Articoli marcati con tag ‘intervista a massimiliano frassi’

Intervista a Massimiliano Frassi. Conferenza al Quirinale in arrivo.

http://www.noidonne.org/blog.php?ID=06528

Massimiliano Frassi Solo amore

 

 

Intervista a Sostenitori.

E a proposito di record di accessi. Abbiamo fatto il botto pure qua:
http://www.sostenitori.info/massimiliano-frassi-per-combattere-la-pedofilia-serve-copiare-il-modello-inglese/
B.F.

 

Dolore e rinascita delle vittime della pedofilia

da leggere e diffondere:
http://www.rainews.it/dl/rainews/articoli/papa-francesco-messa-vittime-preti-pedofili-massimiliano-frassi-b8f3d2a8-92d8-44e4-afa9-c8a51e3b9141.html?refresh_ce

 

Lucignolo e Terra. Speciali Pedofilia

Due speciali andati in onda nei giorni scorsi, contenenti interviste al sottoscritto e ad alcuni sopravvissuti agli abusi intervistati presso la nostra sede:

Lucignolo:

http://www.video.mediaset.it/video/lucignolo/clip/452786/pedofilia-nella-chiesa.html

 

Terra:
http://www.video.mediaset.it/video/terra/full/453168/predatori-14-aprile.html

 

Paolo Ruffini intervista Massimiliano Frassi

Tele Clusone Gli altri siamo noi – speciale Prometeo

http://www.youtube.com/watch?v=sij5tXIz7dg

 

“Si deve parlare di pedofilia a scuola. E rendere dura la vita ai predatori di bambini!”

«Si deve parlare di pedofilia a scuola»
L’ESPERTO. Il bergamasco Massimiliano Frassi, presidente dell’associazione Prometeo, segue da anni le vicende legate alle violenze sessuali commesse sui più piccoli

«Quello di Vicenza non è un caso isolato. L’informazione fin dai banchi di studio è decisiva per sconfiggere i predatori di bambini»

Massimiliano Frassi, presidente dell’associazione Prometeo Onlus per la lotta alla pedofilia e la tutela dell’infanzia violata, ha presentato “Il libro nero della pedofilia” per le edizioni “La Zisa” nella sala polivalente a Ponte di Barbarano. Inevitabile parlare con lui della vicenda del pediatra Mattiello arrestato per violenza su minori
«Purtroppo non è l’unico caso del genere – spiega -, anche a Bergamo, dove vivo, un medico di base che ha visitato i bambini di un intero quartiere è accusato di questi reati terribili. A Vicenza bisogna elogiare la polizia per l’attenzione, la prudenza e la determinazione con cui hanno affrontato il caso. È molto importante agire come si è fatto col pediatra, per evitare che chi compie questi reati riesca a trovare scappatoie per farla franca».
Come si spiega, Frassi, che una persona che gode della fiducia della comunit! 4; possa rendersi protagonista di simili comportamenti senza che nessuno se ne accorga per anni? «Purtroppo il pedofilo, che io preferisco chiamare “predatore di bambini” – risponde -, è quasi sempre una persona di cui ci si fida, un insospettabile difficile da individuare. È un seduttore e manipolatore che con una pianificazione criminale prima di agire conquista la fiducia dei familiari, in alcuni casi grazie al proprio ruolo di medico, operatore sociale o parroco per fare alcuni esempi, e poi mantiene nel terrore la vittima che subisce gli abusi e non ha il coraggio di parlare».
A questo punto, Frassi, è giusto chiedersi come ci si deve comportare per scoprire gli abusi o per prevenirli. «Bisogna avere il coraggio di parlarne come fanno in America da anni – aggiunge -, dove nelle scuole ci sono conferenze e incontri con esperti. Più se ne parla, più diminuiscono i casi. Inoltre, i genitori devono informarsi sulle perso! ne cui affidano i loro figli: chiedere alla scuole quali proto! colli seguano per i casi sospetti, come scelgano gli insegnanti e gli educatori, se sono in contatto con le forze dell’ordine. Bisogna fare di tutto per rendere la vita difficile ai predatori di bambini. Inoltre, va segnalato ogni minimo sospetto alle forze dell’ordine: solo così si mantiene alta la guardia».
Frassi analizza che è fondamentale far capire alle vittime che nessun abuso rimane per sempre, si può tornare a vivere una vita normale. «Ci sono molti casi – spiega – in cui bambini e bambine riescono a superare i traumi e poi diventano uomini e donne capaci di innamorarsi e di avere bambini. Purtroppo ci sono anche casi in cui le ferite rimangono aperte, come un’anziana signora che seguiamo che ha 86 anni e gli abusi avvenuti 83 anni fa sembrano accaduti ieri, o una ragazza che ha subito abusi dai 3 ai 17 anni e si è tolta la vita a 21». Il fenomeno della pedofilia, osserva l’esperto, è in aumento e in mutazione. «I casi i che abbiamo esaminato – conclude – fanno vedere che chi commette questi crimini arriva da percorsi diversi. Ma, come dicono gli esperti dell’Fbi, bisogna ricordarsi che “l’organo più sviluppato del pedofilo è il cervello” con cui per anni inganna chi ripone fiducia in lui e mantiene nel terrore e nel silenzio le vittime. Il pedofilo non è un malato, è una mente criminale». FONTE: IL GIORNALE DI VICENZA – Nicola Rezzara.
http://www.ilgiornaledivicenza.it/stories/Cronaca/264699__si_deve_parlare_di_pedofilia_a_scuola/

