Articoli marcati con tag ‘pedofilia a vicenza’

Pericoli in internet. Altri due pedofili catturati, mentre cacciavano i bambini.

Pericolo chat. Amici? No, pedofili.
Notizie così sono oramai all’ordine del giorno. Purtroppo i giovani non hanno la percezione del pericolo “internet” e continuano a chattare o accettare amicizie nei social network, da parte di sconosciuti che amici appunto non lo sono.
Vicenza. Due casi solo la scorsa settimana. Smascherati dal lavoro della Polizia Postale.
La prima segnalazione emerge nel modo più classico (sapeste quante volte ci è accaduto): lezione degli agenti a scuola e un ragazzino che alza la mano dicendo “pure io ho avuto un incontro in internet con un adulto,come quello che state descrivendo voi”.
Indagini. E scoperta: Il bimbo è stato adescato. L’amico virtuale si presenta come allenatore di calcio. Parla per giorni col bimbo di tutti i suoi interesse. Poi cerca l’incontro. Il bimbo va all’appuntamento ma 3 compagne di scuola lo vedono lì da solo si fermano con lui e la cosa disturba il pedofilo. Che una volta identificato (è un 41enne che vive nell’hinterland di Milano con mamma e papà) si scoprirà essere stato in carcere per abusi sui minori ed avere nel computer materiale pedopornografico (in parte cancellato ma recuperato dai tecnici specializzati della Polizia!!!!).
Altro caso. Un ragazzino di 14 anni chiede di dormire fuori casa, da un’amica. I genitori si rifiutano e lui ha una reazione “esagerata”. Quando dorme la mamma gli guarda nel cellulare e trova messaggi del tipo “sei il mio amore….sono il tuo orsacchiotto…se il mio tesoro….”.
Altri messaggi sono più espliciti: e parlano di rapporti sessuali. Scatta l’indagine. Il profilo di Facebook del predatore viene monitorato e si trovano tantissimi contatti con altri uomini ma soprattutto con ragazzini.
Quando il predatore chiede un incontro con la vittima la Procura dà il via. Scatta la perquisizione dell’abitazione del pedofilo. E ritrova una sorpresa: l’uomo è un trentenne che vive sul Garda (lato veronese del lago) e benché la casa sia molto bella e signorile l’adescatore vive come un barbone, in mezzo allo sporco più assoluto. Per ora altro non sappiamo, se non che si sta periziando il suo computer.

Violentò la figlia per 7 anni. Parte a Vicenza il processo.

Violentò la figlia per 7 anni. Parte a Vicenza il processo.

Il copione potreste scriverlo voi ed a me basterebbe elencarvi i protagonisti:
padre: accusato di abusi
figlia: la vittima
madre: “che non si è mai  accorta”.
Tutto è iniziato ben 17 anni fa (e questa la dice già lunga sui tempi della giustizia). La vittima aveva 9 anni ed il padre, secondo quanto lei ha dichiarato:
“iniziò a farmi del male…diceva che erano dei giochi…mi ha costretta a subire quelle porcherie perché non capivo cosa fossero e lui era mio padre, mi fidavo di lui”.
La piccola ne parlò a scuola ed una insegnante (sensibile) attivò i servizi sociali. Gli abusi pare avvenissero quando la madre era fuori casa e per questo la donna sostiene di non essersene mai accorta.
Tutte le perizie hanno ritenuto la vittima “credibile” ed ora si va a processo.
L’uomo, un operaio di Thiene, oggi ha 54 anni.

“Si deve parlare di pedofilia a scuola. E rendere dura la vita ai predatori di bambini!”

«Si deve parlare di pedofilia a scuola»
L’ESPERTO. Il bergamasco Massimiliano Frassi, presidente dell’associazione Prometeo, segue da anni le vicende legate alle violenze sessuali commesse sui più piccoli

«Quello di Vicenza non è un caso isolato. L’informazione fin dai banchi di studio è decisiva per sconfiggere i predatori di bambini»

Massimiliano Frassi, presidente dell’associazione Prometeo Onlus per la lotta alla pedofilia e la tutela dell’infanzia violata, ha presentato “Il libro nero della pedofilia” per le edizioni “La Zisa” nella sala polivalente a Ponte di Barbarano. Inevitabile parlare con lui della vicenda del pediatra Mattiello arrestato per violenza su minori
«Purtroppo non è l’unico caso del genere – spiega -, anche a Bergamo, dove vivo, un medico di base che ha visitato i bambini di un intero quartiere è accusato di questi reati terribili. A Vicenza bisogna elogiare la polizia per l’attenzione, la prudenza e la determinazione con cui hanno affrontato il caso. È molto importante agire come si è fatto col pediatra, per evitare che chi compie questi reati riesca a trovare scappatoie per farla franca».
Come si spiega, Frassi, che una persona che gode della fiducia della comunit! 4; possa rendersi protagonista di simili comportamenti senza che nessuno se ne accorga per anni? «Purtroppo il pedofilo, che io preferisco chiamare “predatore di bambini” – risponde -, è quasi sempre una persona di cui ci si fida, un insospettabile difficile da individuare. È un seduttore e manipolatore che con una pianificazione criminale prima di agire conquista la fiducia dei familiari, in alcuni casi grazie al proprio ruolo di medico, operatore sociale o parroco per fare alcuni esempi, e poi mantiene nel terrore la vittima che subisce gli abusi e non ha il coraggio di parlare».
A questo punto, Frassi, è giusto chiedersi come ci si deve comportare per scoprire gli abusi o per prevenirli. «Bisogna avere il coraggio di parlarne come fanno in America da anni – aggiunge -, dove nelle scuole ci sono conferenze e incontri con esperti. Più se ne parla, più diminuiscono i casi. Inoltre, i genitori devono informarsi sulle perso! ne cui affidano i loro figli: chiedere alla scuole quali proto! colli seguano per i casi sospetti, come scelgano gli insegnanti e gli educatori, se sono in contatto con le forze dell’ordine. Bisogna fare di tutto per rendere la vita difficile ai predatori di bambini. Inoltre, va segnalato ogni minimo sospetto alle forze dell’ordine: solo così si mantiene alta la guardia».
Frassi analizza che è fondamentale far capire alle vittime che nessun abuso rimane per sempre, si può tornare a vivere una vita normale. «Ci sono molti casi – spiega – in cui bambini e bambine riescono a superare i traumi e poi diventano uomini e donne capaci di innamorarsi e di avere bambini. Purtroppo ci sono anche casi in cui le ferite rimangono aperte, come un’anziana signora che seguiamo che ha 86 anni e gli abusi avvenuti 83 anni fa sembrano accaduti ieri, o una ragazza che ha subito abusi dai 3 ai 17 anni e si è tolta la vita a 21». Il fenomeno della pedofilia, osserva l’esperto, è in aumento e in mutazione. «I casi i che abbiamo esaminato – conclude – fanno vedere che chi commette questi crimini arriva da percorsi diversi. Ma, come dicono gli esperti dell’Fbi, bisogna ricordarsi che “l’organo più sviluppato del pedofilo è il cervello” con cui per anni inganna chi ripone fiducia in lui e mantiene nel terrore e nel silenzio le vittime. Il pedofilo non è un malato, è una mente criminale». FONTE: IL GIORNALE DI VICENZA – Nicola Rezzara.
http://www.ilgiornaledivicenza.it/stories/Cronaca/264699__si_deve_parlare_di_pedofilia_a_scuola/

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