Articoli marcati con tag ‘prete pedofilo’

Si aggrava la posizione di Don Sergio Rappo.

Si aggrava la posizione del parroco di Schiò, don Rappo.
Nuove accuse arrivano sul tavolo degli inquirenti.
Pare che ci siano altri ragazzini che stanno denunciando l’ex coparroco di Schiò, Don Sergio Rappo: tra questi un 15enne che l’altro ieri ha aggravato con la sua deposizione la posizione del sacerdote, parlando dei “massaggi” che questo gli avrebbe fatto e per i quali si era allontanato dalla Parrocchia, non gradendo appunto tali comportamenti molesti.
Intanto torniamo a segnalare che per la prima volta in Italia una diocesi si è mossa nel modo migliore: per tutti.
Il vescovo di Vicenza Beniamino Pizziol (a cui va il plauso dal nostro coordinamento vittime per il precedente creato!) ha allontanato in “via cautelativa” il sacerdote coinvolto, pur ribadendo (giustamente) che l’allontanamento non va assolutamente visto come una anticipazione di colpevolezza, ma ha anche ribadito solidarietà alle vittime ed alla magistratura, “altrimenti sarebbe la confusione sociale”. Quella stessa confusione, servita altrove, per far assolvere delinquenti rei di aver sporcato la veste da loro indegnamente indossata. E quella dei bambini che hanno abusato.

DON SEPPIA RESTA AL FRESCO. Poichè pericoloso!

“Don Seppia resta in cella. La corte di Cassazione ha rigettato il ricorso presentato dal difensore di don Riccardo Seppia, il parroco genovese in carcere dal 13 maggio per tentata violenza sessuale su un chierichetto, offerta di droga e tentata induzione alla prostituzione minorile, per ottenere l’annullamento dell’ordinanza del Riesame genovese che lo aveva trattenuto in cella. Il difensore, l’avvocato Paolo Bonanni, aveva chiesto la scarcerazione o, in subordine, l’attenuazione della misura cautelare in arresti domiciliari o nel trasferimento in una struttura di cura. Ora si attendono le motivazioni della decisone della Cassazione. “Si e’ qui in presenza di un pericolo di recidiva particolarmente elevato”.

“Se i bambini mi dicono che fanno le porcherie”.

“Se i bambini mi dicono che fanno le porcherie”.
Breve spezzone tutto da vedere, per capire su quale terreno (fertile) poggia le sue basi al pedo-follia.

http://www.youtube.com/watch?v=nu7HuW2Lh1M

Sex and The Vatican ed i fedeli di don Seppia.

Il libro della vergogna.

Si chiama “Sex and the Vatican” ed al di là del titolo simil serial televisivo è un libro denuncia come mai prima in Italia avevamo letto ( e forse mai più, leggeremo…).
L’autore è un noto giornalista di Panorama, Carmelo Abbate, che i lettori di questo blog già conoscono per aver letto quegli articoli (tra gli altri) che portarono a far emergere il dramma della “setta” gestita dalla “santona di Brescia”.
Lo scorso anno Abbate fece un’inchiesta che si guadagnò non solo la copertina di Panorama ma anche pagine e pagine di articoli (soprattutto sulla stampa estera) facendo emergere alla luce del sole un fenomeno che, lo ammetto, non saprei come definire:
drammatico? Grottesco? Ipocrita? Forse tutto questo e molto altro. Il fenomeno era quello delle notti brave dei sacerdoti cattolici che a Roma (ma non solo) passavano con leggera leggiadria da una messa in Vaticano, ad un party (da loro organizzato) con escort gay.
Se si pensa alla politica per nulla gay-friendly mossa dai vertici della Chiesa, tale articolo potete facilmente intuire quanto scandalo fece.
Un anno dopo Abbate ha approfondito quelle poche (ma eloquenti) pagine di giornale e ne ha pubblicato un intero libro. Il cui sottotitolo, “viaggio segreto nel mondo dei casti” è tutto un programma.
Volevo riportarvi alcuni passi, ma in tutta franchezza, non avrei saputo quali scegliere, visto che c’è solo l’imbarazzo della scelta.
Qua, aggiungo solo, che non è la pedofilia a tenere banco. Quella è semmai il vertice di un sommerso malato. Deviato. Represso (ma neanche tanto a dire il vero). Frustrato (quello sì), ma soprattutto terribilmente bigotto ed ipocrita. Che vede il bambino (abusato) come punto ultimo, di non ritorno, per sfogare il proprio io malato.
Visto lo slogan del nostro blog, “non smettete mai di indignarvi”, trovo questo libro assolutamente coerente con lo stesso. E vista (l’ovvia) censura che ha colpito il libro stesso (che al contrario è ai primi posti di vendita in Francia) vi consiglio caldamente di leggerlo e farlo circolare.
Parlo oggi del libro (uscito peraltro oramai da una quindicina di giorni) dopo l’ennesimo caso di un pedofilo travestito da prete, emerso nei giorni scorsi in Liguria.
In uno degli articoli dedicati al caso leggiamo: “Ora tutti si scandalizzano. E tutti sapevano”, già perché del prete (don Riccardo Seppia) agli arresti per abusi su diversi ragazzini (tra cui pare pure un chierichetto disabile), che alle proprie vittime dava droga ed era solito frequentare saune e locali gay il soprannome più accreditato era di “Don della Notte”. Vista la sua ricca vita notturna.

