Articoli marcati con tag ‘pedopornografia’

Basta dire “tanto sono solo foto!”

 

pedopornografia

Quanti abusi servono per fare un buon servizio fotografico?
La domanda, lo so, è irritante. Disturbante. Fa male. Ma tutto ciò, lo ammetto, è da me voluto. Poiché vorrei che da oggi, ogni qual volta sentirete frasi come:“Tizio denunciato per detenzione di materiale pedopornografico” “sequestrate a Caio immagini pedofile trovate nel suo pc “, e via dicendo, possiate capire che dietro a quelle immagini c’è  un mondo di enorme dolore per quei bambini, dolore che spesso termina con la morte, dopo gli innumerevoli abusi subiti. In America un “padre”è stato condannato all’ergastolo per aver venduto le sue tre figlie (che oggi hanno rispettivamente  12, 14 e 16 anni) ad un, cito testualmente, produttore di immagini pedofile. Il quale, per avere foto e video delle stesse, le ha obbligate ad subire una sessantina di stupri! Ecco, da oggi, per favore, quando leggete quanto sopra ho già detto, ricordatevi che NON SONO SOLO FOTO. Ma che quelle immagini, che il vostro parroco, vostro marito, il vostro bravo e buono vicino di casa, il vostro allenatore, il vostro maestro, avevano nel pc, nascondono questo tipo di orrore. Dire quindi “non ha fatto male a nessuno” è una menzogna, che vi fa diventare suoi complici.

27mila foto di bimbi abusati!

Quanti sono 27mila bambini. Riusciamo a contarli idealmente? Se li riunissimo potrebbero popolare un’intera città. Di bambini appunto. Accomunati, nella storia che vi sto per raccontare, non solo dall’età anagrafica. Ma anche da un altro fatto. Che, ne sono certo, avrebbero fortemente voluto evitare ma che invece, appunto,li riunisce: l’abuso.
27 mila sono infatti le foto pedofile sequestrate nel computer di un 46enne reggiano, tale Claudio Rinaldi. 27mila immagini pedoporno, da lui catalogate e raccolte (ma pare mani scambiate) insieme a ben 1000 video (e qua risulta difficile quantificare i bimbi, anche se “solo” un bimbo per filmato già basterebbe…..).
Col rito abbreviato che porta allo sconto di pena di un terzo (che non ci stancheremo mai di dire debba essere vietato ai pedofili), Claudio Rinaldi è stato condannato ad una condanna che finalmente ha un certo peso: 5 anni e 4 mesi di reclusione dati dal Gup Bentivoglio (la Pm Pantani ne aveva chiesti quattro e 40mila euro di multa) per la gravità dei fatti, “evidente prova di un comportamento insano”.
In conclusione una amara riflessione: la pena è, rispetto alla media, sicuramente alta. Ma non sufficiente. Forse si dovrebbe alzarla ed equipararla all’omicidio, o meglio, al concorso in omicidio. Dato che è cosa certa, molti dei bimbi che finiscono per essere carne da macello per realizzare foto/ filmati che questa gente guarda trastullandosi, sono destinati a morte certa…..nel corpo, dopo quella immediata dell’anima….

Nota: Non si registrano difese ad oltranze del soggetto da parte di parenti complici, né scuse del tipo “li ho scaricati per motivi di studio….”.

Pino La Monica sentenza shock! Costringeva le bambine ad atti sessuali!

Il fatto lo conoscete tutti. Chiunque si occupi di legalità e di tutela dei bambini, ma anche chiunque abbia anche solo casualmente letto un articolo sulla pedofilia, oramai sa chi è Pino la Monica. Questo grazie alla campagna di informazione fatta da lui e dai suoi sostenitori. Da quel irrefrenabile desiderio di mostrarsi, sempre e comunque.
Tutto inizio così, con un titolo che faceva correre un brivido e che anche se il signor Pinuccio fosse stato l’ultimo dei santi, sarebbe stato scandaloso:

“APPLAUSI COME UN EROE”.

