Articoli marcati con tag ‘sopravvivere all’abuso’

“Una storia come tante” . Sopravvivere all’abuso si può!

“Una storia come tante.” La vostra voce.

Si apre così la mail che stiamo per riportarvi. E, come tante, forse potremmo dire avere lo stesso grado di intensità, nel dolore, ma anche e soprattutto nella voglia di riscatto. E in quel coraggio che rende ogni lettera come questa un caso a sé, davvero unico. E raro.
Grazie, per la forza di questa testimonianza. Per il messaggio di speranza che traspare. Grazie per avercela fatta e per trasmettere questo risultato al mondo.
Perché nessun dolore è per sempre.
p.s la foto scelta crediamo renda bene l’idea. Un arcobaleno bellissimo, che si fa strada attraverso un bruttissimo uragano.

 Ciao Max, ti racconto una storia come tante…
Nulla di così eclatante nel fatto in sé stesso compiuto e per fortuna mai più ripetuto grazie anche agli eventi, quanto invece, fu ciò che ne conseguì inconsciamente e direi inconsapevolmente negli anni a venire…
Ho 47 anni, sono nata a Londra  da famiglia italiana. Vissuta in Inghilterra per 6 anni, mi sono trovata catapultata in una città dove nn conoscevo nessuno, nè la lingua, né le abitudini locali tantomeno il sistema scolastico italiano…Il Primo impatto con le elementari fu catastrofico, poiché nn conoscendo bene l’italiano, “l’educatrice” pensò bene di darmi una nota per i miei sbagli vocali. Ne uscii umiliata a morte…con la promessa che mai più avrei detto una parola in Inglese. (Credo esserci ben riuscita, visto che tuttora sto frequentando l’ennesimo corso di Inglese, ma ho fede…).
Volevo essere come tutti gli altri…mamma aveva una sartoria e lavorava tantissimo,papà lavorava in ditta e tornava alla sera, io sempre sola…a volte giravo in cortile con una piccola bici…nn si poteva uscire…eravamo in centro città! Mamma mi diceva di nn prendere le caramelle dagli sconosciuti e di nn parlare con nessuno, pensa che scempio! Ricordo una gran menata perché un vecchietto che abitava lì me ne diede una!
Di fronte, dall’altra parte del cortile abitava la mia amichetta Luisa. Nn ricordo bene, so solo che in quella casa c’era tanta gente. Un giorno è venuto a prenderci a scuola suo zio. E’ venuto il giorno dopo e quello dopo ancora. Ogni tanto andavo a casa sua a giocare…Lui giocava con noi, con me…Mi alzava e mi faceva ballare ed intanto mi toccava…io nn sapevo, nn capivo…l’unica cosa che gli dicevo era: giochi così anche con la Lisa? Si certo anche con lei! VOLEVO ESSERE COME TUTTI GLI ALTRI, MI SENTIVO SOLA, SOLA ED ABBANDONATA. Nn ho mai saputo se fosse vero, mai chiesto nulla ed ero troppo piccola, innocentemente credevo e pensavo fosse normale, anche se una certa inquietudine si stava prendendo la mia anima. Nn potevo sapere che quello era solo l’inizio. NN ricordo un sacco di cose, tante le ho davvero rimosse, il perché mi trovassi sempre lì, dov’era Luisa quando mi prendeva in braccio e si divertiva con le sue mani sotto il mio vestitino?? Un pomeriggio mi trovai a casa sua x giocare con Luisa…Luisa nn c’era, nn c’era nessuno, c’era solo LUI! Mi prese in braccio e mi mise di fianco al tavolo della cucina, poi si preoccupò di chiude tutti gli infissi, le porte..anche la luce venne chiusa fuori! Mi portò sul letto in camera, mi tolse le mutandine ed io…io nn potei più muovermi, né respirare, cervavo alzarmi e vedere cosa stesse facendo…si era tirato giù i pantaloni, mi stava violentando, si lo stava facendo, ansimava e mi diceva aspetta aspetta… io nn urlavo…capivo nn fosse una bella cosa, nn capivo, nn sapevo…ero così sola…e poi mi fidavo, nn era uno sconosciuto, nn mi dava le caramelle e nn era un delinquente, aveva moglie e figli ed era il mio vicino! Ricordo che l’unica cosa che mi dava vita in quel momento fu uno spiraglio di luce che si intravedeva dalla fessura della porta socchiusa…sembrava un miraggio… Ti prego basta, lasciami andare, ti prego voglio andare a casa! Aspetta, aspetta ancora un attimo!