A differenza però dei suoi predecessori l’ elemento nuovo stavolta (forse per la parola droga entrata nell’inchiesta? Chissà….) è la mancanza di difese di piazza.
Ma come nemmeno un libretto da dare di famiglia in famiglia con la vita del prete o uno striscione fuori dalla chiesa come han fatto per il collega don Massaferro? Nemmeno una bella veglia di preghiera fuori dal Tribunale come per don Marco Baresi? O i tatuaggi e le t-shirt con scritto Free Don da distribuire gratuitamente?
No. Ci deve essere qualcosa che non va tra gli abitanti di Sestri.
Qualcosa di serio. E naturale. L’umana avversione verso i pedofili. Specialmente quelli che con il loro essere sporcano Dio due volte…..

Nota:

Carmelo Abbate, Sex and the Vatican, Edizioni Piemme.

C’è anche un sito internet:
www.carmeloabbate.it

Qua invece lo potete acquistare:
http://www.macrolibrarsi.it/libri/__sex-and-the-vatican.php

Il funerale del prete pedofilo e il non rispetto per le vittime.

“La sua testimonianza di fede nessuno può cancellarla.”
L’ultimo oltraggio alle vittime della pedofilia.

Premessa. Quando apro le mie conferenze, specifico sempre che io i pedofili non li chiamo appunto pedofili ma “predatori”, predatori di bambini per l’esattezza.
È lo stesso modo con cui in America li chiamano: predators. Partendo dal modus operandi di questi criminali, che sono appunto cacciatori. I quali de-umanizzando le loro vittime (prede), fanno loro così tanto male…
Don Matteo Diletti quindi per il mio modo di esprimermi era un predatore di bambini (o semplicemente, usando il sinonimo più noto: un pedofilo).
Vedere che oggi un giornale locale di Bergamo dedica un’intera pagina al suo funerale, con tanto di foto a colori e titolo a caratteri cubitali, mi lascia assolutamente indifferente (mi spiace che la stessa cosa non capiti a voi che ci state nuovamente riempiendo di mail cariche di indignazione). Indifferente poiché altro non potevo aspettarmi se non questo.
Leggendo però alcuni passi dell’editoriale che accompagna tali foto e dell’articolo che racconta la funzione trovo doveroso soffermarmi su alcuni punti, poiché pare che la vicenda (squallida, squallidissima di questo prete pedofilo) a qualcuno forse ancora non è chiara…forse….
Leggere, ad esempio, che pure la bambina era innamorata del prete e che “in altri casi questa è un’attenuante” è la stessa identica logica che solitamente troviamo nelle dichiarazioni di chi fa turismo sessuale e dice appunto che le bambine “in quei posti lì (leggasi Thailandia, Romania, Brasile, etc.) sono già grandi a 10 anni, mica come le nostre”. Ergo le si può liberamente abusare, perché appunto le si è de-bambinizzate.
Con questo non voglio fare allusioni né paragoni scomodi tra l’articolo ed il turismo sessuale. Dico semplicemente che frasi così possono essere facilmente equivocate, finendo per legittimare comportamenti che, per fortuna (non sempre peraltro) nel nostro paese sono (ancora) puniti. E la storia mondiale degli ultimi anni ha dimostrato che il prefisso Don non garantisce più l’immunità in tal senso.