Poiché il primo giorno di un processo non si può accogliere un indagato per abusi “come un eroe”.
Questo in realtà fu solo il primo di tutta una serie di episodi, nati dagli esempi dei comitati falsi abusi, che fecero non poco male (altro male…) alle vere vittime: bambine e loro familiari.
Ma anche a quelle vittime che mi preme ricordare (e lo faccio sempre) sono i bambini delle immagini pedopornografiche! Quegli stessi bimbi che verosimilmente oggi potrebbero non essere nemmeno in grado di sapere che la Giustizia li ha difesi, per il solo fatto che non cisono più……..
Per esserci (giustamente) scandalizzati davanti a gazebo per raccolta firme, corsi per insegnare agli educatori a come occuparsi dei bambini (corsi di Pino La Monica ovviamente: ricodate “quella carezza della sera”?),solidarietà di parroci garantisti a senso unico e quant’altro, siamo stati sommersi, non solo dalla vostra sensibilità ferita, ma anche da una serie di insulti e minacce da parte di uno sparuto, ma rumoroso e ben coordinato, gruppo di sostenitrici del Pinuccio nazionale.
Chissà se oggi le stesse hanno letto i giornali. Chissà a dire il vero se sanno leggere…..
La sentenza integrale a breve la mettere nel nostro sito. E sarà disponibile per qualsiasi studio legale ne facesse richiesta.
Oggi riportiamo la rassegna stampa.
Testimonianza che il male non sempre vince. Né vince chi è più arrogante, chi grida più forte, chi cerca di portare i processi in piazza. Chi accusa quelli come noi di fare “chiacchiere da bar” o di “speculare sulla pelle dei bambini” (certo non c’è concorrenza se la speculazione sulla pelle dei bambini è quando la stessa serve per farci la formichina….).

Partiamo dai titoli:

PINO LA MONICA SCHOCK.

“In forme subdole, insidiose e camuffate costringeva le bambine ad atti sessuali”.
Innamorato delle adolescenti. A Santiago per dimenticare una 13enne.
“Lle bimbe sedotte subdolamente”. Depositata la sentenza sul caso La Monica: “soggiogava le allieve”
“Trovate nel pc 399 immagini pedopornografiche: era una detenzione consapevole”.
“Non concesse le attenuanti: “per le ragazzine era un maestro, non si è mai pentito”.
“Gravi atti sulla piccola di 9 anni: è ancora turbata”.
“I servizi sociali non hanno lanciato l’SOS”.
“Adesso deve pagare i danni”.

Buon anno bambine. Che vi siete ritrovate a crescere troppo alla svelta.
Posso l’anno nuovo non presentarsi alla vostra porta, anzi, vi mandi un suo anno precedente. Che vi ripaghi, sotto forma di tempo, di quei giorni perduti, sprecati direi, nel dolore, nel pianto, nella paura.
E che davanti a voi ci siano solo il sereno. Quel orizzonte ricco di colori che tutti i bambini si meritano, ma voi, concedetemelo, un po’ di più.
Con al certezza che un domani, diventiate vostra volta donne e madri serene. Combattive (come le vostre), che guardando quella piccola indolore cicatrice, dicano al mondo che No, nessuno, ma proprio nessuno deve fare del male, ad un bambino! MAI!
A voi il mio abbraccio più pulito,  ai Pinolamonica di questo mondo  il mio più assordante silenzio.

Morte di un pedofilo.

“Un grande talento”. “Una bravissima persona”. “Un collega così buono non l’ho mai…”. C’è il solito copione del “loconscevobene” nelle frasi dette dagli amici e dai colleghi del soggetto che vedete ritratto nella foto, Richard Dyde, promettente ricercatore della York University di Toronto. Una buona carriera, ottime prospettive future, amato e benvoluto da tutti. Chissà, forse proprio perché nessuno gli ha sputato in faccia e gli ha fatto capire un po’ di cose, che il soggetto in questione si è tolto la vita. Dopo che la Polizia l’ha arrestato poiché aveva scaricato “ingente quantità di materiale pedopornografico, mettendosi in rete con tantissimi altri criminali pedofili” (la rete era composta da ben 57 soggetti, sparsi in tutto il mondo: Canada, Usa, Europa). Milioni di fotografie mandate qua e là per il globo. Con un risultato per la polizia canadese: quello di avere individuato 25 bambini canadesi tra tutti quelli presenti nella foto…. Proprio dopo la notizia del “salvataggio” di suddetti bambini, il pedofilo si è tolto la vita. Come abbiamo detto spesso, sono quelli che chiamiamo gli “effetti collaterali della pedofilia”, resi tali da chi questi soggetti li copre/protegge/coccola. Tanto, una fotografia che male vuoi che faccia……..

