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SENTENZA PINO LA MONICA. Parte1 – La pedopornografia.


La sentenza di primo grado di condanna a 9 anni e 9 mesi di Giuseppe La Monica, detto Pino, l’ho ricevuta poco prima di Natale, anticipata da un lungo sms, questo:

“Ciao Max è uscita finalmente la sentenza. Avrei voluto spedirtela per e-mail ma 122 pagine sono troppe e la posta elettronica non le ingoia. Ti spedirò per posta un dischetto.
.Perchè lo faccio? Perchè lo meriti.
In questi due anni ci sei stato vicino più che mai.
Ti abbiamo conosciuto e poi incontrandoti abbiamo scoperto la meravigliosa persona che sei e la tua splendida associazione, fatta da tante belle persone che lavorano duramente nell’ombra.
Ti manderò un dischetto per posta della sentenza. perchè so che la pubblicherai.
Ovvio che depennerai tutti i nomi, ma per quanto riguarda mia figlia, e tu sai chi è perchè l’hai conosciuta, potrai scrivere xxxx (nota mia: in realtà ho deciso di omettere anche il soprannome).
E’ un nome anonimo, ma c’è chi lo conosce e gli servirà a fargli capire che non ho alcuna cosa di cui la coscienza mi rimproveri.
La mando a te perchè ripeto ci sei stato vicino per tutto questo tempo.
La mando a te perchè la metti sul tuo blog e sia di aiuto a tutti quelli che purtroppo si sono trovati nella nostra condizione, e che perciò abbiano il coraggio, senza se e senza ma, di denunciare senza timori eventuali casi.
La mando a te per fare coraggio a quelli di Rignano Flaminio , Vallo della Lucania e chissà quant’altri.
Per far capire a loro che la Giustizia, anche se lenta e farraginosa, alla fine arriva. Il tempo di attesa ti uccide, ma arriva.
Noi abbiamo avuto la fortuna che a sostenerci c’era un avvocato unico. Scarpati. Non era solo avvocato ma anche genitore, che ci ha sostenuto non solo professionalmente ma anche moralmente.
Ed abbiamo avuto una PM, Maria Rita Pantani che senza se e senza ma è andata in fondo alle cose.
I giudici non sono stati da meno, ma non hanno fatto altro che dedurre i fatti ed emettere una sentenza.
Grazie di tutto Max e…buon anno a te, ai tuoi collaboratori e a tutti quelli che ti seguono.”
Appena ricevuta l’ho letta di getto e lo ammetto sono stato male.
Nulla che non sapessi già, ma vedere una dopo l’altra tutte quelle barbarie…..
Poi ho dovuto metterla da parte ed impormi di non pensarci.
Ieri l’ho ripresa in mano. Letta a pezzi, poco per volta.
Ed oggi mi trovo a commentarla non sapendo sinceramente bene da dove cominciare né dove andare a parare.
Vorrei sdrammatizzare con una battuta ma stavolta a dire il vero c’è poco da ridere.
E se è di riso che abbiamo bisogno, pensiamo allora a chi ha fatto un mutuo per difenderlo, a chi faceva volantinaggi e raccolte firme, a chi ci inondava di minacce infamie ed insulti, a chi faceva l’elenco dei casi persi in Tribunale da noi (2 – dimenticando invece i più di mille vinti!) facendo passare l’equazione per cui tutti i casi di pedofilia erano “falsi”), ed a tutto il teatrino dei malati e deviati guitti che questa triste storia ha messo in scena.
Prima di analizzare quanto segue un  augurio, oggi come allora, che il sig. Giuseppe La Monica, detto Pino, si mantenga in salute e sentimento. Fino alla Cassazione. Ed alla certa Galera che ne seguirà……..
Perché dopo quanto ho letto il carcere è l’unico posto dove deve stare, per espiare una pena che per quanto grande sia (e 9 anni sono tanti in Italia) non sarà mai sufficiente….
In Galera. A meno che non scappi prima…
La sentenza (scritta benissimo! E chi vuole intendere intenda…) è innanzitutto testimone del grande lavoro fatto dalla Procura ma soprattutto del rispetto che si è sempre avuto per le parti ferite.
L’approccio alle parole delle bambine, alla loro sofferenza anche solo nel ricordo, si percepisce in ogni singola nota a loro dedicata.
Sembra quasi di vedere il Pubblico Ministero i Giudici ed i vari operatori delle forze dell’ordine avvicinarsi a loro in punta di piedi, con rispetto. E credetemi, io che di sentenze ne ho lette molte in questi anni, non sempre ho colto questo atteggiamento e proprio per questo, in tempi come questi, ci tengo a sottolinearlo.
Anche perché è marcatamente all’opposto dell’atteggiamento degli “altri”, di quelli che sfilano pro Pino e le cui testimonianze sono così ricche di contraddizioni che verrebbe da suggerire a qualsiasi altro pinolamonica di evitare nei propri processi di portare testimoni a proprio carico.
Parlando dei testimoni chiamati a sua difesa leggiamo (pag. 105):