“Leone? Macchè, una formica. Hai mai provato a dormire con una formica nel letto?”- intervista a Massimiliano Frassi

Contro la pedofilia conta capire più che indignarsi.
Al Grand Hotel di Como un tema scomodo.

“Filia” vuol dire
amore, e di tutto possono essere capaci i pedofili, tranne che di amore. Proprio per questo c’è chi propone di non chiamarla più pedofilia, bensì pedofagia. Perché il loro è un famelico, feroce, avido fagocitare e divorare l’innocenza della vita, finendo per umiliarla, annichilirla, distruggerla. L’orrore della pedofilia nella sua drammatica scottante attualità obbliga non solo a una reazione di indignazione ma anche ad una presa di coscienza, affinché si possa arrivare in tempo prima dell’orco, affinché si possa imparare a tradurre i silenziosi messaggi di aiuto che le vittime lanciano al mondo degli adulti, restando il più delle volte inascoltati. Sul delicatissimo tema della prevenzione dell’abuso sui minori questa sera, presso il Grand Hotel di Como, il Lion’s Club Como Lariano ha organizzato un incontro, in cui prenderà parola anche Massimiliano Frassi, presidente dell’associazione Prometeo e autore di libri, “L’inferno degli angeli” e il nuovo “Il libro nero della
pedofilia”, che nonostante l’argomento “scomodo” hanno registrato una attenzione e un riscontro tra il pubblico non indifferenti.
Frassi si presenta come una persona “che ha avuto una bellissima infanzia ma che un giorno, attraverso un forse non casuale percorso di vita, ha deciso di restituire la sua stessa infanzia a chi se l’era vista sottrarre, dedicando la sua vita alla causa della lotta alla pedofilia, stando dalla parte dei bambini abusati, ridando loro un futuro ed una dignità”.
L’impegno di dedicare la se sue energie e la sua vita alla causa dell’infanzia violata sono cresciuti man mano che Massimiliano seguiva “un percorso naturale.
Operavo già nel campo dell’emarginazione grave adulta e poi da lì ho spostato l’attenzione verso quelle persone che chiedevano il mio aiuto, i bambini. Quando i numeri delle richieste d’aiuto cominciarono ad aumentare nacque la necessità di creare una rete nella città dove eravamo nati (Bergamo) tra le forze dell’ordine, poiché il sommerso era enorme”.
Ma perché? Cosa può aver spinto un uomo a sposare una tale missione?
“Sono solito ripetere una farse come risposta a questa domanda: chiunque veda ciò che ogni giorno vedo io, chiunque ascolti ciò che ogni giorno ascolto io, non potrebbe che fare le stesse cose. Anzi forse farebbe ancora di più, o di meglio.”
Una delle caratteristiche più evidenti di Frassi è l’uso di toni “senza peli sulla lingua”, diretti come un pugno in pieno stomaco.
