Articoli marcati con tag ‘si può sopravvivere all’abuso’

Come la normalità ci salva dalla anormalità. Rossetti a Bergen Belsen.

Ieri mi sono imbattuto in questa opera di Bansky, artista che sto apprezzando molto (se non lo conoscete mi permetto di consigliarvi di avvicinarvi al suo mondo). Per un attimo mi sono sentito spiazzato: non capivo infatti come un “Genio” come Lui, potesse essere così “irrispettoso”. Poi sono andato a fondo, scoprendo così la storia che c’è dietro a questo disegno. L’opera è ispirata ad un fatto realmente accaduto e di cui si parla in un diario di guerra, scritto dal tenente colonnello Mervin, uno dei primi soodati britannici ad entrare nel lager nazista di Bergen Belsen, nell’aprile del 1945. Scrive il soldato nel suo diario: “ci volle un po’ per abituarsi a vedere donne e bambini che crollavano a terra nel momento in cui si passava loro accanto…ci si dovette abituare in fretta all’idea ch el’individuo semplicemente noncontava nulla. Si sapeva che ne morivano 500 al giorno e che ne sarebbero continuati a morire 500 al giorno per delle settimane ancora…”. Un giorno al campo arrivano dei rifornimenti. Tante casse della Croce Rossa. Ma al loro interno, anzichè cibo e medicinali, ci sono dei rossetti. Sì,avete letto bene, rossetti. “Noi urlavamo il desiderio per centinaia di altre cose” scrive nel diario, “noi urlavamo il desiderio per centinaia di migliaia di altre cose e non so chi chiese rossetto. Vorrei tanto scoprire chi fu, perchè fu un atto di genio, pura incorruttibile genialità. Credo che nulla fece più per quegli internati di quanto fece quel rossetto. Le donne giacevano nei loro letti senza lenzuola né vestaglie ma con labbra rosso porpora, le vedevi vagare senza nulla più che una coperta sulle spalle, ma con labbra rosso porpora. Vidi una donna morta sul tavolo mortuario e raccolto nelle sue mani c’era un pezzo di rossetto. Finalmente qualcuno aveva fatto qualcosa per renderli nuovamente individui, erano qualcuno, non più solo il numero tatuato sul braccio. Finalmente potevano interessarsi al loro aspetto. Quel rossetto iniziò a ridar loro la loro umanità.” Ecco, mi è venuto in mente, leggendo questo passo, il lavoro che si fa per tornare dalla non vita scaturita dall’abuso, alla vita vera e propria. Rivestire i panni della PERSONA e non più dell’oggetto, è un primo fondamentale passo. Che può nascere anche da un gesto banale, come quello di mettersi un rossetto, ma che davanti al male è un passo simbolico importantissimo, perchè al male dice: “non hai vinto tu…ed oggi io mi specchio e mi vedo bella e incorrotta, come mai prima d’ora”.  banksy-camp-medium

“Una storia come tante” . Sopravvivere all’abuso si può!

“Una storia come tante.” La vostra voce.

Si apre così la mail che stiamo per riportarvi. E, come tante, forse potremmo dire avere lo stesso grado di intensità, nel dolore, ma anche e soprattutto nella voglia di riscatto. E in quel coraggio che rende ogni lettera come questa un caso a sé, davvero unico. E raro.
Grazie, per la forza di questa testimonianza. Per il messaggio di speranza che traspare. Grazie per avercela fatta e per trasmettere questo risultato al mondo.
Perché nessun dolore è per sempre.
p.s la foto scelta crediamo renda bene l’idea. Un arcobaleno bellissimo, che si fa strada attraverso un bruttissimo uragano.