Un mutuo per Pino. Ma sarà vero? Le vostre perplessità.

In un periodo in cui siamo letteralmente in “overbooking” per mail e richieste di aiuto, forse ce la siamo cercata. Dico questa battuta  per spiegare che i 2 articoli di ieri, quello sugli abusi sul bimbo disabile e quello sul mutuo fatto per supportare Pino La Monica, hanno mandato in tilt il nostro sistema. Ed oggi sono tantissime le mail e le telefonate al riguardo (please, stop alle telefonate!).
Di gente furibonda, indignata, schifata, desiderosa di aiutare i nostri bimbi.
Sul tema abusi e disabilità, l’abbiamo detto e lo ripetiamo, abbiamo deciso di portare avanti una campagna molto forte, sia all’interno dell’opinione pubblica, che con interventi mirati, proprio in quelle realtà dove i piccoli disabili dovrebbero essere curati ed amati (mai come in questo caso il condizionale è d’obbligo).
Per il caso La Monica diciamo quanto dal primo giorno abbiamo detto:
ogni nostro intervento è in risposta a posizioni (le loro, loro intese quelle dei suoi supporters) che sono costantemente in bilico tra l’arroganza e l’inciviltà).
Oggi riportiamo giusto alcune osservazioni, che ci avete fatto.
Tutti vi chiedete una cosa, che in verità ci chiediamo anche noi, che come Onlus abbiamo (giustamente) un mare di controlli, anche di carattere fiscale.
Questa gente sostiene di poter raccogliere con alcune cene delle cifre elevatissime, per pagare appunto i centomila euro e rotti di spese legali / risarcimento alle vittime degli abusi.
La domanda è:
chi controlla questo flusso di denaro?
C’è qualcuno delle istituzioni che verifica il tutto, fino all’ultima pezza giustificativa?

Ed ancora, se bastano poche cene (le facciamo anche noi e credetemi se vi dico che da una cena solidale si ricava davvero ben poco) per coprire simili spese, la domanda che in tanti vi siete fatti è:
gli introiti arrivano appunto solo da quelle cene o c’è ben altro. Nessuno di voi infatti (e noi ci aggreghiamo) crede che ci sia solo quello. E nessuno vuole credere che una persona sana di mente apra un mutuo così elevato senza avere la certezza che quei soldi rientrino. Certezza matematica, non ideologica.
La domanda che quindi è legittimo farsi ed a cui chiediamo, alle istituzioni preposte, una risposta è:
chi finanzia realmente Pino La Monica?
Ma soprattutto una persona che aveva 399 files pedopornografici che giro di soldi realmente ha a disposizione?
È forse giunto il momento in cui qualcuno ci spieghi (e mi auguro che le motivazioni della sentenza in arrivo ce lo dicano) se quelle immagini sono state tutte scaricate gratuitamente o anche acquistate / scambiate. Poiché se prevalesse il secondo punto, credo sia legittimo porsi interrogativi ben più inquietanti ed indignati, di una cena natalizia o di un mutuo aperti per un pedofilo.
Dato che sappiamo tutti quanti che giri economici stiano dietro alla pedopornografia (anche) nel nostro paese.

“IO PEDOFILO? SI IN PASSATO, MA ORA MI È PASSATA E MIA MOGLIE MI RIPRENDE IN CASA.”