La vera colpa del sig. Diletti va innanzitutto al di là del tipo di abuso: al riguardo infatti leggiamo che alla fine si è trattato solo di “un bacio e mani imprudentemente allungate” (sic)…solo…: ora premesso che la vittima ha raccontato ben altro, resta che nessuno possa mai MAI molestare un bambino, in nessun modo e che l’abuso non si certifica solo con un atto sessuale completo, a cui la bimba peraltro se vogliamo dirla tutta riuscì a sottrarsi trovando finalmente il coraggio di chiedere aiuto! – ma anche “solo” con certe mani sul corpo del bambino.
La vera colpa, dicevamo, è che una bambina già abusata per anni e con idee suicide viene affidata ad un sacerdote (don Diletti), il quale anziché aiutarla, SALVARLA dagli abusi, la costringe a restare vittima dello “zio” abusante (subendo quindi nuove violenze) ma aggiungendo agli abusi dello zio, anche i suoi di abusi.
La vera colpa del sig. Diletti (peraltro non è vero che fu subito rimosso ma questo verrà dimostrato nelle apposite sedi e ne riparleremo) è stata quella di aver fatto credere alla bambina (sua allieva di religione) che tutti i “maschi” fossero così, degli abusanti, e che lei fosse unicamente un giocattolino. Da passarsi. Di letto in letto. Di pedofilo in pedofilo (come dimostrano gli sms che i due pedofili si mandano tra di loro, gelosi l’uno dell’altro, come bestie, anzi predatori in calore preoccupati non della loro reputazione – quella preoccupazione non l’hanno mai avuta – no, preoccupati di perdere la preda e, rinunciando così a tanto facile piacere….!).
Questa la vera colpa. Che la Giustizia, una volta tanto, ha fatto pagare (benché con una pena irrisoria, SOLO quattro anni….).
Quattro anni…meno di quanto tempo la bimba (oggi maggiorenne come specifica il giornale, quasi a voler dire “tanto è cresciuta, le sarà pure passata o no?!”) ha vissuto lontano da casa. Crescendo con degli zii e non con i genitori, grazie al subdolo lavorio del sig. Diletti che le ha messo contro l’intera comunità e soprattutto i suoi coetanei (quanto siamo tentati dal pubblicare le loro deposizioni in Procura…).
Quella bimba più volte ha pensato di farla finita. Ma del suo dolore, eterno, chi difende il prete pedofilo pare non preoccuparsi, se non con quelle frasi di circostanza subito smentite dai pensieri sopra riportati.
Pensieri pericolosissimi di cui gli abusanti si nutrono, per costruire la loro facciata.
Pensieri pericolosissimi poiché quando il pedofilo capisce che non la farà più franca e che quei “pensieri” non convincono più nessuno, si toglierà la vita. Dalla vergogna.

Un’ultima nota:
è stato detto durante l’omelia: “La sua testimonianza di fede nessuno può cancellarla.”
Non ne dubitiamo. Sicuramente avrà fatto moltissimo bene.
Ma “la sua testimonianza di pedofilo”, pure, è entrata dritta nei manuali di criminologia e “nessuno può cancellarla”.
Soprattutto chi ne è stato vittima.

Parliamo di spaventapasseri, pedofilia e omosessualità.

