Articoli marcati con tag ‘don matteo diletti’

Il funerale del prete pedofilo e il non rispetto per le vittime.

“La sua testimonianza di fede nessuno può cancellarla.”
L’ultimo oltraggio alle vittime della pedofilia.

Premessa. Quando apro le mie conferenze, specifico sempre che io i pedofili non li chiamo appunto pedofili ma “predatori”, predatori di bambini per l’esattezza.
È lo stesso modo con cui in America li chiamano: predators. Partendo dal modus operandi di questi criminali, che sono appunto cacciatori. I quali de-umanizzando le loro vittime (prede), fanno loro così tanto male…
Don Matteo Diletti quindi per il mio modo di esprimermi era un predatore di bambini (o semplicemente, usando il sinonimo più noto: un pedofilo).
Vedere che oggi un giornale locale di Bergamo dedica un’intera pagina al suo funerale, con tanto di foto a colori e titolo a caratteri cubitali, mi lascia assolutamente indifferente (mi spiace che la stessa cosa non capiti a voi che ci state nuovamente riempiendo di mail cariche di indignazione). Indifferente poiché altro non potevo aspettarmi se non questo.
Leggendo però alcuni passi dell’editoriale che accompagna tali foto e dell’articolo che racconta la funzione trovo doveroso soffermarmi su alcuni punti, poiché pare che la vicenda (squallida, squallidissima di questo prete pedofilo) a qualcuno forse ancora non è chiara…forse….
Leggere, ad esempio, che pure la bambina era innamorata del prete e che “in altri casi questa è un’attenuante” è la stessa identica logica che solitamente troviamo nelle dichiarazioni di chi fa turismo sessuale e dice appunto che le bambine “in quei posti lì (leggasi Thailandia, Romania, Brasile, etc.) sono già grandi a 10 anni, mica come le nostre”. Ergo le si può liberamente abusare, perché appunto le si è de-bambinizzate.
Con questo non voglio fare allusioni né paragoni scomodi tra l’articolo ed il turismo sessuale. Dico semplicemente che frasi così possono essere facilmente equivocate, finendo per legittimare comportamenti che, per fortuna (non sempre peraltro) nel nostro paese sono (ancora) puniti. E la storia mondiale degli ultimi anni ha dimostrato che il prefisso Don non garantisce più l’immunità in tal senso.
La vera colpa del sig. Diletti va innanzitutto al di là del tipo di abuso: al riguardo infatti leggiamo che alla fine si è trattato solo di “un bacio e mani imprudentemente allungate” (sic)…solo…: ora premesso che la vittima ha raccontato ben altro, resta che nessuno possa mai MAI molestare un bambino, in nessun modo e che l’abuso non si certifica solo con un atto sessuale completo, a cui la bimba peraltro se vogliamo dirla tutta riuscì a sottrarsi trovando finalmente il coraggio di chiedere aiuto! – ma anche “solo” con certe mani sul corpo del bambino.
La vera colpa, dicevamo, è che una bambina già abusata per anni e con idee suicide viene affidata ad un sacerdote (don Diletti), il quale anziché aiutarla, SALVARLA dagli abusi, la costringe a restare vittima dello “zio” abusante (subendo quindi nuove violenze) ma aggiungendo agli abusi dello zio, anche i suoi di abusi.
La vera colpa del sig. Diletti (peraltro non è vero che fu subito rimosso ma questo verrà dimostrato nelle apposite sedi e ne riparleremo) è stata quella di aver fatto credere alla bambina (sua allieva di religione) che tutti i “maschi” fossero così, degli abusanti, e che lei fosse unicamente un giocattolino. Da passarsi. Di letto in letto. Di pedofilo in pedofilo (come dimostrano gli sms che i due pedofili si mandano tra di loro, gelosi l’uno dell’altro, come bestie, anzi predatori in calore preoccupati non della loro reputazione – quella preoccupazione non l’hanno mai avuta – no, preoccupati di perdere la preda e, rinunciando così a tanto facile piacere….!).
Questa la vera colpa. Che la Giustizia, una volta tanto, ha fatto pagare (benché con una pena irrisoria, SOLO quattro anni….).
Quattro anni…meno di quanto tempo la bimba (oggi maggiorenne come specifica il giornale, quasi a voler dire “tanto è cresciuta, le sarà pure passata o no?!”) ha vissuto lontano da casa. Crescendo con degli zii e non con i genitori, grazie al subdolo lavorio del sig. Diletti che le ha messo contro l’intera comunità e soprattutto i suoi coetanei (quanto siamo tentati dal pubblicare le loro deposizioni in Procura…).
Quella bimba più volte ha pensato di farla finita. Ma del suo dolore, eterno, chi difende il prete pedofilo pare non preoccuparsi, se non con quelle frasi di circostanza subito smentite dai pensieri sopra riportati.
Pensieri pericolosissimi di cui gli abusanti si nutrono, per costruire la loro facciata.
Pensieri pericolosissimi poiché quando il pedofilo capisce che non la farà più franca e che quei “pensieri” non convincono più nessuno, si toglierà la vita. Dalla vergogna.