CINICO BLOG:

Da tempo denunciamo dalle pagine di questo (scomodo) blog una sorta di “normalizzazione” del crimine pedofilia (attenti bene alle parole).
Crimine che ha per vittime bimbi sempre più piccoli, soli, indifesi.
Bimbi a cui qua diamo voce.
Bimbi che vengono periziati e contro periziati (e con loro i propri genitori! A meno che non sia un caso di abuso familiare, allora nessuna perizia sul presunto abusante…..).
Oggi vi commento un’intervista. Apparsa a dire il vero alcuni mesi fa. L’ho tenuta nel cassetto, per farla macerare. Poiché se l’avessi commentata subito il tono sarebbe stato decisamente diverso….
L’intervista è apparsa su un mensile pubblicato in Lombardia. Carta patinata. Ricchi industriali sorridenti in copertina.
Servizio sulla pedofilia. In esclusiva intervista ad un pedofilo. Purtroppo anonimo.
Padre (felice) e marito (ora sereno).
Già da manuale l’apertura del pezzo (attenti alle parole…non solo alle mie 😉 ).
“…ci racconta e ci spiega quali sono i meccanismi che, in alcune circostanze, prendono il sopravvento creando le occasioni che portano l’uomo a commettere ciò che è impossibile anche solo immaginare”.
Scusa? Circostanze? Perché ci sono forse circostanze che ti fanno diventare pedofilo?
Per capirlo leggiamo l’intervista:
”Un amico mi passa alcuni file, tra l’altro scaricabili gratuitamente da programmi conosciuti e diffusi a livello mondiale. Tra le altre cose, musica, filmati, immagini, suonerie…da questi programmi è possibile scaricare materiale pedopornografico che, per curiosità, comincio a guardare”.
Domanda: “Come si presentano questi filmati?
Risponde il pedofilo: “Privi di qualsiasi forma di violenza, è questa la “furbata” da parte di chi li divulga. Le musiche di sottofondo sono piacevoli, i bambini “appaiono” sereni e consenzienti. Il tutto è compiacente. Potrei dire che l’impressione  generale è di avere a che fare con un contesto giocoso”.
Fermiamoci un attimo.
E andiamo a tradurre.
Si parla di “bambini consenzienti”. Che sorridono in quelle immagini, segno quindi che a loro piace quanto di lì a poco saranno obbligati a fare.
In più ci sono le musichette….
Suvvia e questo sarebbe un reato?
Poco prima invece leggiamo che i “furbi” sono quelli che divulgano. Poiché “non c’è violenza”, anzi è tutto un “gioco”.
A cui peraltro si arriva da programmi che si scaricano gratuitamente, come a dire, sono lì a portata di tutti, dov’è il male?
Il male  (il reato)c’è eccome se c’è, c’è in parole così, in atteggiamenti, pensieri, attitudini così. Ed in chi le sostiene.
I bambini delle foto/filmati che lui aveva, mi preme ricordare, avevano un’età massima di 10 anni. E minima di  3.
Ma continuiamo a leggere:
DOMANDA:
”Per soddisfare la sua curiosità, non le è bastato guardare il materiale una sola volta?
RISPOSTA: “. Ho continuato per qualche anno a fare uso di filmati che ho collezionato in una sorta di archivio personale.”
