può dare anche un Vicario Episcopale, tanto più se occupa quel posto da oltre dieci anni. Auguro a tutta la Chiesa di Como tempi migliori! P.S. In questi due anni sono stato in silenzio, contando di fare le mie considerazioni solo dopo la sentenza della Cassazione. Adesso, però, tacere mi sarebbe sembrato vile, poco caritatevole e contrario al Vangelo. Quanto ho scritto lo dovevo alle cinque ragazze, alle loro famiglie, alla Comunità di San Giuliano, che il Signore mi ha affidato. Lo dovevo a tutti gli adolescenti e le adolescenti che si affacciano alla vita, con tutte le loro paure e le loro fragilità e hanno diritto di trovare adulti attenti, rispettosi, amorevoli e forti e non sfruttatori e manipolatori. Lo dovevo a tutti quei davvero bravi preti che sgobbano e sudano nelle nostre Parrocchie per annunciare con limpidezza e coerenza il Vangelo e si ritrovano infangati dalle nefandezze di pochi. Lo dovevo alla mia coscienza: un ulteriore silenzio sarebbe diventato complicità. Lo dovevo, forse, a tutta la Chiesa di Como. Link: http://www.parrocchiasangiulianocomo.it/2014/02/15/ho-letto-ma-mi-sarebbe-piaciuto-leggere/

Prete pedofilo di Como ridotto allo stato laicale da Papa Francesco

don marco mangiacasale

La notizia la sapevamo già da parecchi giorni ma (inspiegabilmente) ci era stato chiesto di non diffonderla. Oggi però che ne dà notizia pure la Repubblica, la evidenziamo anche noi.
Don Marco Mangiacasale, già parroco di Como condannato nei primi due gradi del processo penale a 3 anni, 5 mesi e 20 giorni di carcere per abusi sessuali su 4 ragazze minorenni è stato ridotto allo stato laicale dal Vaticano. È il primo caso nel nostro paese sotto il pontificato di Francesco.
Da oggi quindi non più Don, bensì sig. Mangiacasale. Poiché chiunque offenda un bambino non sporca non solo lui, ma anche la veste che indegnamente ha indossato ed il ruolo che ha ricoperto.

Il caso del prete pedofilo di Como ed il silenzio delle istituzioni. L’appello delle vittime a Prometeo.

