Articoli marcati con tag ‘nessun dolore è per sempre massimiliano frassi’

Come la normalità ci salva dalla anormalità. Rossetti a Bergen Belsen.

Ieri mi sono imbattuto in questa opera di Bansky, artista che sto apprezzando molto (se non lo conoscete mi permetto di consigliarvi di avvicinarvi al suo mondo). Per un attimo mi sono sentito spiazzato: non capivo infatti come un “Genio” come Lui, potesse essere così “irrispettoso”. Poi sono andato a fondo, scoprendo così la storia che c’è dietro a questo disegno. L’opera è ispirata ad un fatto realmente accaduto e di cui si parla in un diario di guerra, scritto dal tenente colonnello Mervin, uno dei primi soodati britannici ad entrare nel lager nazista di Bergen Belsen, nell’aprile del 1945. Scrive il soldato nel suo diario: “ci volle un po’ per abituarsi a vedere donne e bambini che crollavano a terra nel momento in cui si passava loro accanto…ci si dovette abituare in fretta all’idea ch el’individuo semplicemente noncontava nulla. Si sapeva che ne morivano 500 al giorno e che ne sarebbero continuati a morire 500 al giorno per delle settimane ancora…”. Un giorno al campo arrivano dei rifornimenti. Tante casse della Croce Rossa. Ma al loro interno, anzichè cibo e medicinali, ci sono dei rossetti. Sì,avete letto bene, rossetti. “Noi urlavamo il desiderio per centinaia di altre cose” scrive nel diario, “noi urlavamo il desiderio per centinaia di migliaia di altre cose e non so chi chiese rossetto. Vorrei tanto scoprire chi fu, perchè fu un atto di genio, pura incorruttibile genialità. Credo che nulla fece più per quegli internati di quanto fece quel rossetto. Le donne giacevano nei loro letti senza lenzuola né vestaglie ma con labbra rosso porpora, le vedevi vagare senza nulla più che una coperta sulle spalle, ma con labbra rosso porpora. Vidi una donna morta sul tavolo mortuario e raccolto nelle sue mani c’era un pezzo di rossetto. Finalmente qualcuno aveva fatto qualcosa per renderli nuovamente individui, erano qualcuno, non più solo il numero tatuato sul braccio. Finalmente potevano interessarsi al loro aspetto. Quel rossetto iniziò a ridar loro la loro umanità.” Ecco, mi è venuto in mente, leggendo questo passo, il lavoro che si fa per tornare dalla non vita scaturita dall’abuso, alla vita vera e propria. Rivestire i panni della PERSONA e non più dell’oggetto, è un primo fondamentale passo. Che può nascere anche da un gesto banale, come quello di mettersi un rossetto, ma che davanti al male è un passo simbolico importantissimo, perchè al male dice: “non hai vinto tu…ed oggi io mi specchio e mi vedo bella e incorrotta, come mai prima d’ora”.  banksy-camp-medium

C’è vita dopo l’abuso!

c'è vita dopo l'abuso

Tutte (purtroppo) le vittime di abuso, prima di cicatrizzare le proprie ferite, hanno di sé un’immagine a dir poco “disgustosa”….il sentirsi sporchi, sbagliati, inadeguati, un triste leit motiv…mente magari “lui”, l’abusante, gira sereno e narciso più che mai…ieri ho suggerito ad un’amica questo esperimento. Di provare per un mese a non guardarsi come lei si vede…perché è ovvio che se specchiandoti “vedi” una cosa disgustosa, nessuno là fuori si avvicinerà mai a te (chi si avvicina alle “cose brutte”?). Se invece cominci a riconoscere la meraviglia che sei, a capire quanta forza da sola/o hai avuto nel resistere, nel sopravvivere, ecco che  per magia (una magia chiamata vita) il mondo si accorgerà di te…e della bellezza che con te porti…Svelti, non c’è più tempo da sprecare in dolorose paranoie!

Massimiliano Frassi
https://www.youtube.com/watch?v=nG26uAe9Zao
(intervento già apparso su Facebook – staff Blog)

I bambini abusati diventano abusanti? Risponde una vittima.

La comunità scientifica l’ha dimostrato da tempo: i bambini abusati NON diventano adulti abusanti. Eppure i salottologi (espressione da me coniata per indicare chi occupa abusivamente e quotidianamente i salotti televisivi) continuano a ripeterlo…forse per dare un alibi ai propri “assistiti”….o forse per quell’ignoranza emotiva di cui molto di loro sono irreversibilmente affetti. Quella che vi regalo è una delle lettere più belle che in 15 io abbia mai ricevuto. Mi spiace solo non pubblicare (per mai scelta) la foto che l’ha accompagnata. Una mamma dagli occhi dolcissimi stringe a sé una bimba serena. Perché mata e protetta. Anche questa è la differenza tra voi e “loro”, a dimostrazione che “nessun dolore è per sempre”.

Ciao Massimiliano, non so se ti ricordi di me, ti ho scritto la mia storia di abusi qualche anno fa e l’hai pubblicata sul tuo blog. Volevo dirti che ho passato tutta la vita a credere alle persone che dicevano che i bimbi abusati sarebbero a loro volta, cresciuti, diventati dei pedofili. Sentivo dire che non eravamo adatti ad essere genitori, che non potevamo toccare nulla senza distruggere tutto. Questo mi ha spinto a decidere di non farmi una famiglia, a stare da sola… mi sono sentita una spazzatura della società… Poi ho incontrato un uomo stupendo che mi ha riempito d’amore e mi ha ridato speranza. Oggi mia figlia compie 5 mesi e guardandola capisco che sono la madre migliore del mondo, che non le farò mai del male..e che in realtà non c’è alcun mostro in me.. Ti scrivo queste cose perchè, tu che hai voce, devi dare speranza a tutte le persone che hanno subito degli abusi. Grazie per la tua attenzione. Un abbraccio. “Stella”

Come usare il Blog
Libri
libro nero pedofilia
ho conosciuto un angelo
bambini bucarest
adesivo
prometeo

Per non dimenticare Tommaso Onofri

Tommy

Archivio
Powered by AtSafe