 Ciao Max, ti racconto una storia come tante…
Nulla di così eclatante nel fatto in sé stesso compiuto e per fortuna mai più ripetuto grazie anche agli eventi, quanto invece, fu ciò che ne conseguì inconsciamente e direi inconsapevolmente negli anni a venire…
Ho 47 anni, sono nata a Londra  da famiglia italiana. Vissuta in Inghilterra per 6 anni, mi sono trovata catapultata in una città dove nn conoscevo nessuno, nè la lingua, né le abitudini locali tantomeno il sistema scolastico italiano…Il Primo impatto con le elementari fu catastrofico, poiché nn conoscendo bene l’italiano, “l’educatrice” pensò bene di darmi una nota per i miei sbagli vocali. Ne uscii umiliata a morte…con la promessa che mai più avrei detto una parola in Inglese. (Credo esserci ben riuscita, visto che tuttora sto frequentando l’ennesimo corso di Inglese, ma ho fede…).
Volevo essere come tutti gli altri…mamma aveva una sartoria e lavorava tantissimo,papà lavorava in ditta e tornava alla sera, io sempre sola…a volte giravo in cortile con una piccola bici…nn si poteva uscire…eravamo in centro città! Mamma mi diceva di nn prendere le caramelle dagli sconosciuti e di nn parlare con nessuno, pensa che scempio! Ricordo una gran menata perché un vecchietto che abitava lì me ne diede una!
Di fronte, dall’altra parte del cortile abitava la mia amichetta Luisa. Nn ricordo bene, so solo che in quella casa c’era tanta gente. Un giorno è venuto a prenderci a scuola suo zio. E’ venuto il giorno dopo e quello dopo ancora. Ogni tanto andavo a casa sua a giocare…Lui giocava con noi, con me…Mi alzava e mi faceva ballare ed intanto mi toccava…io nn sapevo, nn capivo…l’unica cosa che gli dicevo era: giochi così anche con la Lisa? Si certo anche con lei! VOLEVO ESSERE COME TUTTI GLI ALTRI, MI SENTIVO SOLA, SOLA ED ABBANDONATA. Nn ho mai saputo se fosse vero, mai chiesto nulla ed ero troppo piccola, innocentemente credevo e pensavo fosse normale, anche se una certa inquietudine si stava prendendo la mia anima. Nn potevo sapere che quello era solo l’inizio. NN ricordo un sacco di cose, tante le ho davvero rimosse, il perché mi trovassi sempre lì, dov’era Luisa quando mi prendeva in braccio e si divertiva con le sue mani sotto il mio vestitino?? Un pomeriggio mi trovai a casa sua x giocare con Luisa…Luisa nn c’era, nn c’era nessuno, c’era solo LUI! Mi prese in braccio e mi mise di fianco al tavolo della cucina, poi si preoccupò di chiude tutti gli infissi, le porte..anche la luce venne chiusa fuori! Mi portò sul letto in camera, mi tolse le mutandine ed io…io nn potei più muovermi, né respirare, cervavo alzarmi e vedere cosa stesse facendo…si era tirato giù i pantaloni, mi stava violentando, si lo stava facendo, ansimava e mi diceva aspetta aspetta… io nn urlavo…capivo nn fosse una bella cosa, nn capivo, nn sapevo…ero così sola…e poi mi fidavo, nn era uno sconosciuto, nn mi dava le caramelle e nn era un delinquente, aveva moglie e figli ed era il mio vicino! Ricordo che l’unica cosa che mi dava vita in quel momento fu uno spiraglio di luce che si intravedeva dalla fessura della porta socchiusa…sembrava un miraggio… Ti prego basta, lasciami andare, ti prego voglio andare a casa! Aspetta, aspetta ancora un attimo!
Nn ricordo come mi alzai o uscii da lì…so che poi siamo andati da mia mamma in negozio e lui le chiese il permesso di portarmi a fare un giro in auto. La pazzia a volte pervade la mente umana! Mi madre disse di SI! Proprio lei che poi negli anni a venire mi oppresse con stupidi discorsi su verginità e uomini, MI LASCIò CON L’ORCO, IGNARA DI TUTTO (ed ancora lo è…)L’ho odiata per questo, per tutti  i 30 anni successivi.