don marco mangiacasale prete pedofilo

“Il prete pedofilo di cui ci siamo fidati”….e la solita omertà
Riceviamo e pubblichiamo la lettera aperta di un gruppo di genitori.
Ci impegniamo da oggi a seguire questo caso e tenervi aggiornati su ogni eventuale novità. Ma prima della lettera una breve cronistoria del caso, riportando un articolo de Il Giorno:
Como, 29 maggio 2013 – I giudici della Corte d’Appello hanno confermato sentenza di colpevolezza e quantificazione della condanna. Con solo una leggera ridefinizione di uno dei capi di imputazione. Don Marco Mangiacasale, sacerdote di 49 anni ed ex economo della Diocesi di Como, è stato condannato anche in secondo grado a 3 anni e 5 mesi e 20 giorni di condanna, dieci giorni in meno dei 3 anni e 6 mesi di primo grado, in considerazione della ridefinizione di una delle accuse riguardanti una delle ragazze, che nel frattempo aveva compiuto i 16 anni di età. Le imputazioni infatti, riguardavano una serie di episodi di violenza sessuale, avvenuti a partire dal 2008. Adolescenti avvicinate in un contesto circoscritto e confidenziale, quando avevano tra i dodici e i tredici anni, e quasi sempre frequentate per almeno tre o quattro anni, quasi tutte gravitanti attorno al contesto della parrocchia di San Giuliano di Como, dove Mangiacasale era stato parroco prima di essere trasferito al ruolo di economo, e per le quali costituiva un punto di riferimento. Nelle imputazioni, comparivano i nomi di cinque ragazzine. A scatenare le indagini su di lui, e l’arresto avvenuto il 7 marzo dello scorso anno, era stata la denuncia di una di queste ragazzine, che si era confidata ai genitori. Da qui erano partiti gli accertamenti che avevano portato a configurare le accuse legate a cinque minorenni.
In particolare, l’abuso sessuale contestato dal sostituto procuratore di Como Simona De Salvo, si configurava esattamente nel ruolo che lui ricopriva rispetto alle giovanissime frequentatrici della sua ex parrocchia, e quindi nell’aver approfittato del suo ruolo nel momento in cui ha portato a termine le condotte di cui è stato accusato. Dopo un periodo di alcune settimane trascorso in carcere al Bassone, a don Mangiacasale erano stati concessi gli arresti domiciliari in una struttura religiosa in Piemonte, dove si trova tuttora. Va da sé che i legali del sacerdote, ricorreranno ulteriormente in Cassazione, cercando così di allungare il più possibile i tempi di custodia cautelare che consentono all’imputato di consumare un periodo più lungo possibile agli arresti domiciliari, e scongiurando la possibilità di un nuovo ingresso in carcere in seguito alla pronuncia della sentenza definitiva. Infatti, per reati di questo genere, non è previsto l’affidamento in prova, e qualsiasi residuo di pena da scontare quando la condanna sarà definitiva, scorporata da quanto già scontato, lo porterebbe verso il periodo obbligatorio di osservazione della personalità, che avviene obbligatoriamente in carcere. Sollecitata circa il procedimento canonico, la Diocesi ricorda che, come da prassi, tale procedimento è già stato avviato «nei modi, nei tempi e nei termini previsti». Ricorda inoltre che «per la sua prosecuzione è comunque necessario attendere che il procedimento penale in atto esaurisca tutti i gradi di giudizio».
don marco mangiacasale
Questa la lettera che abbiamo ricevuto:
<< Ecco un pezzo della nostra storia: siamo nel 2003: nella nostra parrocchia arriva un nuovo parroco, persona attiva, entusiasta che “affascina” soprattutto i ragazzi e i giovani. Noi siamo una famiglia che crede fortemente nella realtà dell' oratorio e della parrocchia e per questo ci avviciniamo volentieri a San Giuliano anche perchè desiderosi di entrare a far parte di un gruppo famiglia. Arriviamo a giugno 2008: la nostra figlia maggiore ha appena compiuto 13 anni e si sta preparando ad affrontare l'esame di Terza Media. Da un po' di tempo, però, la vediamo un po' strana, distratta, triste e poi felice.....Forse periodo tipico dell'età, ma quello che un po' ci preoccupa è che pensiamo che si sia “infatuata”, “innamorata” del nuovo parroco. Insieme decidiamo che io , mamma , parlerò di questa cosa direttamente con lui, don Marco Mangiacasale anche perchè nostra figlia è poco più che una bambina e lui è un uomo maturo di 45 anni ; sicuramente potrà capire e ci potrà aiutare. Gli dico quello che penso e anche lui mi risponde di aver avuto un' impressione simile, ma che è tipico dell' adolescenza e del carattere egocentrico di nostra figlia. Ma, vista la mia preoccupazione, mi tranquillizza, mi rassicura dicendomi testualmente che ”ci avrebbe pensato lui”. Poi più nulla. Nostra figlia supera l'esame e si iscrive alla scuole asuperiore. La scuola è difficile, impegnativa e “Simonetta” (nome fittizio messo da me! M.F.) trascorre il suo tempo sui libri a studiare. Unico sfogo l'oratorio, gli amici della parrocchia e il catechismo. Ma a don Marco non pensa più(o meglio cosi' fa credere a noi genitori). Inoltre alla fine del 2009 don Marco viene nominato economo della diocesi e da noi arriva don Roberto. Tuttavia don Marco, non avendo una casa dove stare, viene invitato da don Roberto, che chiede il permesso al Vescovo, a rimanere ad abitare nella casa di San Giuliano, in oratorio. Il Vescovo concede il permesso , così don Marco può continuare ad occuparsi degli adolescenti a San Giuliano. L'anno successivo don Marco viene incaricato di seguire la pastorale giovanile a Lomazzo, paese limitrofo a Como, dove aveva svolto fino al 2003 il ministero di vicario. Arriviamo al 24 di febbraio 2012: “Simonetta” confessa al nuovo parroco (prima in confessione e poi fuori) quello che lei ritiene il “suo” peccato: dall'età di 13 anni tiene nascosto e sopporta da don Marco carezze sempre più insistenti che si spingono fino a far provare il piacere a “Simonetta” e a far si che anche “Simonetta” gli procuri piacere, sms spinti, fotografie delle parti intime, richieste