Pochi giorni fa un giovane seminarista commentava un mio articolo insultando (con toni poco seminaristi….) la vittima di un prete pedofilo, che a suo dire era (la vittima non il prete) “un tossico…malato di mente…spacciatore…noi lo conosciamo bene e sappiamo che delinquente è” etc. etc..
Nemmeno davanti all’evidenza dei fatti, nemmeno alle immagini pedopornografiche nel computer (“chi di noi non ha scaricato per sbaglio ed ha nel computer immagini così” – sic!!!!) il ragazzino, che speriamo tutti abbandoni la via sacerdotale altrimenti chissà cosa ci troviamo tra qualche anno, prendeva appunto al tangente e non vedeva ciò che era sotto agli occhi di tutti.
Voglio, seppure nella negatività del giudizio, concedergli un minimo di “buona fede”, nel senso che soggetti così purtroppo (per loro e per noi) sono ciechi indottrinati, ai quali è stata applicata quella che in America chiamano la teoria dello “spaventapasseri” (una sottile forma di plagio che funziona ovviamente tanto più i “benficiari” sono, per così dire, portati a credere a certe falsità).
Ovvero davanti ad un caso eclatante, come lo è un reato di pedofilia che coinvolge qualcuno molto importante o in vista, si deve far indirizzare le attenzioni della gente su qualcosa d’altro.
Lo spaventapasseri quindi entra in azione. E non importa se è fatto con una vecchia scopa e dei ciuffi di fieno, che lo rendono così ridicolo e fasullo come una Lacoste comprata in spiaggia il 15 di agosto a Rimini, purtroppo certi miseri volatili, lo prendono per vero.
Lo Spaventapasseri è stato usato, pochi giorni fa anche sulle pagine del New York Times dove il presidente della Lega Cattolica Bill Donohue, ha scritto, a proposito dei casi di pedofilia nella chiesa quanto segue, riportando la falsa equazione “pedofilo = omosessuale”:
“Il ritornello che gli abusi ai danni dei bambini sono una realtà nella Chiesa è due volte falso.. Non erano bambini e non sono stati violentati. Sappiamo dello studio di John Jay (condotto nel 2004 dal John Jay College of Criminal Justice, nda) che rivela che la maggior parte delle vittime sono adolescenti che sarebbero stati inopportunamente tastati. E ciò non è uno stupro. […] Il Boston ha parlato della relazione di John Jay sottolineando che ‘oltre tre quarti delle vittime erano in età postpuberale, e che quindi non veniva soddisfatta la definizione clinica di pedofilia’. In altre parole, il problema è l’omosessualità, non la pedofilia”.
Ed aggiunge: “Francamente è più accettabile per la nostra società difendere i diritti dei detenuti di Guantanamo invece che i diritti dei sacerdoti”.
Non perderò tempo a commentare le falsità riportate, ma stavolta mi limiterò a ribadire questo. Ovvero che ci troviamo in presenza dell’ennesimo nuovo Spaventapasseri.
Per fortuna noi che la conquista del cielo ce la siamo guadagnate volo dopo volo, non abbiamo nulla a che spartire con quelle povere quattro cornacchie, illuse che Spaventapasseri così ancora possano avere una loro funzione.

“Curava” i ragazzini gay, obbligandoli a rapporti orali. Pastore in carcere.

Chi legge questo blog sa che di (folli) scuse da parte degli abusanti, negli anni, ne abbiamo sentite un’infinità.
Dal pedofilo che dà la colpa al gatto per avergli scaricato migliaia di immagini pedopornografiche, alla sorella del pedofilo che manifesta per lui in piazza perché le bambine queste cose se le inventano, a quello che collezionava immagini di pedofilia estrema “per motivi di studio” a quello ancora condannato per detenzione di pedopornografia che si offre di curare chi ha la dipendenza da materiale pedopornografico. Le scuse, i finti alibi (meglio chiamarli così) sono, lo ripetiamo, un’infinità.
Così come le altrettanto folli usanze, che hanno sempre come minimo comune denominatore l’abuso.
Una su tutte questa che vi ricordiamo con questo link:
http://www.associazioneprometeo.org/pilot.php?cl=0&ip=298&iv=298&im=373
È come se fosse in corso una gara, dove la follia in competizione con sé stessa, si rincorre, surclassandosi di volta in volta.
La notizia che analizziamo sta facendo il giro del mondo.
In Usa è finito in carcere un giovane pastore della chiesa di “Victory Fellowship” che curava, già “curava”, i ragazzini (ma anche gli adulti) che si confidavano a lui in quanto omosessuali, obbligandoli ad avere dei rapporto orali.
Alla polizia che l’ha arrestato ha dichiarato che quello era il modo in cui li aiutava per ottenere “la purezza sessuale agli occhi di Dio”.
Con due vittime (all’epoca dei fatti 14 enni) ha avuto circa una cinquantina di “incontri” nell’arco di 4 anni.
Al giudice ha detto (squilli di tromba, please) che  “in quanto pastore sentiva che era suo compito aiutare questi ragazzini e quindi, per farlo, mentre aveva con loro rapporti sessuali…mentalmente pregava per loro”.
E ancora:  “quando i ragazzini eiaculavano, i pensieri demoniaci uscivano da loro”. Ecco spiegati i rapporti sessuali.
Tra i testimoni anche un uomo di 23 anni che rivoltosi al Pastore per problemi con la moglie, si è visto abbassare i pantaloni e toccare i genitali.
Medicina alternativa?
Riti a noi peccatori, incomprensibili?
Chissà.
Certo è che l’uomo, che si chiama Brent Giroeux è stato rilasciato dietro cauzione ed a fine aprile siederà sul banco degli imputati.
Chissà nel frattempo se i problemi coniugali del suo assistito, sono rientrati.
Se  pensiamo che in Italia, per “guarire” (sic) gli omosessuali li mandano a Medjugorie…..