Ora eravamo in auto. Nn ti azzardare a dire a nessuno quello che è successo, perché è un segreto e se succede qualcosa io ti ammazzo e poi i carabinieri mi portano via! (o qualcosa del genere).
Ero così confusa, frastornata, quell’inquietudine aveva preso forma…e poi mia mamma….mio Dio, come mi sentivo sola! Anche con la Luisa hai fatto questo? Con la Luisa?? SEI pazza, nn devi parlar nemmeno con lei è il ns segreto, nn vorrai mica che mi succeda qualc, sarà colpa tua poi per quel che succederà! Ecco mi sentivo ancora diversa, come quando avevo preso la nota, uguale, sola e diversa… tutto succedeva solo a me, perché nn ero come gli altri bimbi, amati e coccolati che giocavano con le bambole?
Cominciai da lì a provare rabbia ad essere aggressiva, ribelle…Lui continuava ad accompagnarmi a casa, ma c’era sempre Lisa ed io trovavo 2000 scuse x nn avvicinarmi più a casa loro. Fortunatamente dopo qualche mese cambiammo casa e città.
Fine?? No solo inizio!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!
Questo buio faceva parte di me, nessuno si preocc di nulla, i miei lavoravano tantissimo, nel frattempo arrivò un fratellino d’accudire .I miei nn mi lasciavano giocare granchè, ero una FEMMINUCCIA e dovevo imparare a FARE I MESTIERI, LA DONNA DI CASA!!!!! NN mi avvicinavo mai ad un uomo, nemmeno a mio padre! Avevo 9 anni, fu tempo di comunione e catechismo: nn commettere atti impuri!!! Mio Dio, io l’avevo fatto!!! Era colpa mia, era successo x colpa mia!! Come faccio ora a dire al prete che ho fatto come far x nascere i bambini? Nessuno sapeva nulla, era il segreto, la minaccia, ma più che la paura in sé stessa mi feriva il fatto che pensassi fosse successo solo a me…. Me lo meritavo, forse avevo sbagliato ero andata là… o chissà che altro! Poi il prete nn mi chiese nulla, ed io andai avanti nel mio mutismo…per questa volta ero salva! Un’ idea terribile stava prendendo piede in me. SE UNA DONNA PER PARTORIRE CI METTE 9 MESI, IO CHE ERO PICCOLA CI AVREI MESSO 9 ANNI!!!!!!!!!!! Son cresciuta pensando che a 16 anni avrei partorito un bimbo! Nessuno 40 anni fa ci faceva educazione sessuale ed io nn potevo parlar con nessuno di quello che mi era successo. Pensavo a cosa avrebbero detto i miei quando avrei partorito, come facevo con la scuola, con i miei compagni… Le altre ragazze parlavano di prime mestruazioni…io pensavo nn mi sarebbero mai arrivate, pensavo che il mio corpo all’interno ormai fosse diverso…diversa dagli altri!
Verso i 14 anni poi capii realmente cosa mi fosse successo, l’avevo detto alle mie amiche del cuore in cortile in maniera molto blanda e loro nemmeno ci fecero caso più del dovuto. Fu come puoi immaginare un’adolescenza difficile, soprattutto con i rapporti con l’altro sesso. Nel frattempo ci inseriamo anche una certa prosperità, che portò il prete giovane un giorno a catechismo a toccarmi il seno, così come pure fece il bidello della scuola!! UN altro porco per strada che si era tirato giù i calzoni e un maniaco che mi seguiva quando uscivo con mio fratellino. NN ero più spaventatissima, ora ero grande e sapevo. Ero così schifata, schifata schifata!!!! MAMMA mi parlava di verginità dopo che mi buttò nella valle dell’orco, il prete mi parla di Dio e di atti impuri e mi tocca, a scuola si approfittavano di me ,anche il bidello!! Nn c’era pace, nn c’era un posto a questo mondo dove gli uomini volessero altro??? Tutti quelli che poi potessero in qualche modo assomigliar al porco, erano per me motivo d’ odio e sfida sfrenata( avevo un prof di italiano e poi ne ebbi uno di chimica).