Ah ecco, per anni. Qualsiasi persona appartenente alla specie umana se si imbattesse in una singola  immagine pedopornografica, fosse pure fatta di bimbi sorridenti (…..) e con le musichette gioiose, se ne andrebbe a gambe levate.
Lui no. Lui (come tutti loro) ci sta dentro per anni. Anni che permettono che a monte, in qualsiasi parte del mondo, ci sia chi prenda quei bambini (sorridenti e con le musichette) e li abusi davanti all’obbiettivo. Per permettere a quelli come lui…di soddisfare una curiosità…
Curiosità che viene interrotta dalla Polizia Postale. Che smantella l’ennesima rete di predatori e arriva una mattina prue a casa sua. Toc toc…manette….
Ma il meglio (nell’intervista) deve ancora arrivare.
Alla domanda: “non ha mai sentito il bisogno di passare da spettatore ad autore?”, il pedofilo risponde:
”sinceramente no. Chi legge Diabolik non necessariamente ruba. Non so se non ci ho mai pensato o non ho mai voluto pensarci. So che non ho mai passato quel confine e non ho mai nemmeno né divulgato né condiviso con altri il materiale che avevo archiviato”.
Ma va?! Pensa un po’ che io avrei scommesso il contrario. Puntando sul fatto che davanti all’abile giornalista subito il predatore avrebbe ammesso di essersi stuprato i figli, quelli del vicino di casa, masturbato al parco guardando altri bimbi giocare e mandato a mille simili come lui decine di foto.
Ma non lo fa….chissà come mai…forse per non aggravare la sua posizione confessando dei nuovi crimini?
Forse….  
Peccato che gli studi scientifici dicano ben altro. E cioè che tutti i pedofili che scaricano immagini prima o poi (più prima che poi) passano all’azione, “stanchi” di limitarsi a fantasticare sul loro computer……
L’articolo prosegue, parlando dell’arresto e poi dei domiciliari. Che passa per i primi sei mesi in una comunità gestita da un religioso (e qua inorridisco poiché è la stessa –  mi risulta – che ospita ragazzini tolti dalla strada. Spero in stanze ben separate. Spero) poi entrando in cura presso il locale centro dell’Asl (su cui sorvolo…..), centro che grazie al lavoro svolto lo riavvicina alla famiglia.
Mia moglie aveva chiesto la separazione, ma ora siamo tornati insieme.
Evviva. Amo le storie con il lieto fine.
Chiedo solo alla sua signora cosa si prova a fare l’amore con una persona che magari, per eccitarsi, pensa di stare a letto non con un adulto: ma con un bambino. Dell’età dei propri figli che, preghiamo, stiano dormendo sereni nella loro stanza…….
Chiedo alla sua signora come si sente quan
o va al supermercato e lascia lei solo a casa, lei che quando la donna è uscita era in pigiama, sul divano con i suoi figli. Atteggiamento normalissimo che hanno migliaia di padri. Che però a differenza del marito, non hanno un’erezione davanti alla foto di un bimbo. Abusato (ma sorridente).
Mi fermo qua.