Ancora su Don Matteo Diletti: stralci della sentenza di Cassazione

 

ANCORA SUL CASO DON DILETTI.

ESIGIAMO RISPETTO PER LE VITTIME DELLA PEDO-FOLLIA.


Partiamo da questo comunicato diffuso un paio di giorni fa:

“Per don Matteo la grazia a caro prezzo” .
Il corpo di d. Matteo Diletti è stato ritrovato in territorio di Marone sulla sponda bresciana del lago d’Iseo. Don Matteo era scomparso dalla fine di settembre, poco prima che la Cassazione, all’inizio di ottobre scorso, confermasse la precedente condanna del tribunale per pedofilia.
Il vescovo mons. Francesco Beschi ha sempre seguito con profonda partecipazione la vicenda. Il dolore per la conferma definitiva della morte si stempera con il piccolo sollievo di vedere restituiti i poveri resti del corpo di don Matteo e di avere quindi la consolazione del pianto e della preghiera.
Il mistero della morte in cui d. Matteo è entrato ce lo sottrae per sempre. Insieme però la sua vita definitivamente conclusa ce lo presenta nel bene che ha fatto, confermato dal molto affetto della gente che egli ha servito nel suo ministero. E ce lo consegna anche nel male che egli ha saputo riconoscere, che la giustizia umana ha definito, per il quale egli ha potuto chiedere la misericordia del Signore morto “per i nostri peccati”, come noi credenti ricordiamo sempre nelle nostre preghiere.
Il dolore e l’umiliazione che don Matteo ha dovuto affrontare per il processo hanno aiutato lui e noi a capire quella che è stata chiamata la “grazia a caro prezzo”, la incommensurabile preziosità del perdono che non ci meritiamo mai e che ci viene donato sempre.
Invitiamo tutte le comunità cristiane a pregare per il nostro amico, il nostro fratello, il nostro confratello sacerdote don Matteo Diletti.
Mons. Alberto Carrara
Delegato vescovile per la cultura e le comunicazioni sociali