morbose, celate da rassicurazioni, velate minacce rinchiuse dentro la parola “segreto” diventata una fortezza. L' insistenza aveva un' unico obiettivo chiaro: “ catechizzare” con la forza del proprio ruolo di potere, una ragazzina per convincerla ad avere rapporti sessuali completi e soddisfare le proprie perversioni senza scrupoli. Queste cose avevano avuto inizio nell'autunno 2008, nel dopo-catechismo, in casa di don Marco insieme agli altri amici dell'oratorio e continuavano anche durante i campi estivi. Ogni anno don Marco organizzava i campi estivi in una località piuttosto lontana da Como, in Piemonte a Sant'Anna di Vinadio in provincia di Cuneo. Più volte noi genitori dei ragazzi abbiamo chiesto a don Marco perchè non scegliesse posti più vicini e più comodi da raggiungere , ma lui rispondeva che quel posto era migliore di tutti. (Noi abbiamo fiducia che l'esperienza dei campi parrocchiali farà crescere i nostri figli e li farà maturare anche nella fede.....). Ma quando don Roberto ci chiama e insieme a “Simonetta” ci raccontano la verità di quegli anni, noi non riusciamo a credere che quel don Marco sia lo stesso che ha frequentato spesso casa nostra, che ha gioito per noi e con noi in tanti bei momenti familiari.... Il tempo di renderci conto che tutto questo non è un incubo ma pura realtà, e, grazie all'aiuto di don Roberto, ci rivolgiamo all'autorità giudiziaria anche perchè, nel frattempo, incontriamo altri 2 genitori la cui figlia era stata molestata da don Marco nell'estate del 2008 e che si erano già rivolti al Vescovo nell' autunno di quell'anno, denunciando verbalmente l'episodio e chiedendo al Vescovo di prendere dei provvedimenti. In pochi giorni don Marco finisce in carcere dove, oltre ad ammettere che è tutto vero, fa il nome di altre 4 ragazzine. Adesso, a più di un anno di tempo da ciò che è successo, la nostra sofferenza è ancora tanta, ma , soprattutto, quello che ci fa più male, è l'atteggiamento del nostro Vescovo, dal quale non abbiamo mai avuto un conforto diretto, neanche una telefonata, solo freddi comunicati stampa e parole vuote di vicinanza ufficiale. Anzi ha confuso le vittime con il carnefice , sono le ragazzine ad essere state violate e tradite nella loro apertura all' amicizia accogliente verso il prete, verso il “padre” e “l' educatore”. E' la loro dignità di donne e di figlie di Dio ad essere stata calpestata e infangata, è la loro innocenza che è stata rubata e violata. Lui , che oggi continua a nascondere l' evidenza dei fatti, a sminuire ciò che è successo, a dire che non è stato nulla di così grave, a far sentire in colpa noi genitori, nella speranza che tutto venga presto dimenticato. Ci sembra che noi di colpe proprio non ne abbiamo se non quella di esserci fidati di un suo uomo e da lui essere stati traditi. Ma noi non possiamo dimenticare e non riusciremo mai a dimenticare. Tutto questo non è giusto e noi vogliamo dire la nostra verità , quella vera, lo dobbiamo a “Simonetta” e agli altri nostri figli. Lo dobbiamo alla comunità, a tutta la Chiesa che non è nostra ,è di Dio che ce l' ha affidata perchè la custodissimo. Non dobbiamo fare come si è sempre fatto, dobbiamo cambiare le cose e dobbiamo “salvare” la Chiesa. Un Vescovo non può continuare a farci ancora tanto male. Dice il Papa che il Vescovo deve difendere il suo gregge dai lupi, deve custodire, edificare e difendere il suo popolo. Come può un Vescovo essere così distante, come può predicare le parole di Gesù, come può “infangare” una cosa cosi' grave e, in più, accusarci di colpe che, sinceramente, non pensiamo di meritare, come accaduto durante un'intervista trasmessa in una televisione locale e mandata in onda il giorno di Natale. Durante questa intervista il Vescovo ammette di essere stato avvisato delle “strane” inclinazioni di don Marco ma in merito ad un solo episodio, una “prima limitatissima segnalazione”. Poi aggiunge :” Ho convocato dopo la segnalazione don Marco e gli ho contestato quanto mi era stato riferito, e lui mi ha fornito le giustificazioni sufficienti”. Ma come possono esserci giustificazioni a questo ? Sempre durante la stessa intervista il Vescovo se la prende con la stampa:” il Vescovo sapeva, hanno scritto i giornali. Ma è seccante. Potrei dire a questi genitori: vi eravate accorti di altri episodi, come mai non siete venuti da me? E ci avete messo tre anni? “ Ci sembra che questo non lo meritiamo proprio! Noi non possiamo permettere che queste cose continuino a succedere e continueremo a far sentire la nostra voce perchè non vogliamo assolutamente che succeda mai più quello che è successo a San Giuliano. Vorremmo conoscere a che punto è arrivato lo svolgimento del processo canonico, se è vero che bisogna attendere la fine del processo civile ( che ha già espresso i primi due gradi, con la condanna a 3 anni 5 mesi e 20 giorni) . Con questo scritto noi genitori di “Simonetta” chiediamo di essere ascoltati e chiediamo che vengano presi provvedimenti seri nei confronti di un prete che ha infangato per anni il proprio abito e il volto della Chiesa stessa , rendendo 5 ragazzine oggetto delle proprie turpi pulsioni. E' troppo? E' troppo aspettarsi un po' di umanità da parte di chi ricopre la più alta responsabilità nella nostra Diocesi? Era troppo aspettarsi meno superficialità in occasione della prima denuncia? E' troppo restare sorpresi dal fatto che, pur avendo già ricevuto una denuncia, il Vescovo conceda il permesso di far risiedere don Marco ancora a san Giuliano continuando ad occuparsi degli adolescenti ? E ancora di più nominarlo responsabile della pastorale giovanile della Parrocchia di Lomazzo! E' troppo attendersi dagli uomini di Chiesa un' ammissione di responsabilità e una parola di scusa? Se tutto questo e' troppo allora siamo in una brutta Chiesa. Attendiamo fiduciosi una Vostra risposta e alleghiamo la nostra “lettera aperta” pubblicata dal Corriere di Como dopo l' intervista del nostro Vescovo: <>