“Non è una scelta di pancia, bensì una scelta ragionata. I tono scomodi non sono una voce presuntuosa, sono un grido di dolore. Sono il modo per dire, adesso basta, questo è quanto accade, smettiamola di prenderci in giro edulcorando ciò che non è edulcorabile. Attraverso il blog sono riuscito a dare al voce alle vittime. A “insegnare” loro ad alzare la testa, a guardare in faccia l’orco e fare in modo che sia lui ad abbassare gli occhi”.  Con l’associazione Prometeo Frassi si è occupato di tanti, troppi casi in questi ultimi anni.
Negli ultimi mesi in particolare,le vicende di Sarah Scazzi e Yara Gambirasio hanno sollevato un’ondata emotiva molto forte che ha portato a impennate nelle richieste di aiuto.
In quasi tutti i casi si avverte nei protagonisti la consapevolezza che nessuno è al sicuro. Non solo, emerge che chiunque sia “bambino” oggi possa correre un rischio (“poiché la pedofilia non è legata a fasce deboli o emarginate e l’abusante non è il matto analfabeta”), ma emerge soprattutto la solitudine della vittima. Che viene sempre più emarginata, lasciata in disparte, isolata da una società disattenta, o peggio ancora, complice. Che sta dalla parte dell’abusante e non dell’abusato, perché magari lui indossa un “ruolo” particolare. Un caso emblematico a tal riguardo è quello di una bimba abusata per anni dallo zio di famiglia. La bimba subisce abusi ma non ne parla mai con i genitori che pure
capiscono il suo malessere, la sua mancanza di serenità, senza riuscire però a dare un nome a quella tristezza. Poi un giorno arriva in paese un prete, che “coi ragazzi ci sa fare”. E la mamma “consegna” nelle sue mani la ragazzina, affinché  la piccola torni a farsi degli amici. E
quando lei si confida con lui, chiedendo aiuto, lui pensa di abusarla. E la piccola si convince che tutti gli uomini, peggio, i maschi siano così. Dei vili abusanti.
La faccio breve: si scopre tutto, si denunciano i carnefici (condannati anche dalla cassazione, uno è in carcere, uno si è tolto la vita dalla vergogna di essere stato scoperto) ma da allora la bimba vive lontana da casa, ospite di un parente, perché in paese non può più tornare.
Oggi, dopo anni di sofferenza, di un vero e proprio Inferno, dopo la parola morte, intesa come desiderio di farla finita, entrata nel suo vocabolario, è diventata un bellissima ragazza, “serena, combattiva, ch diventerà a sua volta una mamma dolce, ed attenta”.
Il lavoro di Massimiliano Frassi e di Prometeo vanta premi e riconoscimenti non solo in Italia, ma anche a livello internazionale. Se nel 2006 Prometeo ha ricevuto il premio Giudice Livatino “Pro Bene Justitiae”, da anni l’associazione collabora con Scotland Yard, una collaborazione operativa sia sui casi specifici che sul fronte della formazione. Non è facile restituire la dignità, il sorriso e la speranza di un futuro di
vero amore ad un’anima violata. “Per il resto posso dirle che siamo come delle formiche. Non dei leoni, no delle formiche. Se lei vede il leone scappa. Ma si è mai trovata una formica nel letto?”.
di E. Ornaghi – 19/04/11 – l’ora-

Intervista a Massimiliano Frassi: “al mio posto fareste molto di più”.