Un’ultima nota:
è stato detto durante l’omelia: “La sua testimonianza di fede nessuno può cancellarla.”
Non ne dubitiamo. Sicuramente avrà fatto moltissimo bene.
Ma “la sua testimonianza di pedofilo”, pure, è entrata dritta nei manuali di criminologia e “nessuno può cancellarla”.
Soprattutto chi ne è stato vittima.

Funerali solenni per prete pedofilo.

Volevo ignorare la notizia.
Perché almeno la morte riportasse in vita quel rispetto naufragato. Negli abusi e nella pedo-follia.
Anzi a dire il vero pensavo che notizia non ci sarebbe stata e tutto l’avessero già fatto. Nel dovuto silenzio. Quello stesso che chiedono a chi subisce abusi.
Invece è dalle 8,00 di stamani (e forse da prima visti i messaggi in segreteria) che il telefono non la smette di squillare. Senza contare le mail.
La vostra indignazione è enorme. Quanto la nostra impotenza.
Già, impotenza. Poiché quello che ci chiedete non solo non è possibile farlo, ma sinceramente non rientra nelle nostre volontà. Poiché per quanto duri siano i nostri toni contro i pedofili ed i loro sostenitori, non faremmo mai ciò che ci chiedete di fare.
Ovvero: manifestare pubblicamente (andando sul posto!) contro il funerale solenne che si terrà il Lunedì dell’Angelo (sic e doppio sic) a Bratto,
provincia di Bergamo. Funerale di Matteo Diletti (che ci rifiutiamo di chiamare Don), pedofilo condannato anche dalla Cassazione, del quale spesso qua abbiamo parlato e morto (forse) suicida, evitando così l’onta del carcere.
Ci fate sapere di archi preparati, scampanii solenni, preti reclutati da ogni dove. Nulla di nuovo. Accadde già per un altro pericolosissimo prete pedofilo, si ripete ora la stessa volgare messa in scena.
Tutto quello che possiamo, anzi vogliamo fare è questo. Raccogliere qua la vostra indignazione e raccontarla a chi vi ascolterà e la farà sua.
E lunedì andremo molto lontano da lì, ricordando che in quel contesto ci sarà una famiglia che soffre (ed una madre che piange un figlio perso due volte) e che va comunque rispettata ma soprattutto una bambina, oggi cresciuta, e che rispettata non lo è da nessuno, la quale benché distante temo riuscirà a sentire il suono di quelle maestose campane, insieme a quella voce. Che non cessa di fermarsi. Di tacere. E le dice, più o meno, che”di queste cose non bisogna parlarne, che bisogna tacere, non rovinarlo, perché se no lui si toglie pure la vita e la colpa è la sua.
Bisogna tacere. E subire. Per permettergli di continuare a godere:
con l’abuso!”.

Ancora su Don Matteo Diletti: stralci della sentenza di Cassazione

 

ANCORA SUL CASO DON DILETTI.

ESIGIAMO RISPETTO PER LE VITTIME DELLA PEDO-FOLLIA.