Il fumo di Satana. Ancora casi di pedofilia con sacerdoti

Il fumo di Satana. Ancora casi di pedofilia con sacerdoti.
Il primo si chiama Andrea Agostani ed è stato condannato, anche in secondo grado, dalla Procura di Ferrara, a 4 anni e due mesi (in primo grado la condanna era stata di poco più di sei anni), per abusi su una decina di bambine di un’età tra i  tre ed i sei anni, che gli erano affidate in qualità di responsabile della struttura che vedeva annessa una scuola materna.
Leggiamo sulla stampa che “rispetto al primo grado il “don” incassa l’assoluzione per il capo di imputazione che riguardava le molestie – sempre a sfondo sessuale – nei confronti di due educatrici della struttura. La corte d’appello ne ha rilevato la tardività della querela. (sic).
La Diocesi di Bologna nella giornata di ieri tramite il proprio ufficio stampa ha  preso le distanze dal soggetto, sottolineando che oramai è stato ridotto allo stato laicale. E che oggi si è ritirato a vita privata.
Chissà se questa motivazione servirà a chi ancora lo difende, insultando i bambini e chi li ha difesi.
Dal ferrarese a Como dove l’economo della Diocesi, don Marco Mangiacasale è stato arrestato con l’accusa di aver abusato per anni di una minorenne che frequenta l’oratorio di San Giuliano. La violenza sessuale sarebbe proseguita fino a due settimane fa, quando la ragazzina ha trovato la forza di confidarsi con il nuovo parroco, che (segno forse che i tempi stanno davvero cambiando) non solo non ha insabbiato ma si è rivolto ai genitori della bambina che hanno sporto denuncia all’autorità giudiziaria.
Anche qua segno che, forse, i tempi stanno cambiando colpisce l’immediato intervento della Diocesi. Queste le parole del Vescovo di Como Mons. Diego Coletti:
“in attesa che venga avviato il procedimento giudiziario il Vescovo di Como ritiene di dover esprimere le seguenti considerazioni”. Primo “il sacerdote don Marco Mangiacasale viene sollevato da ogni incarico diocesano”; secondo, “seguendo la prassi canonica richiesta dal Codice di Diritto Canonico (can. 1717-1731) e dai recenti interventi della Santa Sede in materia verrà avviato il procedimento giudiziario ecclesiastico nei confronti del sacerdote don Marco Mangiacasale”; terzo, “è desiderio del Vescovo di Como seguire con paterna sollecitudine tutti i fattori rilevanti della complessa vicenda, nel rispetto dovuto al lavoro svolto dalla Magistratura inquirente e giudicante, e con la doverosa attenzione per tutte le persone implicate nei fatti incriminati, a cominciare da coloro che hanno promosso la causa sporgendo accusa”.
E da Como alla Colombia il passo non è poi così lungo. Certo lì le pene sono quelle adeguate a questi crimini, e non quelle ridicole del nostro sistema (4 anni per 10 bimbe abusati!).
33 anni di prigione (sicuramente non con cella singola e tv color) è la pena per don Mazo William, 59enne condannato per abusi nella sacrestia della Chiesa dove operava, a danno di 4 minori che facevano parte del coro della Chiesa medesima.
Il prete aveva poi offerto soldi e regali ai bambini e alle loro famiglie affinché non lo denunciassero.
Quando si dice il Fumo di Satana…..

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