Nn ricordo come mi alzai o uscii da lì…so che poi siamo andati da mia mamma in negozio e lui le chiese il permesso di portarmi a fare un giro in auto. La pazzia a volte pervade la mente umana! Mi madre disse di SI! Proprio lei che poi negli anni a venire mi oppresse con stupidi discorsi su verginità e uomini, MI LASCIò CON L’ORCO, IGNARA DI TUTTO (ed ancora lo è…)L’ho odiata per questo, per tutti  i 30 anni successivi.
Ora eravamo in auto. Nn ti azzardare a dire a nessuno quello che è successo, perché è un segreto e se succede qualcosa io ti ammazzo e poi i carabinieri mi portano via! (o qualcosa del genere).
Ero così confusa, frastornata, quell’inquietudine aveva preso forma…e poi mia mamma….mio Dio, come mi sentivo sola! Anche con la Luisa hai fatto questo? Con la Luisa?? SEI pazza, nn devi parlar nemmeno con lei è il ns segreto, nn vorrai mica che mi succeda qualc, sarà colpa tua poi per quel che succederà! Ecco mi sentivo ancora diversa, come quando avevo preso la nota, uguale, sola e diversa… tutto succedeva solo a me, perché nn ero come gli altri bimbi, amati e coccolati che giocavano con le bambole?
Cominciai da lì a provare rabbia ad essere aggressiva, ribelle…Lui continuava ad accompagnarmi a casa, ma c’era sempre Lisa ed io trovavo 2000 scuse x nn avvicinarmi più a casa loro. Fortunatamente dopo qualche mese cambiammo casa e città.
Fine?? No solo inizio!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!
Questo buio faceva parte di me, nessuno si preocc di nulla, i miei lavoravano tantissimo, nel frattempo arrivò un fratellino d’accudire .I miei nn mi lasciavano giocare granchè, ero una FEMMINUCCIA e dovevo imparare a FARE I MESTIERI, LA DONNA DI CASA!!!!! NN mi avvicinavo mai ad un uomo, nemmeno a mio padre! Avevo 9 anni, fu tempo di comunione e catechismo: nn commettere atti impuri!!! Mio Dio, io l’avevo fatto!!! Era colpa mia, era successo x colpa mia!! Come faccio ora a dire al prete che ho fatto come far x nascere i bambini? Nessuno sapeva nulla, era il segreto, la minaccia, ma più che la paura in sé stessa mi feriva il fatto che pensassi fosse successo solo a me…. Me lo meritavo, forse avevo sbagliato ero andata là… o chissà che altro! Poi il prete nn mi chiese nulla, ed io andai avanti nel mio mutismo…per questa volta ero salva! Un’ idea terribile stava prendendo piede in me. SE UNA DONNA PER PARTORIRE CI METTE 9 MESI, IO CHE ERO PICCOLA CI AVREI MESSO 9 ANNI!!!!!!!!!!! Son cresciuta pensando che a 16 anni avrei partorito un bimbo! Nessuno 40 anni fa ci faceva educazione sessuale ed io nn potevo parlar con nessuno di quello che mi era successo. Pensavo a cosa avrebbero detto i miei quando avrei partorito, come facevo con la scuola, con i miei compagni… Le altre ragazze parlavano di prime mestruazioni…io pensavo nn mi sarebbero mai arrivate, pensavo che il mio corpo all’interno ormai fosse diverso…diversa dagli altri!