Partiamo da questo comunicato diffuso un paio di giorni fa:

“Per don Matteo la grazia a caro prezzo” .
Il corpo di d. Matteo Diletti è stato ritrovato in territorio di Marone sulla sponda bresciana del lago d’Iseo. Don Matteo era scomparso dalla fine di settembre, poco prima che la Cassazione, all’inizio di ottobre scorso, confermasse la precedente condanna del tribunale per pedofilia.
Il vescovo mons. Francesco Beschi ha sempre seguito con profonda partecipazione la vicenda. Il dolore per la conferma definitiva della morte si stempera con il piccolo sollievo di vedere restituiti i poveri resti del corpo di don Matteo e di avere quindi la consolazione del pianto e della preghiera.
Il mistero della morte in cui d. Matteo è entrato ce lo sottrae per sempre. Insieme però la sua vita definitivamente conclusa ce lo presenta nel bene che ha fatto, confermato dal molto affetto della gente che egli ha servito nel suo ministero. E ce lo consegna anche nel male che egli ha saputo riconoscere, che la giustizia umana ha definito, per il quale egli ha potuto chiedere la misericordia del Signore morto “per i nostri peccati”, come noi credenti ricordiamo sempre nelle nostre preghiere.
Il dolore e l’umiliazione che don Matteo ha dovuto affrontare per il processo hanno aiutato lui e noi a capire quella che è stata chiamata la “grazia a caro prezzo”, la incommensurabile preziosità del perdono che non ci meritiamo mai e che ci viene donato sempre.
Invitiamo tutte le comunità cristiane a pregare per il nostro amico, il nostro fratello, il nostro confratello sacerdote don Matteo Diletti.
Mons. Alberto Carrara
Delegato vescovile per la cultura e le comunicazioni sociali

 Visto quanto ci avete scritto dopo averlo segnalato vi prego di non commentare in modo volgare. Anche perchè più volgari di così non potreste essere e quindi sarebbe una gara già persa in partenza.
A me personalmente fa male leggere note come questa. Molto male.
Era solo un anno fa quando il Papa chiese scusa alle vittime, pianse con loro e disse di aiutare le associazioni e tutte quelle persone che a supporto delle vittime della pedofilia, crimine contro l’umanità, si schieravano.
Il supporto incondizionato alle vittime, continuo ad illudermi, non sia stato fatto solo a parole. O a fronte di ingenti risarcimenti danni (peraltro non dimentichiamo che il processo Diletti è ancora aperto per quanto concerne la causa civile!!!).
Quando leggo di “dolore ed umiliazione” che Don Diletti ha patito durante il processo mi vengono in mente tutti gli attacchi che i familiari hanno subito in questi anni. Ed i senso di colpa della vera ed unica vittima, la bimba, a cui Diletti mandò pure un sms dicendo “guarda che se parli io mi uccido”. La bimba che lui poteva/doveva salvare dai 3 anni di abusi che lei stava subendo dallo “zio” e che invece identificò come una preda perfetta, tanto già era abusata e quindi già sapeva di dover stare il silenzio.
Fa male vedere che per lei e la sua famiglia non ci sia una, dico una sola parola di conforto. 
Fa molto male vedere che si parla di perdono per gli abusanti (e pure suicidi, categoria questa solitamente poco graziata all’interno della chiesa), mentre si continua a mantenere una sorta di fatwa cattolica sulle vittime e su chi le difende.
Peccato. Davvero un peccato. Un’altra occasione sprecata. Un altro passo indietro fatto, rispetto all’esempio del Papa.
Per conto nostro, continueremo invece a gridarlo forte quel dolore, dato che pure Gesù, l’unica volta in cui perse veramente le staffe e parlò, anch’egli di suicidio, fu quando invitò “chiunque scandalizzi un bambino a mettersi una macina da asino intorno al collo e buttarsi in fondo al mare”. O da un dirupo. È lo stesso. 