Altro che il principe azzurro!!! Cominciai a nn voler metter il reggiseno così d’appiattirmi un po’, portavo grandi giacche anche d’estate, una volta persino arrivai davanti allo specchio con un coltello, volevo esser come le mie amiche… nn con tutto quel seno…mamma nel frattempo per il mio carattere un po’esuberante, la storia del reggiseno ed i miei silenzi, fece un bellissimo esaurimento nervoso, e che fece? Disse ai medici che la colpa era mia!!! Ero una ragazza difficile, ero l’unica che se si parlava di corredo andava su tutte le furie e che diceva che a 18 anni sarebbe andata a milano a vivere da sola!!!
Mi iscrissi a ragioneria, ero anche brava, ma al 3 anno conobbi il mio primo marito, una GRAN BELLA PERSONA: beveva, mi diceva che ero una deficiente, che nn capivo nulla, che nessuno mi avrebbe voluto che …che…e che… mollai gli studi, e tutte le mie amiche SANE mollarono me! Andai a lavorare per dagli una mano per ristrutturare casa, visto che era orfano di entrambi i genitori. Dopo 7 anni di fidanzamento ed insulti e lavoro duro, decisi di sposarmi , la mia autopunizione continuava, ma allora nn ne ero consapevole.
A 22 anni circa una sera come tante… mio marito di sopra ed io giù sul divano da sola…ancora da sola…Guardavo la tv, c’era un film, nn ricordo più il nome, parlava di una bimba che aveva subito violenza. Ero io. Era la mia storia!!! L’arroganza, i sensi di colpa, i silenzi, la diffidenza!!! Nn so quante lacrime posso aver versato quella sera. Nn avevo più pensato a quell’episodio, ma soprattutto nn l’avevo mai collegato al resto della mia vita!! Ora però qualc aveva descritto esattamente come mi ero sentita x tanto tanto  tempo, era successo così anche a qualc altro, nn ero così diversa e per la prima volta nn ero sola! Cercai il porco, avevo deciso che nn so, volevo fargliela pagare. Lo cercai, Mi vestii bene, andai vicino casa sua e mi appostai con l auto. Nn so quante ore ho aspettato…finchè vidi un vecchio, un vecchio in cortile!!!( Devo veramente ringraziar il Signore ,quella sera fu davvero l’inizio del mio percorso di riconquista alla vita…)
Ricurvo, ripiegato su sé stesso. A volte si prova un sentimento senza nome…è indescrivibile. E’ qualc che va oltre l’odio, permeato di sdegno, di rabbia, di compassione per me stessa. Lo guardai da lontano, e lo guardai… ero stata così male per lui??? Mi ero sentita così in colpa x quel vecchio??? Avevo permesso alla mia vita di soccombere x quel vecchio che nn si reggeva in piedi??? Piansi e piansi e piansi fino allo sfinimento, ma capii che ora era sul dolore che dovevo lavorare e sulla costruzione della mia vita.
Me ne andai, ora ero come morta dentro, ma nn avevo più rabbia e tanto odio! Tornai a casa  e continuai a farmi insultare ed anche pestare dall’imbecille ancora x 10 anni. Intanto lavoravo 10 -12 ore al gg in confezione, avevo delle belle soddisfazioni, era tutta la mia vita, nn mi ero accorta che vivevo quella degli altri…L’imbecille beveva, tornava a casa per le 8 o le 9 e poi le 10 di sera, dopo avere fatto il giro dei circoli, pisciava fuori in cortile, malmenava il cane, poi a volte anche me. Vivevo d’ansia, nn andava mai bene nulla, persino l’uovo era motivo di imprecazione, poiché andava cotto separatemente tuorlo dall albume!!!!!
Mi facevo le camicette a dolce vita, per nn far vedere ai miei che tanto mi avevano aiutato x quella casa e pensavano fossi felice, i segni neri che mi lasciava sul collo. Intanto però in me stava nascendo una piccola luce, ancora molto molto profonda, ma c’era….Nn mi faceva frequentare nessuno, nn potevo parlar al telefono quando c’era lui. Spendeva tutti i soldi e poi li dava a sua sorella che si era messa in proprio a vendere il pesce. Io lavoravo come un mulo, nn mi comperavo nulla, nn si andava da nessuna parte…