Verso i 14 anni poi capii realmente cosa mi fosse successo, l’avevo detto alle mie amiche del cuore in cortile in maniera molto blanda e loro nemmeno ci fecero caso più del dovuto. Fu come puoi immaginare un’adolescenza difficile, soprattutto con i rapporti con l’altro sesso. Nel frattempo ci inseriamo anche una certa prosperità, che portò il prete giovane un giorno a catechismo a toccarmi il seno, così come pure fece il bidello della scuola!! UN altro porco per strada che si era tirato giù i calzoni e un maniaco che mi seguiva quando uscivo con mio fratellino. NN ero più spaventatissima, ora ero grande e sapevo. Ero così schifata, schifata schifata!!!! MAMMA mi parlava di verginità dopo che mi buttò nella valle dell’orco, il prete mi parla di Dio e di atti impuri e mi tocca, a scuola si approfittavano di me ,anche il bidello!! Nn c’era pace, nn c’era un posto a questo mondo dove gli uomini volessero altro??? Tutti quelli che poi potessero in qualche modo assomigliar al porco, erano per me motivo d’ odio e sfida sfrenata( avevo un prof di italiano e poi ne ebbi uno di chimica).
Altro che il principe azzurro!!! Cominciai a nn voler metter il reggiseno così d’appiattirmi un po’, portavo grandi giacche anche d’estate, una volta persino arrivai davanti allo specchio con un coltello, volevo esser come le mie amiche… nn con tutto quel seno…mamma nel frattempo per il mio carattere un po’esuberante, la storia del reggiseno ed i miei silenzi, fece un bellissimo esaurimento nervoso, e che fece? Disse ai medici che la colpa era mia!!! Ero una ragazza difficile, ero l’unica che se si parlava di corredo andava su tutte le furie e che diceva che a 18 anni sarebbe andata a milano a vivere da sola!!!
Mi iscrissi a ragioneria, ero anche brava, ma al 3 anno conobbi il mio primo marito, una GRAN BELLA PERSONA: beveva, mi diceva che ero una deficiente, che nn capivo nulla, che nessuno mi avrebbe voluto che …che…e che… mollai gli studi, e tutte le mie amiche SANE mollarono me! Andai a lavorare per dagli una mano per ristrutturare casa, visto che era orfano di entrambi i genitori. Dopo 7 anni di fidanzamento ed insulti e lavoro duro, decisi di sposarmi , la mia autopunizione continuava, ma allora nn ne ero consapevole.
A 22 anni circa una sera come tante… mio marito di sopra ed io giù sul divano da sola…ancora da sola…Guardavo la tv, c’era un film, nn ricordo più il nome, parlava di una bimba che aveva subito violenza. Ero io. Era la mia storia!!! L’arroganza, i sensi di colpa, i silenzi, la diffidenza!!! Nn so quante lacrime posso aver versato quella sera. Nn avevo più pensato a quell’episodio, ma soprattutto nn l’avevo mai collegato al resto della mia vita!! Ora però qualc aveva descritto esattamente come mi ero sentita x tanto tanto  tempo, era successo così anche a qualc altro, nn ero così diversa e per la prima volta nn ero sola! Cercai il porco, avevo deciso che nn so, volevo fargliela pagare. Lo cercai, Mi vestii bene, andai vicino casa sua e mi appostai con l auto. Nn so quante ore ho aspettato…finchè vidi un vecchio, un vecchio in cortile!!!( Devo veramente ringraziar il Signore ,quella sera fu davvero l’inizio del mio percorso di riconquista alla vita…)
Ricurvo, ripiegato su sé stesso. A volte si prova un sentimento senza nome…è indescrivibile. E’ qualc che va oltre l’odio, permeato di sdegno, di rabbia, di compassione per me stessa. Lo guardai da lontano, e lo guardai… ero stata così male per lui??? Mi ero sentita così in colpa x quel vecchio??? Avevo permesso alla mia vita di soccombere x quel vecchio che nn si reggeva in piedi??? Piansi e piansi e piansi fino allo sfinimento, ma capii che ora era sul dolore che dovevo lavorare e sulla costruzione della mia vita.