Anna Pia Fantoni intervista il dott. Massimiliano Frassi.
Dedica la sua vita alla lotta alla pedofilia. Autore di libri di successo tra cui il nuovo “Il libro nero della pedofilia” presentato in anteprima nazionale presso il palazzo del Governo a Bergamo venerdì scorso, ha fondato più di 10 anni fa l’Associazione Prometeo che dà sostegno diretto alle vittime della pedofilia.
Questa la cronaca di un incontro:

D: Premetto che sono una sua lettrice.  Possiedo tutti i suoi libri e devo dire che, nemmeno lo scrittore più fantasioso potrebbe arrivare a immaginare quello che succede, davvero, nel mondo. Mi sorge spontanea una domanda:
Come fa, lei, a mantenere la lucidità, di fronte a questi orrori? E’ sopraggiunta una sorta di autoprotezione, che le impedisce di farsi coinvolgere a livello emotivo, come un medico di fronte al dolore di un malato personale? Forse il raziocinio ha il sopravvento sulla ‘pietas’?
R: La risposta è più semplice di quello che si può immaginare. No. Non c’è il sopravvento della ragione (che pure non deve mai venire meno). Qualora diventasse “un mestiere”, qualora il sentimento, la rabbia, il dolore, l’empatia venissero meno, capirei che è il momento di fare altro.
Tornando a bomba alla risposta “semplice”, è presto detto: chiunque al mio posto, vedendo, incontrando, ascoltando, quello che per scelta vedo, incontro, ascolto ogni giorno da 15 anni a questa parte, farebbe le stesse identiche cose. O forse addirittura di più…e di meglio.

D: Come le è nata la voglia di aiutare i bambini vittime di violenza? C’è stato un episodio in particolare che le ha fatto prendere la decisione di creare Prometeo?
R: Difficile rispondere nello spazio di un’intervista. Diciamo che è stata la naturale evoluzione di un percorso che dal sociale “adulto” mi ha avvicinato al dramma di un bambino. A cui ne è seguito un altro.. poi un altro ancora. Poi erano due. Tre. 100. 500. Mille. Impossibile elencarli tutti. Impossibile dimenticarli. O addirittura starsene fermi con le mani in mano.

D:Una delle cose che mi sconvolgono maggiormente è il fatto che, spesso, quando i bambini decidono di parlare, non vengono creduti. In televisione ho sentito io stessa un importante uomo politico parlare di un 90 per cento di abusi che si rivelano falsi, è vero? A me risultano, invece, percentuali elevatissime di bambini abusati, per la maggior parte in famiglia o da persone a essa vicine . Mi può chiarire le idee, per favore?
R: Io di uomini politici importanti in tv a parlare di pedofilia dando dati che sono diffusi da soggetti noti alle Procure come pedofili, sinceramente non ne ho mai sentiti. Forse per la vergogna delle loro dichiarazioni li hanno passati all’una di notte.
I dati sono quelli sotto gli occhi di tutti. Forniti dalle Procure e dalla realtà come la nostra che lavorano 365 giorni all’anno a contatto con le vittime. Sono dati dolorosamente grandi. Tanto quanto l’ingiustizia che spesso li accompagna. Basti vedere l’ultimo report “istituzionale” di Telefono Azzurro che dice che ben 4mila casi sono stati archiviati per la vecchia formula della insufficienza di prove.
Chi nega questi dati ha un interesse a mantenere il silenzio, che come tutti sappiamo è il migliore alleato dei pedofili, poiché solo grazie a quello riescono ad agire.
Oppure chi li nega è un bambino che non è stato aiutato da piccolo, né da grande e che ha passato la barricata, andando dall’altra parte, convinto che nessun bimbo debba essere stato aiutato come non è stato aiutato lui. Accade anche questo, con percentuali infinitamente piccole ma accade.
In questo caso la rabbia per dichiarazioni imbarazzanti per l’alto tasso di imbecillità che portano con sé, va di pari passo alla compassione.