Un g mi son svegliata e sono andata in banca, mi son fatta un mio conto e nonostante le presi di santa ragione e distrusse casa, me ne fregai  e nn tornai sui miei passi. NN c’era amore, a me sembrava quasi normale, quando si è in un vortice nn si vede si è ciechi! Si tende sempre a giustificare..forse è colpa mia. COLPA MIA, RITORNA!!!
Una sera me ne andai con un amico comune, era uno della stessa combriccola, anche lui beveva un po’ però nn mi tratt così tanto male. Facevo quello che volevo, dipingevo, ho cominciato a far qualche corso di yoga e meditazione x ritrovar serenità e vita, composizioni di fiori, mercatini, volontariato caritas, con annessi corsi di formazione sull’ascolto. Ho fatto 4 anni al centro di ascolto.é stato un bel periodo. Ora però avevo perso quasi 20 anni…. Lasciato la scuola x andar a cucire, il lavoro che faceva mamma… tanto la odiavo, tanto lo odiavo. Ora capivo che anche questo era stata un a punizione… mi aveva lasciato sola…
Ma chi ero, cosa volevo fare? Nn mi bastava più quello che facevo. Intanto perseguivo la via dell’introspezione con discipline orientali x aver pace ed autostima… leggevo molto, volevo uscire dal buio più profondo, amavo la vita, i colori, la gente, i viaggi, i sapori ,gli odori…
Ho fatto un bel percorso, ho frequentato una scuola di naturopatia. Ora mi occupo di persone, persone sofferenti nell’anima e nel corpo. Tutte le domeniche mattine vado in ospedale come volontaria a far giocare i bimbi malati. E’ un dono divino. NN sto a raccontarti tutto il percorso fatto, ma ho lavorato molto sul mio bimbo interiore, sulla compensazione ecc. I bimbi sono stupendi ed io son un po’ come loro, ci vado d’accordo siano grandi o piccoli. Aspetto siano loro a farmi entrare nel loro mondo e nn vice versa. Li osservo, do loro importanza quals cosa vogliano dirmi o fare, ascolto i loro  silenzi e nn do nulla per scontato!
Ho girato la sofferenza in positivo, nn potrei capir tante cose se nn le avessi provate. Ho lavorato molto su me stessa ed ancora lo faccio, son sempre in crescita, in evoluzione, tanto ancora da imparare e fare…Ora mi sento giovane!Nel frattempo mi son separate x la 2 volta,(altri 4 anni di convivenza e 10 di matrimonio) dopo che oltre all’alcool nella mia vita è entrato anche il gioco(puoi immaginare la disperazione , dolore impotenza, e fallimento) e dopo aver fatto da madre a mio marito, lavorato ,mi son trovata con 4 prestiti in un anno, ho detto basta!!! Anche qui basta auto punirmi, che finiscano nel baratro da soli. Io ricomincio da capo! Ora vivo sola con un piccolo coniglietto, son in affitto in un piccolo appartamento che grazie alle mie risorse creative è un piccolo eden, nonostante mene sia andata senza portar via nulla: Ho un piccolo studiolo dove faccio i trattamenti, (nn sono ancora riuscita come libera profess, poiché ancora legata con cassaintegr alla vecchia ditta x l’ultimo anno, questo prox obiettivo!!!)un’ASD, ho preso una palestrina in affitto ed insegno reiki, ho mille risorse ed iniziative e cerco di metterle in pratica… devo far ancora un po’ di strada x la mia autostima, ma siamo già molto avanti… se penso a come son partita…
Ora riesco a parlar di tutto ciò, senza più tanto dolore, è la prima volta che però lo scrivo e lo descrivo così nel particolare. Mi son resa conto di quante persone abusate è fatto il mondo, sopratutto il ns piccolo mondo limitrofo, ma condividere aiuta a superare a nn sentirsi più soli e diversi! Tutti possiamo farcela, il dolore davvero nn è x sempre, la vita deve avere la meglio!!! Un bacio da una persona che nn si sente speciale, ma solo tanto normale.
GRAZIE DI CUORE PER QUELLO CHE FAI.
“Giorgia”