Stralci della sentenza di Cassazione emessa Nel nome del popolo italiano: 
“La negazione del Diletti sul punto, che aveva ammesso solo di averla baciata, non poteva ritenersi attendibile, alla luce di quanto dallo stesso imputato scritto alla ragazza con messaggio telefonico il giorno successivo, nel quale egli dichiarava di non aver avuto intenzione di farle del male e la scongiurava di non rovinarlo. Pag. 4
”Per contro, proprio i riferiti toccamenti ritenuti invasivi giustificavano la reazione  della ragazza notata dai genitori quella sera ed il malessere che ne era conseguito (Nota: la ragazza ha attacchi di panico e crisi isteriche dopo che il Diletti si presenta a casa sua parlando con i genitori).  

Infine il vescovo ausiliario di Bergamo aveva riferito che Don Matteo, dinanzi a lui, pur affermando di sentirsi tranquillo, aveva chiaramente ammesso che i toccamenti avrebbe potuto evitarli, intendendosi con tale termine quelli di natura sessuale”.
(…) “Conferma di tali accadimenti venivano ancora una volta tratti dal SMS inviato dal Diletti alla ragazza il 9/12 nel quale egli diceva: “… ti immagino sopra di me mentre ti tocco tutta quanta”; il che mostrava l’antecedenza ai fatti rispetto all’11/12 nonché la natura materiale e non spirituale del contatto, come invece pretestuosamente ricostruito dall’imputato”. Pag. 5
Avendo troppo rispetto per tutti i preti onesti che con gente così non hanno nulla da spartile, trovo sia meglio fermarsi qua. È già abbastanza disgustoso il poco letto. 

Aggiungiamo solo una nota:  
Non è la famiglia della bimba che ha ucciso Diletti. Diletti si è ucciso da solo. E se una mano lo ha spinto dal dirupo è quella di chi lo ha sempre difeso ad oltranza. Poiché quando ha capito che non c’era nulla da fare. Quando ha capito che la Cassazione l’avrebbe mandato, non più nuovamente in un Cre estivo come aveva fatto pochi mesi prima malgrado già due condanne in primo e secondo grado bensì in carcere, la vergogna ha prevalso su tutto. E non ha retto. 
Gente così non si uccide per le vittime, per il solo fatto che per le vittime non provano nulla. Né hanno alcun rimorso verso i propri atti. Gente così più in alto viene portata, più cadrà quando la vicenda processuale arriva alla meta: la giustizia.
Meditino i vari supporter di quei casi qua spesso toccati…

Solidarietà alla vittima di Don Diletti dall’Italia civile.


Ci state sommergendo di mail sul caso Don Diletti, prete pedofilo morto suicida. Abbiamo letto, come voi, alcune dichiarazioni “ufficiali”.
Ed a questo punto tra domani e dopo risponderemo con l’unica risposta che ci viene in mente:
la sentenza di Cassazione
Solidarietà all’unica vittima! La bambina! Oggi più che mai!

Gruppo a favore del prete pedofilo: sparito dopo la denuncia di Prometeo

Il gruppo Facebook a favore di Don Matteo Diletti, prete pedofilo latitante per sfuggire al carcere, è scomparso da Facebook poche ore dopo la nostra denuncia.
Chiuso dalla Procura? Cancellato dai gestori di Facebook? Oppure fatto sparire dai soggetti che l’hanno creato. Molto coerenti peraltro. Chissà……
P.s. per chi ci ha mandato messaggi, mai pubblicati, a favore dei pedofili Don Matteo ed Ugo Cattaneo (che al momento è in carcere!!!): vi risponderemo a breve pubblicando PER INTERO la sentenza della Cassazione. Quella sarà l’unica risposta ai vostri quesiti.
Avvisiamo che da ora in avanti ogni messaggio contro la famiglia della bambina abusata da questi soggetti sarà inoltrato alla Procura ed ai legali della famiglia. Abusi? Tolleranza Zero!

Solidarietà per il prete pedofilo: Prometeo denuncia!