Me ne andai, ora ero come morta dentro, ma nn avevo più rabbia e tanto odio! Tornai a casa  e continuai a farmi insultare ed anche pestare dall’imbecille ancora x 10 anni. Intanto lavoravo 10 -12 ore al gg in confezione, avevo delle belle soddisfazioni, era tutta la mia vita, nn mi ero accorta che vivevo quella degli altri…L’imbecille beveva, tornava a casa per le 8 o le 9 e poi le 10 di sera, dopo avere fatto il giro dei circoli, pisciava fuori in cortile, malmenava il cane, poi a volte anche me. Vivevo d’ansia, nn andava mai bene nulla, persino l’uovo era motivo di imprecazione, poiché andava cotto separatemente tuorlo dall albume!!!!!
Mi facevo le camicette a dolce vita, per nn far vedere ai miei che tanto mi avevano aiutato x quella casa e pensavano fossi felice, i segni neri che mi lasciava sul collo. Intanto però in me stava nascendo una piccola luce, ancora molto molto profonda, ma c’era….Nn mi faceva frequentare nessuno, nn potevo parlar al telefono quando c’era lui. Spendeva tutti i soldi e poi li dava a sua sorella che si era messa in proprio a vendere il pesce. Io lavoravo come un mulo, nn mi comperavo nulla, nn si andava da nessuna parte…
Un g mi son svegliata e sono andata in banca, mi son fatta un mio conto e nonostante le presi di santa ragione e distrusse casa, me ne fregai  e nn tornai sui miei passi. NN c’era amore, a me sembrava quasi normale, quando si è in un vortice nn si vede si è ciechi! Si tende sempre a giustificare..forse è colpa mia. COLPA MIA, RITORNA!!!
Una sera me ne andai con un amico comune, era uno della stessa combriccola, anche lui beveva un po’ però nn mi tratt così tanto male. Facevo quello che volevo, dipingevo, ho cominciato a far qualche corso di yoga e meditazione x ritrovar serenità e vita, composizioni di fiori, mercatini, volontariato caritas, con annessi corsi di formazione sull’ascolto. Ho fatto 4 anni al centro di ascolto.é stato un bel periodo. Ora però avevo perso quasi 20 anni…. Lasciato la scuola x andar a cucire, il lavoro che faceva mamma… tanto la odiavo, tanto lo odiavo. Ora capivo che anche questo era stata un a punizione… mi aveva lasciato sola…
Ma chi ero, cosa volevo fare? Nn mi bastava più quello che facevo. Intanto perseguivo la via dell’introspezione con discipline orientali x aver pace ed autostima… leggevo molto, volevo uscire dal buio più profondo, amavo la vita, i colori, la gente, i viaggi, i sapori ,gli odori…
Ho fatto un bel percorso, ho frequentato una scuola di naturopatia. Ora mi occupo di persone, persone sofferenti nell’anima e nel corpo. Tutte le domeniche mattine vado in ospedale come volontaria a far giocare i bimbi malati. E’ un dono divino. NN sto a raccontarti tutto il percorso fatto, ma ho lavorato molto sul mio bimbo interiore, sulla compensazione ecc. I bimbi sono stupendi ed io son un po’ come loro, ci vado d’accordo siano grandi o piccoli. Aspetto siano loro a farmi entrare nel loro mondo e nn vice versa. Li osservo, do loro importanza quals cosa vogliano dirmi o fare, ascolto i loro  silenzi e nn do nulla per scontato!
