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Reggio Emilia: pedofilo ottiene i domiciliari. Sotto l’appartamento delle vittime.

Odio ripetermi. Ma quando a farlo sono le cronache, io, umile testimone delle stese, non posso sottrarmi al farlo.
Qua la ripetizione sta nella notizia. Che altre volte avrete letto in questo blog. Cambia solo la città, e di protagonisti, ma il fatto è lo stesso.
Al pedofilo vengono dati i domiciliari e lui torna a casa. Spesso con la vittima stessa. Che se non abita proprio quelle stanze, abita l’appartamento vicino al suo.
È successo a Bergamo poco tempo fa (ma nessuno ne ha parlato) quando il medico della mutua ha ottenuto i domiciliari nel quartiere delle vittime (caso di cui parleremo a tempo debito e tra i peggiori mai riscontrati in Italia!!!!!) è riaccaduto a Reggio Emilia.
Il pedofilo è un pensionato 66enne. Condannato a 16 mesi per abusi sulla figlia di una famiglia sua vicina di casa. La bimba ha10 anni. Grazie ai soliti benefici ha ottenuto la sospensione della pena ed è tornato a vivere a casa. Davanti alla vittima. Anzi alle vittime, contando anche i bimbi che sono riusciti a “salvarsi”.
Le famiglie coinvolte ora si stanno facendo sentire e ieri la Gazzetta di Reggio e L’Informazione hanno pubblicato una loro lettera. Di cui riporto i passi, sufficientemente eloquenti:

«In un paese civile  i cittadini dovrebbero poter vivere tranquillamente, senza paura di insidie da parte del prossimo, e le istituzioni dovrebbero farsi garanti di questo, o quanto meno adoperarsi al meglio perché questo avvenga.
Questo   vale ancora di più per le persone indifese, come gli anziani e i bambini. Un pensionato 66enne, da sempre ritenuto dai vicini una persona corretta e disponibile, inizia a un certo punto, nel garage del condominio, sentendosi al sicuro dall’intervento dei genitori e dei vicini, a insidiare sessualmente due minori, nostri figli, fortunatamente senza successo per la fuga spaventata di questi.
Questi avvenimenti risalgono al 21 ottobre dello scorso anno. Sporgiamo immediatamente denuncia alla locale stazione dei carabinieri e il pedofilo viene sottoposto, dal primo novembre, agli arresti domiciliari in attesa del processo, fissato inizialmente per il 9 febbraio. Il pubblico ministero Maria Rita Pantani si dimostra persona molto determinata e ci ispira fiducia da subito.
Ma la piega presa dagli avvenimenti lascia a dir poco perplessi. Come mai il pedofilo, che abita al piano sottotante quello dei due minori, con la porta sulla stessa scala, di fronte alla quale i bambini devono necessariamente passare per entrare ed uscire di casa, viene affidato semplicemente agli arresti domiciliari e non allontanato dal condominio? Agli arresti domiciliari c’erano i nostri figli. Come mai il processo venne poi spostato di quasi un mese, al 3 di marzo? Come mai, anche senza voler essere forcaioli, non si è provveduto almeno ad allontanare il pedofilo in modo da ridarci un minimo di serenità?
In tutta questa vicenda abbiamo avuto modo di apprezzare la solidarietà dei carabinieri della locale stazione e il loro impegno, durante il periodo degli arresti domiciliari, per darci un minimo di sicurezza, cercando nello stesso tempo di essere discreti per non spaventare ulteriormente i nostri figli. Purtroppo questo non cambia lo stato attuale delle cose, con il pedofilo assolutamente libero di entrare, uscire, sostare nel cortile, nel garage, e, perché no, anche di fronte alla sua porta, dove i due minori devono necessariamente passare. Inutile descrivere lo stato d’animo loro e nostro. Ovviamente non sono liberi di scendere le scale né di giocare nel cortile se non adeguatamente scortati. Questo stato di cose è assolutamente inaccettabile e non possiamo credere che non ci sia la possibilità di ristabilire una situazione normale, nella quale anche i nostri figli possano vivere sereni come i loro coetanei. Non possiamo credere che le istituzioni restino insensibili e considerino questo un normale fatto amministrativo, regolato da norme burocratiche e non dalla ricerca della giustizia. Non ci daremo pace e non ce ne staremo tranquillamente zitti fino a quando questa vicenda non si sarà risolta».
Non credo serva aggiungere altro se non la pena condivisone e la totale solidarietà ai bambini vittima ed alle loro famiglie. E la solita amara certezza: la vita per le vittime è sempre più dura che per i carnefici…..

 

Nota: vogliamo sapere il nome. Abbiamo il dovere ed il diritto, a fronte della condanna, di rendere il suo nome pubblico. Ci aiutate?

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