D: Due suoi libri parlano della situazione dei bambini romeni, i cosiddetti ‘bambini di strada’. So che con la sua associazione ha creato il Progetto Budimex, per aiutare un ospedale appunto in Romania. Mi può spiegare questo progetto, ed eventualmente dire anche ai nostri lettori come sostenervi?
R: In questi anni mi sono trovato ad avere degli appuntamenti col destino. Non so come altro chiamarli. Apparivano sulla strada incontri che pareva quasi fossero già stati scritti, predestinati.
Mi fermo qua per non sembrare troppo “misticheggiante”.
Uno di questi appuntamenti però è stato quello col Budimex.
Arrivai lì per dare aiuto a dei bimbi abusati che avevamo seguito in strada e che scoprimmo essere stati abbandonati fuori dal pronto soccorso, con addosso ancora il filo di ferro con cui avevano legato loro le braccia……
Gli stessi morirono poco tempo dopo, non per le ferite ma per l’hiv che se li portò via, in una realtà che non aveva nemmeno le siringhe monouso, figuriamoci il resto.
Allora scoprimmo che c’erano tanti altri bimbi, senza aiuti, senza le più elementari medicine. Bimbi che stavano in un reparto dal nome così “grande” da far paura anche solo a pronunciarlo: oncologia.
Sono passati alcuni anni. Molti li abbiamo letteralmente salvati. Aiutati, riportati alla vita. Oggi vanno a scuola, hanno i capelli lunghi ed il viso “pieno” e roseo e la malattia sta solo in una vecchia cartella clinica, archiviata. La loro vita è la risposta più bella che potessimo avere.
Altri invece non ce l’hanno fatta ed oggi li abbiamo vicini a noi in questa battaglia.
Per adottarli a distanza, in un percorso che meglio chiarirlo non è facile, potete guarda l’apposito spazio nel nostro sito e poi contattarci: www.associazioneprometeo.org

D: Uno degli omicidi più efferati di questi ultimi anni, in cui purtroppo si è effettuata una spettacolarizzazione che non ha fatto, a mio parere, bene a nessuno, è stato il caso di ‘Tommy’, quel piccino rapito, ucciso dopo pochi minuti e sepolto in una strada vicino al fiume. E’ una domanda retorica, lo so bene, e sono la prima a detestarle, ma mi viene spontanea: come può un essere umano massacrare un bimbo, oppure violentarlo?
R: Tommino….all’ingresso del mio ufficio c’è un quadro, col suo visino in primo piano. Quegli occhioni azzurro cielo guardano dritto chi entra. E ricorda a noi ogni giorno che si può fare ancora di più. Si deve fare ancora di più.
Tornando ala sua domanda c’è solo una parola che la può riassumere tutta, senza aggiungere altro. La parola: malvagità.

D: Ora le vorrei fare una domanda ‘scomoda’. In che percentuale esistono donne pedofile?
R: Non è scomoda. Semmai è ancora più “dolorosa”, o disturbante.
Se guardo al nostro schedario direi che è un fenomeno esploso negli ultimi 4/5 anni e che ha comunque una percentuale fortunatamente ancora bassa, del 10/15% dei casi. Poiché la pedofilia resta un crimine più al maschile. Ciò non toglie che ci siano stati casi di abusi al femminile. Per me personalmente ancora più dolorosi, dato che da sempre sostengo che sarete voi donne a salvarci dalla pedofilia. Anche se poi guardando i dati degli abusi sulle donne, c’è ancora una volta da inorridire……