Nonostante la condanna definitiva, passata attraverso i tre gradi di giudizio per abusi sessuali su una ragazzina c’è chi è ancora convinto che don Matteo Diletti sia innocente. E non si fa scrupoli ad insultare attraverso la rete la vittima, i giudici che hanno emesso la sentenza e i giornalisti che si sono occupati del caso.
C’è infatti una pagina su Facebook  (…) dove i suoi 119 “amici” non mancano di lanciare messaggi di affetto nei confronti del sacerdote e di ingiurie nei confronti della ragazzina, oggi maggiorenne..
Il prete all’inizio di ottobre, 4 giorni prima che la  Cassazione emettesse la sentenza, ha fatto perdere le sue tracce. I familiari hanno allertato le forze dell’ordine e le ricerche sono partite il giorno seguente alla sua scomparsa.
L’auto sulla quale don Diletti era uscito di casa era stata trovata in un parcheggio vicino ad un centro abitato di Vello di Marone, in provincia di Brescia, mentre il suo borsello con all’interno il rosario è stato trovato in riva al lago d’Iseo, sempre a Marone, alla spiaggetta Athena.
 Le ricerche del religioso sono state effettuate anche all’interno del lago, con l’ausilio di sommozzatori e volontari del pronto soccorso Sebino, ma sono state sospese dopo solo 48 ore. Due le ipotesi sul giallo della scomparsa: o don Diletti si è tolto la vita gettandosi nel lago o è fuggito  per evitare la Cassazione, visto il carcere visto che la Cassazione ha confermato al condanna a 4 anni e che per il prete si sarebbero aperte quindi le porte del carcere. Questa possibilità  è avvalorata dal fatto che dagli effetti personali del sacerdote mancava il passaporto e i cani del nucleo Cinofili dei carabinieri, utilizzati durante le ricerche, puntavano verso la stazione ferroviaria di Marone.
Oltre ai familiari ci sono anche altre persone preoccupate  per il prete. Per dargli  sostegno è stata aperta una pagina su Facebook, ma alcuni l’hanno utilizzata più per diffamare la vittima dei suoi abusi, che per dimostrare l’affetto al religioso. Per questo Massimiliano Frassi, presidente dell’associazione Prometeo che da tempo si occupa di pedofilia, lunedì presenterà un esposto in Procura. Chiederà oltre alla chiusura della pagina, di perseguire penalmente coloro che si sono permessi di scrivere messaggi attaccando al ragazzina vittima delle attenzioni morbose del prete:
”ho seguito questa triste storia fin dall’inizio” – dichiara Frassi – “e paradossalmente ora che tutto si è concluso con la condanna definitiva, la famiglia sta più male di prima. Sono stati anni molto difficili sia per i genitori che per la ragazzina, che ha dovuto trasferirsi addirittura perché diffamata da gran parte del paese. La vittima ha tentato anche di farla finita ed ora, dopo quest’ultimo attacco, sta molto male ed ha ripreso la psicoterapia”.
Ecco alcuni dei messaggi comparsi sulla pagina a favore di Don Matteo:
”Noi siamo con te Don Matteo: mi domando…come fa la gente ad aver dentro tanta cattiveria? 4 anni per cosa? Forse per un  bacio?…4 anni e la gente che ammazza le persone uno? Ma come cavolo sta messa l’Italia? Mi vergogno gente…Mi vergogno dei Giudici, della legge italiana…Mi vergogno ke c’è gente in giro ke denuncia altra gente pur di avere il portafolio pieno! Mamma mia!”.
E ancora:
”Leggendo i commenti di  queste c… si capisce che non sanno niente. Ma io dico perchè la gente  parla parla senza aver conosciuto effettivamente una persona? “La cosa migliore da fare è mettere la sua foto”, ma ke è un assassino?
Giustizia va fatta,non per quella Cretina, ma per lui…Questa è diffamazione!”.
Massimiliano Frassi aggiunge:
”Io non condanno che vuole bene a Don Diletti e vuole manifestargli il suo affetto, ma non si può attaccare così una vittima di pedofilia. Mi auguro che la Procura punisca queste persone”. (ma. be.)

I pedofili di cui si fidano i bambini.