 Visto quanto ci avete scritto dopo averlo segnalato vi prego di non commentare in modo volgare. Anche perchè più volgari di così non potreste essere e quindi sarebbe una gara già persa in partenza.
A me personalmente fa male leggere note come questa. Molto male.
Era solo un anno fa quando il Papa chiese scusa alle vittime, pianse con loro e disse di aiutare le associazioni e tutte quelle persone che a supporto delle vittime della pedofilia, crimine contro l’umanità, si schieravano.
Il supporto incondizionato alle vittime, continuo ad illudermi, non sia stato fatto solo a parole. O a fronte di ingenti risarcimenti danni (peraltro non dimentichiamo che il processo Diletti è ancora aperto per quanto concerne la causa civile!!!).
Quando leggo di “dolore ed umiliazione” che Don Diletti ha patito durante il processo mi vengono in mente tutti gli attacchi che i familiari hanno subito in questi anni. Ed i senso di colpa della vera ed unica vittima, la bimba, a cui Diletti mandò pure un sms dicendo “guarda che se parli io mi uccido”. La bimba che lui poteva/doveva salvare dai 3 anni di abusi che lei stava subendo dallo “zio” e che invece identificò come una preda perfetta, tanto già era abusata e quindi già sapeva di dover stare il silenzio.
Fa male vedere che per lei e la sua famiglia non ci sia una, dico una sola parola di conforto. 
Fa molto male vedere che si parla di perdono per gli abusanti (e pure suicidi, categoria questa solitamente poco graziata all’interno della chiesa), mentre si continua a mantenere una sorta di fatwa cattolica sulle vittime e su chi le difende.
Peccato. Davvero un peccato. Un’altra occasione sprecata. Un altro passo indietro fatto, rispetto all’esempio del Papa.
Per conto nostro, continueremo invece a gridarlo forte quel dolore, dato che pure Gesù, l’unica volta in cui perse veramente le staffe e parlò, anch’egli di suicidio, fu quando invitò “chiunque scandalizzi un bambino a mettersi una macina da asino intorno al collo e buttarsi in fondo al mare”. O da un dirupo. È lo stesso. 

Stralci della sentenza di Cassazione emessa Nel nome del popolo italiano: 
“La negazione del Diletti sul punto, che aveva ammesso solo di averla baciata, non poteva ritenersi attendibile, alla luce di quanto dallo stesso imputato scritto alla ragazza con messaggio telefonico il giorno successivo, nel quale egli dichiarava di non aver avuto intenzione di farle del male e la scongiurava di non rovinarlo. Pag. 4
”Per contro, proprio i riferiti toccamenti ritenuti invasivi giustificavano la reazione  della ragazza notata dai genitori quella sera ed il malessere che ne era conseguito (Nota: la ragazza ha attacchi di panico e crisi isteriche dopo che il Diletti si presenta a casa sua parlando con i genitori).  

Infine il vescovo ausiliario di Bergamo aveva riferito che Don Matteo, dinanzi a lui, pur affermando di sentirsi tranquillo, aveva chiaramente ammesso che i toccamenti avrebbe potuto evitarli, intendendosi con tale termine quelli di natura sessuale”.
(…) “Conferma di tali accadimenti venivano ancora una volta tratti dal SMS inviato dal Diletti alla ragazza il 9/12 nel quale egli diceva: “… ti immagino sopra di me mentre ti tocco tutta quanta”; il che mostrava l’antecedenza ai fatti rispetto all’11/12 nonché la natura materiale e non spirituale del contatto, come invece pretestuosamente ricostruito dall’imputato”. Pag. 5
Avendo troppo rispetto per tutti i preti onesti che con gente così non hanno nulla da spartile, trovo sia meglio fermarsi qua. È già abbastanza disgustoso il poco letto. 

Aggiungiamo solo una nota:  
Non è la famiglia della bimba che ha ucciso Diletti. Diletti si è ucciso da solo. E se una mano lo ha spinto dal dirupo è quella di chi lo ha sempre difeso ad oltranza. Poiché quando ha capito che non c’era nulla da fare. Quando ha capito che la Cassazione l’avrebbe mandato, non più nuovamente in un Cre estivo come aveva fatto pochi mesi prima malgrado già due condanne in primo e secondo grado bensì in carcere, la vergogna ha prevalso su tutto. E non ha retto. 
Gente così non si uccide per le vittime, per il solo fatto che per le vittime non provano nulla. Né hanno alcun rimorso verso i propri atti. Gente così più in alto viene portata, più cadrà quando la vicenda processuale arriva alla meta: la giustizia.
Meditino i vari supporter di quei casi qua spesso toccati…

CINICO BLOG – CONDANNATO DON CONTI. MA IL TRATTAMENTO NON È GIUSTO.