D: Ora parliamo di bambini abusati. Io credo che un bimbo privo di autostima sia una preda più facile da colpire, e penso che noi genitori dovremmo parlare tanto, con i nostri figli e farli sentire speciali, insegnare loro che è loro diritto dire ‘no’. Cosa ne pensa?
R: Che senza saperlo ha fatto una piccola parte del corso che come Prometeo da quasi 10 anni facciamo nelle scuole elementari. Insegnando ai bimbi che nessuno adulto deve mancare loro di rispetto, nessun adulto deve “toccarli” in modo inappropriati, che non devono essere obbligati al silenzio con i segreti cosiddetti velenosi, perché appunto ti restano dentro e ti fanno del male avvelenandoti. Non abbiamo paura di parlarne con i nostri figli. Esistono modi strumenti e parole adatti a loro. E statene certi capiranno e non saranno terrorizzati. La pedofilia è un tabù per noi adulti per questo facciamo fatica a parlarne con i bambini, ma ancora una volta l’informazione resta l’arma migliore se vogliamo prevenire questi crimini.

D: Cosa comporta a livello emotivo una molestia o un abuso subiti da bambino, in un adulto? Come li aiuta, la vostra associazione?
Cosa consiglia agli adulti che sono stati molestati o abusati da piccoli e non hanno mai avuto il coraggio di parlarne con nessuno?
R: Diamo loro quel supporto che spesso nella vita non hanno avuto. Trovano due braccia pronte per abbracciarle, o rialzarle da terra, e due orecchie pronte ad ascoltare. A non giudicare. A credere e condividere un orrore che va raccontato, per essere elaborato. Va letteralmente vomitato fuori da sé. Fuori non farà più male. Fuori vedrà che quel bambino ora è cresciuto e nessuno può più nuocergli.

D: In quale percentuale un bambino abusato diventa egli stesso un pedofilo?
R: Nessuna. Zero assoluto.
È uno dei finti miti della pedofilia, finto in quanto da sfatare.
Accade in una percentuale del 2% solo in quei casi, complessi, di istituzionalizzazione del bimbo in seguito all’abbandono da parte della sua famiglia. E di abusi in quel istituto. Dall’età dell’adolescenza il bambino svilupperà dei comportamenti “pedofili” andando a molestare i bimbi più piccoli di loro e spesso, arrivando in età adulta, anche ad ucciderli.
Ma sono eccezioni. Fortunatamente rarissime. I casi di Luigi Chiatti. O di Giulio Collalto, predatori seriali, ne sono un esempio eclatante.
Per il resto, ripeto, è un’equazione fasulla. Ed infamante.
Smentita dati alla mano, da tempo dalla comunità scientifica americana.
D: E’ vero che la pedofilia non è una malattia, per cui da essa non si può ‘guarire’?
E qual è la percentuale della recidiva, in un pedofilo?
R: Che piaccia sentirselo dire o no chi è pedofilo è pedofilo a vita. E non credo serva aggiungere altro.

D: L’ultima domanda. In questi anni lei ha incontrato tanti bambini, tanti loro genitori ma anche tanti abusanti, contro i quali si è spesso esposto rischiando in prima persona. So che è difficile ma se dovesse scegliere due storie, una vittima e un predatore come li chiama lei…
R: Difficile sceglierne una. Tutte uniche a modo loro. Uguali per dolore. Diverse per dolore.
Se proprio ne vuole una le racconto brevemente quella di Giulio e Robertino, che ho avuto l’onore, sì l’onore, di raccontare nel mio libro “Favole di bambini e dei loro orchi”. La riassumo in poche sintetiche frasi, ma lì c’è tutto quanto si può dire:

Robertino conosce Giulio in ospedale. Giulio si presenta a casa di Robertino quando la sua mamma non c’è. Lo abusa. Lo uccide. Viene incarcerato. Viene scarcerato. Difeso da un importante legale che parla di falso abuso. Viene accolto in un oratorio. Difeso da un prete. Abusa un altro bambino. Uccide un altro bambino.

Viene arrestato e stavolta condannato all’ergastolo.

Accadeva più di 30 anni fa. Ma è più che mai attuale.

FINE.

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