Premessa:
In questi giorni si è parlato a lungo del caso che state per leggere, soprattutto in seguito alla “scomparsa” del sacerdote. Scomparsa che lascia aperte molte porte e fa nascere legittimi dubbi, non ultimo quello che scaturisce dal fatto che dopo nemmeno 72 ore i soccorritori lasciavano il posto interrompendo le ricerche (chi vive vicino ad un lago sa che le ricerche vanno avanti anche per mesi!) e senza adoperare strumenti di precisione (sopra tutti lo speciale robot denominato Pippo che da Genova viene spedito sul lago d’Iseo ogni volta che si cerca qualcuno).
Questa la premessa. Necessaria. Ora raccontiamo i fatti come sono accaduti, atti del processo e testimonianze dirette alla mano (per questo evitiamo le virgolette, poiché il 99% di quanto riportato arriva da lì).

 La Storia.
È l’11 dicembre del 2004, siamo in un paesino della Val di Scalve, tra le montagne della provincia di Bergamo. Assunta (il nome è fittizio) ha quasi 13 anni. Da tempo non sta bene. È sempre triste, ha crisi di pianto e di panico. Nel suo diario pensieri suicidi.
Da un po’ di tempo ha ripreso ad uscire di casa. La madre l’ha convinta, quasi obbligandola, a frequentare l’oratorio, dove il nuovo prete, Don Matteo Diletti (poi suo insegnante di religione a scuola) da poco arrivato, pare coi ragazzini “ci sappia fare”, coinvolgendoli in molteplici attività.
Una sera la bambina torna a casa alle 23,00 in punto. È in evidente stato di shock, con gli occhi sbarrati ed un forte rossore sul labbro.
La bambina corre dritta in camera sua, si chiude dentro e tra le lacrime chiede di essere lasciata sola. Servirà del tempo e finalmente si aprirà. Raccontando, nei giorni a seguire, tutto l’incubo che da tempo si trova a vivere.
Partendo proprio da quella sera. Una gita con l’amico parroco ed altri coetanei. Tutti al cinema e poi a casa.
Assunta è l’ultima ad essere accompagnata a casa. L’auto però si ferma in uno spiazzo buio. Isolato.
Luogo ideale per molestare una bambina.
Le molestie, quella dell’11 è solo l’ultima. In ordine di tempo.
Altre ce n’erano state. Altre la bambina in lacrime confessa ai genitori, partendo da quella volta là, quando lui si autoinvitò per un caffè e con una scusa salì in camera a salutare Assunta. Facendola sede poi sulle sue ginocchia. Toccandola nelle parti intime.
33 anni lui. Quasi 13 lei.
I genitori trovano poi nel cellulare della figlia degli sms eloquenti, che vedete in questa pagina.
Don Matteo stesso, da loro chiamato si presenterà a casa ammettendo “un qualche bacio”, ma negando il resto. Chiederà anche di incontrare Assunta, concessione fortunatamente negata.
La bimba, quando il prete se ne va, viene trovata dai genitori in camera, nuovamente in stato confusionale ed in preda a ripetuti attacchi di panico.
A fine gennaio le cose precipitano nuovamente. La bimba tenuta a debita distanza dall’oratorio, manifesta nuovamente comportamenti anomali. È molto sofferente, molto aggressiva, sta nuovamente male.
Ai genitori trova la forza di confessare che gli abusi di Don Matteo sono stati solo gli ultimi in ordine di tempo. Ma che da ani, è vittima di un altro predatori di bambini, l’amico di famiglia,
lo “zio” Ugo.
Entra così in scena Ugo Cattaneo, di origini milanesi, pensionato, vicino di casa della famiglia.
Ha di fatto visto la piccola nascere. L’ha tenuta in braccio il giorno del battesimo.
L’ha riempita di attenzioni e di regali. Spingendosi però oltre. Quell’oltre che porta qua.
Dove parliamo di abusi sui bambini.
Al dolore del racconto della bimba si aggiunge un dettaglio, che la stessa fa nel suo racconto:
Don Matteo sapeva tutto. La bambina glielo aveva confidato. E lui, anziché aiutarla, aveva approfittato di lei. Ma anche lo zio Ugo sapeva delle molestie del prete: prova del fatto un lungo sms di Assunta che raccontava tutto l’accaduto, nei minimi dettagli…e il messaggi, che lui le manda, tipico di un uomo “geloso”, non di uno zio che deve aiutare una bambina in pericolo.
La bimba, va ricordato, peraltro era “plagiata” dall’uomo che aveva fatto un (dis) abile lavorio, mettendola contro i suoi genitori, facendole venire meno ogni possibilità di chiedere aiuto, che si liberasse.
La storia continua per tanto. A seguire fatti che qua già abbiamo narrato più volte (cercateli tramite i tags qua a lato).
Le minacce. Il paese contro. Le ingiurie. La bimba che vive lontano da casa.
Fino ad oggi.
La bimba è una ragazza, maggiorenne, bella e serena. Che sa di avere una famiglia splendida che per lei ha lottato contro il mondo.
Quando sarà mamma anche lei, non potrà scordarsene.
Loro, i predatori, sono stati condannati. In primo grado. In secondo grado. In Cassazione. Ed ora li attende il carcere. Sono PEDOFILI: oltre ragionevole dubbio.
Il lieto fine manca invece per qualcuno: chi li ha difesi. Chi ha oltraggiato. Chi ha fatto del male.
Per loro nessuna possibilità di riscatto. Di recupero.
Solo l’oblio….