Partiamo dalla notizia, che riportiamo integralmente e che probabilmente già ieri avrete letto. Poi il nostro commento:
“Ha abusato di sette ragazzini minorenni, nell’arco di dieci anni, tra il 1998 e il maggio del 2008. Arrestato nel giugno di tre anni fa, è stato oggi condannato don Ruggero Conti, ex parroco della Natività di Maria Santissima a Roma. I giudici della VI sezione del tribunale penale collegiale gli hanno inflitto una condanna di 15 anni e 8 mesi di reclusione. Il sacerdote è stato condannato per tutte le contestazioni, tranne che per un episodio per il quale il tribunale ha dichiarato di non doversi procedere per intervenuta prescrizione. I giudici, presieduti da Francesca Russo, hanno anche stabilito che l’imputato risarcisca in sede civile le parti offese costitute in giudizio, stabilendo intanto una provvisionale immediatamente esecutiva pari complessivamente ad oltre 200mila euro. Don Ruggero è stato anche condannato a pagare una multa di 42mila euro. Nessun commento è stato fatto alla lettura della sentenza dal prete.

 VITTIMA: NON FARA’ PIU’ MALE A NESSUNO «Dopo tutto quello che mi ha fatto a questo punto me lo aspettavo, ho sempre avuto fiducia nella giustizia. Speriamo che così non faccia più male a nessuno». Questo quanto riferito all’avvocato di parte civile, Fabrizio Gallo, da una delle vittime degli abusi da parte di don Ruggero Conti. Per il legale oggi «abbiamo perso tutti, una sentenza che colpisce le parti offese irrimediabilmente segnate da questa vicenda e, ovviamente, anche l’imputato che si farà il carcere». Secondo Gallo «il processo ha dimostrato che i fatti sono veri e che quindi le vite di molte persone sono irrimediabilmente distrutte. Mi auguro che la chiesa prenda una soluzione e tenda a risarcire le parti offese che sono state abbandonate, nessuna ha teso una mano per chiedere scusa o aiutarli».”

Questa come dicevo la notizia.
Vi ha stupito la scritta “non è giusto”?
Ve la riscrivo, scandendola bene: NON È GIUSTO.
E vi spiego perché?
Scusate ma ci spiegate Don Ruggero cos’ha meno di Don Matteo Diletti, di Don Lù, di Don Dessì, di Don Marco Baresi?
Sono tutti accomunati da sentenze di condanna per pedofilia? Sì, e allora perché a lui non dedicano almeno una misera fiaccolata (i ceri non mancano)?
Non dico i tatuaggi come a Don Baresi o le t-shirt con la scritta Free Don. Non dico una pagina di Facebook di suoi fans come a Don Diletti (pedofilo e latitante). Ma almeno uno striscione, piccolo piccolo, pure a lui. Dai su. Ci avete abituato troppo bene, manifestando la vostra innata imbecillità.
Ora che ci avete viziato, non tiratevi indietro.

per ripassare il concetto:

Don Lù condannato a 7 anni e 8 mesi!!!!!!!!!!!!

APPENA BATTUTA.

DON LUCIANO MASSAFERRO CONDANNATO.

Alassio. Colpevole e condannato a 7 anni e 8 mesi di reclusione. Questa la pena inflitta in primo grado a don Luciano Massaferro, il sacerdote di Alassio accusato di abusi sessuali su una minorenne della sua parrocchia. Il collegio giudicante composto dai giudici Zerilli, Rossi e De Dominicis ha aggravato la richiesta di condanna avanzata dalla pubblica accusa (pm Alessandra Coccoli e Giovanni Battista Ferro), che aveva proposto sette anni e mezzo.
“Don Lu” è stato inoltre interdetto perpetuamente dall’esercizio dei pubblici servizi e dei servizi a fini educativi. E’ stato inoltre disposto un risarcimento di 180 mila a beneficio della bambina e di 10 mila alla madre della stessa. Il sacerdote era stato arrestato nel dicembre del 2009 con un addebito come un macigno: aver abusato di una ragazzina di 12 anni, almeno in tre momenti diversi. Molti parrocchiani si erano stretti intorno al loro pastore in segno di solidarietà, con manifestazioni pubbliche di vicinanza.
NOTA: Massima solidarietà alla famiglia ed alla bambina.
Massimo disprezzo per chi ad oggi manifesterà per lui.

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