Per completare, leggete il post successivo.

LA MAPPATURA DELL’ORCO: IL CACCIATORE DI BAMBINI. DISABILI.

Quest’uomo che vedete nella foto, che si chiama Pietro Materi (di anni 30, nato a Tricarico), è in carcere. Con l’accusa peggiore. Essere un pedofilo. Che abusava di bambini disabili e collezionava le proprie nefandezze, immortalandole, per poterle poi scambiare con una vastissima rete di suoi simili presenti in ogni parte del mondo.
Quest’uomo di lavoro faceva l’insegnante di sostegno.
Chi l’ha conosciuto lo descriveva come: “gentile, sempre sorridente, mite, buono, generoso, molto attento ai bimbi che seguiva, etc. etc.”, per questo quando la notizia del suo arresto è girata in paese, tutti si sono schierati subito dalla sua parte: “impossibile, uno come lui”. Poi, la svolta. Nel materiale pedopornografico compare pure lui. Nell’atto di abusare un bimbo di 8 anni, gravemente malato (sindrome congenita malformativa, ritardo psichico, assenza del linguaggio,…: la vittima ideale!). Che doveva accudire, a cui doveva voler bene e che invece, carpendone la fiducia, e l’innocenza, ha abusato. Nel bagno della scuola. Durante le ore di lezione. Per ben due anni senza che nessuno mai se ne accorgesse (lo ripeto: senza che nessuno mai se ne accorgesse, per ben 2 anni!).
Si è arrivati a lui dopo un lungo lavoro fatto dalla Polizia Postale di Torino.
Lavoro nato nel 2008 e che ha portato la “nostra” Polizia ad interloquire con le polizie di mezzo mondo.
Lavorando sotto copertura infatti si è entrati a contatto con un numero impressionante di pedofili, sparsi in ogni luogo (dopo vi riporto dove), ma soprattutto ha portato gli uomini dell’arma a dover assistere a crimini indescrivibili. Anche per noi. Anche in un contesto come questo.
La maggior parte di questi pedofili era “amante di bambini disabili: tra le torture adorate (perdonate i verbi che sto usando…ma sono i “loro”) quelli per cui i bambini venivano legati, appesi a testa in giù e quindi….
Tutti avevano migliaia di immagini nei loro pc.
76 (settantasei) i soggetti arrestati. Per una rete che coinvolgeva, in ordine alfabetico:
l’Arabia Saudita, l’Australia, l’Austria, il Belgio, la Bolivia, il Brasile, la Bulgaria, il Canada, la Danimarca, l’Eire, le Filippine, la Francia, la Germania, la Gran Bretagna, il Mali, il Messico, la Norvegia, l’Olanda, il Pakistan, la Romania, la Spagna, il Sud Africa, la Thailandia, l’Ungheria, gli Usa e, dulcis in fundo, il bel paese, l’Italia (con bel 6 soggetti simili).
Non vi riporto il report della Polizia solamente perchè spiega il modo in cui li hanno catturati (e sveleremmo al nemico troppi dettagli), lo stesso dicasi per alcune modalità di scambio/produzione di materiale, però vorrei che vi soffermaste sull’elenco. Su quanti paesi sono coinvolti. E per un attimo pensaste ad uno di loro. Che cattura i “nostri” bimbi. Entra nel loro mondo. Non li cura, ma li abusa. E scambia, ridendo (sento le loro risa, e voi???) e “godendo” manda quelle immagini in tutto il mondo. Agli amichetti arabi ed a quelli irlandesi. In Thailandia come in Messico.
Mi rendo conto di voler essere disturbante con questo articolo (il tono dà fastidio pure a me), però da oggi, mi preme sottolineare, che parte della nostra lotta, del nostro impegno pubblico, sarà soprattutto per questi reati. A danno di bambini che hanno ancora meno voce degli altri.
Bambini speciali, come “Antonio”. 8 anni all’epoca dei fatti.
Vittima di Pietro Materi, anni 30, insegnante di sostegno, pedofilo. Che , dimenticavo, dall’inchiesta è emerso pure che passasse le vacanze estive nel sud est asiatico. Dove, forse, è ancora più facile predare.