 

“Avete una vita da vivere” Storia di Giulia che ce l’ha fatta. Parte 1/2

“Avete una vita da vivere” Storia di Giulia che ce l’ha fatta. Parte 1/2

 

LA VOSTRA VOCE. Segno del nostro impegno.

Parte 1 “Avete una vita da vivere”

Una delle più “belle”, dolorose e significative testimonianze mai ricevute. E la dimostrazione che nessun dolore è per sempre!

 

“Ho letto le storie on-line, non ho visto i volti di chi scriveva, ma ho sentito che erano vere, perché ho riconosciuto il dolore e deciso di parlare del mio dolore.
Ero una bambina forte e vivace, intelligente, con un papà che adorava, una mamma dolce e un fratellino. Passavo ore a disegnare, correvo, cantavo, la casa risuonava della mia vocina, tanto da meritarmi il soprannome radio-giulia.
A 8 anni è iniziato il mio inferno, mio padre è andato via di casa senza darmi spiegazioni, mia nonna mi ha raccontato che apri il suo baule preferito e che lo trovai vuoto, gettando un urlo che non aveva nulla di umano, e che poi non parlavo più.
Mia mamma soffriva, piangeva e non mangiava. Sembrava che qualcuno avesse rubato la mia mamma e che me ne avesse data un’altra, non era più lei. Mi parlava dei suoi problemi, parlava, parlava, poi prendeva le foto del suo matrimonio e piangeva. Comincia a diventare silenziosa e a rinchiudermi nello studio e nelle letture. A 10 anni arrivò il compagno di mia madre, pranzava con noi. Era un po’ più giovane di mia madre e pazzo. Fumava e beveva, ricordo il suo fiato puzzolente, le unghie gialle di nicotine, la faccia butterata e lo schifo che mi faceva. Era stupido e ignorante, ma non poteva ribellarmi. A pranzo parlava con la faccia paonazza per l’alcool per ore e io scappavo in cucina a lavare i piatti. Avevo imparato ad occuparmi del mio fratellino e facevo di tutto per fare contenta mia madre. Non ricordo quando, ma cominciarono gli abusi su di me e su mio fratello, carezze alle mani, sotto lo sguardo ebete di mia madre. UN bel giorno che mia madre era uscita e ci aveva lasciato in sua custodia, mi stuprò. Non riesco a ricordare tutto, nonostante da adulta abbia fatto anni di analisi, pregato, lavorato su me stessa. Ricordo solo fino a unc erto punto, che sono sul lettone con lui, che mi gira la testa perché mi ha fatto bere del vino, che c’è anche mio fratello e che ho una strana sensazione di pericolo, mentre mi accarezza la testa, poi il nulla. Ma le fobie restano…paura di essere strangolata, paura del buio, incubi, paura dell’ascensore, e problemi ad avere rapporti con il mio primo fidanzato, che terminavano sempre con un pianto e con lui che mi abbracciava
Giulia, chi è il bastardo, dimmelo che lo ammazzo!
Ora sono cresciuta, si cresce presto con il dolore, l’ho accettato e ho trovato una grande forza nella fede nel buon Dio.
A 12 anni ho cercato mio padre, quello vero, e mi sono confidata, solo delle botte, però.
Mio padre mi portò in una palestra di arti marziali, indossai perplessa il kimono. Ero la preferita del maestro, un poliziotto, che mi diceva di non abbassare mai lo sguardo. Man mano imparai, per fare judo bisogna essere flessibili e forti, era massacrante, ma continuavo a non vedere il maestro o i miei avversari, ma il mio patrigno, e divenni abbastanza brava.
Poi tornavo a casa e continuava la follia, mia madre succube, e me e mio fratello maltrattati e umiliati. Ci diceva che non valevamo nulla, che se non fosse stato per lui saremmo stati una puttana e un frocetto. Ricordo lo sguardo terrorizzato di mia madre mentre le rompeva un naso con un solo schiaffo, impedendole di visitare mio nonno moribondo. Mia madre non reagiva mai, era debole. Quando provavo a ribellarmi mi diceva che ero cattiva, che poverino aveva tanti problemi, che ci voleva bene. Poi mi aprii a mia zia, e mi disse che mi lei mi voleva bene, anche mia nonna. Un bel giorno il mio patrigno cominciò a parlare male del mio ragazzo, che secondo lui mi voleva solo scopare. Mi ero confidata con mia madre, ma lei mi aveva tradita, raccontando tutto a lui. Era troppo, non e potevo più. MI alzai in piedi, e gli misi le mani al collo, fu una reazione istintuale. MI aveva appena detto che mi uccideva, e io lo tenevo per il collo, scuotendolo. Ero il mio primo atto di persona, sentivo uscire tutto l’odio. Gli risposi, fissandolo negli occhi, che se voleva uccidermi, avrei venduto cara la pelle. Vidi per la prima volta la paura nei suoi occhi. MI disse tossendo, massaggiandosi il collo, che l’avrei pagata, che sarebbe tornato. Ma imboccò l’uscio di casa e non tornò più.

CONTINUA – DOMANI LA SECONDA PARTE

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