“…la stessa credibilità di molte di queste testimonianze è apparsa già di per sé traballante e, per così dire, intermittente. Infatti gli esami condotti in aula hanno dato la netta impressione che quei testimoni fossero già ab initio inclini ad una assoluta ed incondizionata benevolenza verso l’imputato, tale da rasentare in qualche caso la beatificazione (sic) della sua figura (ad esempio Barbara L. ha parlato di PINO come di una “guida” che aiuta a “crescere”….), mentre tutte le persone offese, nelle rispettive audizioni protette, benché vittime, sono apparse più caute e prudenti, anche in negativo, ed in ogni caso non hanno mai mostrato di essere animate da acrimonia o da intenti di demonizzazione dell’imputato”.
Basterebbe questo per rispondere alle polemiche di questi mesi, alla differenza tra la mancanza totale di dignità da una parte e la grandezza morale dall’altra, ma riportiamo ancora una frase:
”Ora che le lezioni di LA MONICA potessero essere piacevoli ed interessanti per la maggioranza dei bambini partecipanti, e che i rapporti tra l’insegnante e gli alunni fossero talora splendidi e comunque generalmente buoni, può dirsi un dato di fatto sostanzialmente acquisito: del resto…è emerso che anche le stesse persone offese avevano già frequentato in precedenza e con soddisfazione, altri corsi dell’imputato o, comunque, alle prime lezioni iniziali dei corsi incriminati, si erano dimostrate contente (o anche entusiaste) di parteciparvi, tuttavia per queste 9 bambine l’iniziale approccio positivo con l’imputato e con i suoi metodi ad un certo punto è venuto meno (improvvisamente o progressivamente) e ciò proprio a causa delle pesanti attenzioni fisiche e degli abusi sessuali che hanno cominciato a subire…”.
Questa parte riassume quanto da sempre diciamo. Un pedofilo può incontrare migliaia di bambini ed essere per loro il miglior amico, professore, educatore, sacerdote, papà, etc. etc. del mondo. Poi però ne incontra uno, uno solo e con quel uno, spazza via tutto il bene che gli altri hanno avuto modo di vedere……
Questa, solo questa, è la pedofilia!
E qua le bambine sono ben 9. Di tre realtà diverse. A cui, non dimentichiamolo mai, vanno aggiunti i bimbi dei 399 files pedopornografici estremi. Di loro parlo sempre. Perché a differenza delle 9 bimbe non hanno avuto nessuno vicino. Nessuno che li aiutasse. Che li difendesse. Che li salvasse.
E chissà molti di loro che fine hanno fatto……
oggi perlomeno questa sentenza ridà loro la dignità rubata.
399 immagini pedopornografiche sono un mondo di bambini violati.
Ed i cui abusi sono stati minuziosamente catalogati.
”Negli allegati della consulenza  tecnica della Polizia postale sono presenti alcune stampe, esemplificative, delle immagini più significative, che ne consentono la valutazione: la natura pedopornografica è fuori discussione”.
Poco più avanti: “…dato il cospicuo numero… e considerato che normalmente i siti internet che offrono contenuti pedopornografici, proprio perché illeciti, non sono accessibili con facilità ed anzi sono sovente celati e protetti risulta francamente del tutto inverosimile l’ipotesi dello scaricamento casuale, o non voluto, in una unica occasione, ed appare per contro assai più razionale e credibile una attività, prolungata e ripetuta nel tempo, di ricerca mirata al procacciamento di simili contenuti.”
E da un’altra parte della sentenza leggiamo:
”significativamente poi non risulta che in quegli stessi PC fossero presenti anche immagini pornografiche “normali” cioè relative ad adulti”.
Questo passaggio pone la parola fine a tutte le (assurde) interpretazioni date dai suoi supporters in questi lunghi mesi…..
Certo ancora una volta viene un brivido (di paura e dolore) a pensare che un soggetto così di giorno aveva il compito di “educare” i bambini e la sera si metteva a caccia di loro coetanei in rete. Catturandoli. In situazioni così:
“rape child porn”, ovvero foto pornografiche con bambini stuprati (Rape = stupro); “3yo”, ovvero three years old, tre anni……
Lo stesso educ-attore che insegnava in rinomate scuole cattoliche.
Lo stesso educatore che d’ora in poi chiameremo non più così ma con le modalità con cui si presenta ai giudici, regalandoci in chiusura di questa prima analisi della sentenza, un sorriso. Lo stesso sorriso che impedisce alla bocca di allargarsi troppo. Per vomitare:
“docente di attività espressiva propedeutica alle attività espressive e dinamiche comunicative e abilità razionali” presentazione che il Giudice definisce, nero su bianco nella sentenza: “definizione di complessità pari alla sua astrusità”.

A breve. Dalla sentenza di primo grado di condanna di Pino La Monica: la voce delle bambine abusate (“l’insegnante aveva iniziato a toccarle le tette e poi in seguito veniva fuori – dal bagno – con il pene dritto e se al tirava a lei…dicendole frasi del tenore: mi sono innamorato di te, se vuoi scappiamo insieme…”) ed il modo in cui Pino si è difeso (partendo proprio dai pc che aveva e dai suoi colleghi dell’officina incanto).

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