Se avete un bimbo disabile che ha subito violenza, contattateci:
http://www.associazioneprometeo.org/pilot.php?cl=6&ip=159&iv=159&im=162

 Per qualsiasi “problema” incontraste nella rete:
http://poliziadistato.it/articolo/982-Polizia_postale_e_delle_comunicazioni

Quanto male portano con sé 45mila fotografie pedofile?

45mila fotografie.
Mi basta dire solo questo numero: 45mila. E vorrei che su questo rifletteste anche voi.
45mila immagini è un numero spropositato (anche se nel caso delle immagini di cui parliamo ne basterebbe giusto una!). Proviamo ad immaginarci di stamparle tutte e di metterle una vicino all’altra e poi di metterle a terra, in una piazza.
45mila fotografie la ricoprirebbero tutta, per grande che sia.
Una lunga enorme distesa. Di dolore.
Poiché le 45mila immagini hanno ben impresse violenze sessuali su bimbi anche piccoli.
Per la loro detenzione un “padre” trentino è stato condannato, la scorsa settimana, a 4 anni e mezzo di reclusione.

“ANNUNCIO: Bravi ragazzi. Seri. Intelligenti. Sensibili. Cercano persone da abbindolare, ottenendo lavoro a contatto con i bambini.”

L’annuncio di cui sopra potrebbe riassumere le due storie che sto per presentarvi. Accadute a distanza di 15 giorni l’una con l’altra nel Regno Unito. Dove per l’appunto due ragazzi, “buoni, onesti, bravi, socialmente impegnati, seri, etc. etc. etc.” sono finiti in stato di arresto, in quanto pedofili.
Quelli peraltro altamente pericolosi. Che lavorano in strutture (leggasi scuole) dove noi mandiamo tranquillamente le loro prede (leggasi nostri figli).
Partiamo dal primo.
Nome: Brian Syme.
Età: 32 anni.
Professione: insegnante di sostegno.
Passatempo: aprire profili come fosse una ragazzina sui social network più noti per catturare bambini.
Davanti agli agenti di Scotland Yard in lacrime ha ammesso di averne adescati giusto…una novantina.
Il Giudice che l’ha condannato ha affermato che una  delle sue colpe più grandi “è quella di aver violato la fiducia delle sue giovani vittime”.
Tra i capi di imputazione non poteva mancare la detenzione di materiale pedopornografico.
Interessanti le parole del Giudice al momento della condanna (da usare per qualsiasi caso di pedofilia):
“alla luce di quanto ho visto e sentito su questo caso credo che i bambini debbano essere protetti da un soggetto come lei!”.
Insieme al signor Brian è finito nel registro dei sexual offenders anche un altro suo simile.
Nome: Oliver Corbett.
Età: 25 anni.
Datore di lavoro: scuola.
Passatempo: nel computer aveva 62mila fotografie e 1.585 video di bambini. Chiaro il passatempo?
Arrestato, ed ora in carcere, resterà nel registro dei pedofili A VITA.
Un plauso agli agenti di Scotland Yard che per arrivare a lui hanno visionato 6milioni di fotografie…
Del soggetto aggiungiamo che è un esperto informatico, un “bravissimo ragazzo, senza precedenti penali o nemmeno sospetti che potesse avere una doppia vita”, e tutto quanto sapete oramai ricorrere nei più consueti standard pedofili.
“Bravi ragazzi. Seri. Intelligenti. Sensibili. Cercano persone da abbindolare, ottenendo lavoro a contatto con i bambini.”
Chi saranno i prossimi?

 
Link: la canzone:
http://www.youtube.com/watch?v=N3A6jaAzNQg

Per qualsiasi “problema” possiate incontrare in internet:
http://poliziadistato.it/articolo/982-Polizia_postale_e_delle_comunicazioni

Il video della Polizia Postale:
http://www.youtube.com/watch?v=u6mLirrz_8I

I pedofili che collezionano foto di bimbi abusati, non si considerano tali.

unesco
Pedocriminali.
La prendo, apparentemente, alla larga.
Ieri sera ho visto con un gruppo di amici il film “Cocaina” su Rai Tre.
Alcuni di loro lavorano in Polizia e quelle storie le conoscono benissimo.
Quello che più è emerso, al di là della miseria umana dei protagonisti ed alla bravura dei poliziotti (spec. il bergamasco 😉 ) è la non considerazione che i cocainomani hanno di sé come di drogati. “Non è mica droga la coca” o “non sono mica un drogato io” è la frase che è più ricorsa tra gli idioti visti ieri sera (in un film che andrebbe distribuito in TUTTE le scuole, medie e superori!!!!).
Perché, dicevo, l’ho presa alla larga?! Perché la stessa cosa capita per chi possiede materiale pedopornografico e, appunto, “non si considera un pedofilo”, bensì “un semplice fruitore di pornografia”.
Tale obiezione è ovviamente un subdolo alibi, peraltro molto fragile e facilmente“smontabile”.
Se fossero semplici fruitori di pornografia, avrebbero infatti a disposizione milioni di immagini di adulti.
Invece si indirizzano sui bambini. Solo, o soprattutto, su quelli.
Per questo sono anche loro dei criminali. PEDOFILI!
Alcuni dati pubblicati dagli amici del blog AbsoluteZero hanno riportato dei dati, interessanti; su un campione di pedofili accertati, questo è quello che avevano nel computer:

83% aveva immagini di bambini tra i 6 ed i 12 anni
39% aveva immagini di bambini tra i 3 ed i 5 anni
19% aveva immagini di neonati o bimbi di età inferiore ai 3 anni

E ancora:

92% aveva immagini di bambini coinvolti in attività sessuali o dei loro genitali   
80% aveva immagini che descrivevano rapporti completi e/o rapporti orali su bambini  
21% aveva immagini di pornografia infantile con atti di violenza (stupro, bondage, sadismo, etc.) .

Ecco perché l’alibi della pornografia (come quello che spesso ci sentiamo dire del “navigavo in siti per adulti ed accidentalmente sono incappato” – fermandomi un paio di giorni! – “in un sito con bambini”) non regge più.
Ecco perché, ripeto, sono anche loro dei criminali. PEDOFILI!
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