 La canzone:
http://www.youtube.com/watch?v=sYB1U8uVVqU

Don Matteo Diletti: una pista porta….alla stazione dei treni

Continuano le ricerche di Don Matteo Diletti.
Nel frattempo stiamo leggendo  delle cose così allucinanti che credo ci vedranno rialzare i toni ma soprattutto, a breve, pubblicare le sentenze di condanna con le chiare motivazioni della pedofilia conclamata del “prete”, che a chiamarlo così tutti i preti veri dovrebbero arrabbiarsi. E pure tanto. Nel frattempo veniamo a sapere che i cani delle unità cinofile delle forze dell’ordine hanno seguito una pista (tra le tante) che porta alla stazione dei treni, peraltro non vicinissima alla spiaggia dov’è stata ritrovata l’auto.

Dov’è finito Don Matteo Diletti, a pochi giorni dalla Cassazione?

Don Matteo Diletti, già condannato in primo ed in secondo grado per abusi su di una bambina, è scomparso.
La vittima, ricordiamolo, aveva subito abusi dal prete che doveva aiutarla a riacquistare fiducia nella vita, dato che da anni la stesa era vittima di abusi da parte di un amico di famiglia, Ugo Cattaneo, una sorta di “zio” per lei.
Che invece di trovare una voce pulita ed amica, ha trovato la conferma che di fatto tutti gli uomini sono così: abusanti. Di bambini.
Causa comportamenti volgari ed infamanti ed un attacco fortissimo (mai placato) da parte della popolazione “amica del Don”, la bambina (oggi cresciuta) ha sempre dovuto vivere ad una cinquantina di chilometri lontano da casa, ospite di una parente stretta.
Questa in sintesi un riassunto dei fatti.
Che, ribadiamo, ha avuto due condanne ed una (parziale) confessione del prete che in una udienza ammise di essersi “innamorato” della bambina e scrisse una lettera di scuse alla famiglia.
Mercoledì prossimo la Cassazione dovrà confermare, o meno, le due precedenti condanne.
In caso di conferma si apriranno per i due pedofili le porte del carcere.
E qua arriviamo alla notizia di ieri (da oggi ufficiale): a Vello, in riva al lago (d’Iseo) si è trovata l’auto del prete. Che da una settimana non dava notizie di sé  nel centro dove era ospitato a Bergamo.
Suicido per sfuggire al carcere? Al riguardo potremmo riportare l’articolo di alcuni giorni fa intitolato “Effetti collaterali”, dato che chiunque faccia del male ad un bambino deve ricordarsi che prima o poi dovrà rendere conto del male fatto!
Oppure…. oppure è una fuga, ben architettata?
A breve torneremo sull’argomento. Per oggi quindi mi limito a riportarvi la notizia.

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