Ho girato la sofferenza in positivo, nn potrei capir tante cose se nn le avessi provate. Ho lavorato molto su me stessa ed ancora lo faccio, son sempre in crescita, in evoluzione, tanto ancora da imparare e fare…Ora mi sento giovane!Nel frattempo mi son separate x la 2 volta,(altri 4 anni di convivenza e 10 di matrimonio) dopo che oltre all’alcool nella mia vita è entrato anche il gioco(puoi immaginare la disperazione , dolore impotenza, e fallimento) e dopo aver fatto da madre a mio marito, lavorato ,mi son trovata con 4 prestiti in un anno, ho detto basta!!! Anche qui basta auto punirmi, che finiscano nel baratro da soli. Io ricomincio da capo! Ora vivo sola con un piccolo coniglietto, son in affitto in un piccolo appartamento che grazie alle mie risorse creative è un piccolo eden, nonostante mene sia andata senza portar via nulla: Ho un piccolo studiolo dove faccio i trattamenti, (nn sono ancora riuscita come libera profess, poiché ancora legata con cassaintegr alla vecchia ditta x l’ultimo anno, questo prox obiettivo!!!)un’ASD, ho preso una palestrina in affitto ed insegno reiki, ho mille risorse ed iniziative e cerco di metterle in pratica… devo far ancora un po’ di strada x la mia autostima, ma siamo già molto avanti… se penso a come son partita…
Ora riesco a parlar di tutto ciò, senza più tanto dolore, è la prima volta che però lo scrivo e lo descrivo così nel particolare. Mi son resa conto di quante persone abusate è fatto il mondo, sopratutto il ns piccolo mondo limitrofo, ma condividere aiuta a superare a nn sentirsi più soli e diversi! Tutti possiamo farcela, il dolore davvero nn è x sempre, la vita deve avere la meglio!!! Un bacio da una persona che nn si sente speciale, ma solo tanto normale.
GRAZIE DI CUORE PER QUELLO CHE FAI.
“Giorgia”

 

Sconfiggere l’abuso. Il più bel oro delle Olimpiadi di Londra 2012.

Il più bel oro delle Olimpiadi di Londra 2012 è, a mio avviso questo.
E sono certo perdonerete la mia totale mancanza di campanilismo (essendo l’atleta premiata di origini statunitensi), ma la storia che sta dietro questa medaglia è una storia che conosciamo bene. Essendo capitata a più di una ragazza, anche in Italia.
La giovane donna che “morsica” la medaglia appena vinta si chiama Kayla Harrison, è come già detto americana e l’oro che ha vinto a Londra è per il Judo (prima americana a vincere le olimpiadi con una medaglia d’oro per il Judo! Ed a Tokyo nel 2012 per i mondiali fu la prima atleta americana a vincere dopo 26 anni!).
Come tutte le atlete anche Kayla ha iniziato da piccola. L’allenatore si chiamava Daniel Doyle: era uno dei migliori amici della sua famiglia, “sempre presente, ai compleanni ed ai barbecue”…lei aveva 8 anni e lui, di quasi 20 anni più grande iniziò ad abusarla.
Con quel triste solito copione, che fa sentire le vittime in colpa.
Ree di volergli bene, di essere legate a lui, colpevoli di ferirlo per aver parlato e fatto finire in prigione.
Kayla iniziò a soffrire di disturbi dell’alimentazione, ebbe più volte l’idea di farla finita, cadde in depressione. Poi dopo anni di abusi, già grande, trovò la forza di parlarne al fidanzato, il quale subito avviso la madre di Kayla che a sua volta corse alla Polizia.
Al Los Angeles Times Kayla ha dichiarato: “non posso descrivere ciò che provavo…passavo le notti a piangere…quando lo denunciai mi sentii in colpa, era l’uomo a cui volevo bene ed io lo mandavo in carcere…poi col tempo ho capito che mi aveva fatto lui il lavaggio del cervello…era lui che mi ripeteva spesso “non dirlo a nessuno, è il nostro segreto, se parli poi finirò dietro alla sbarre e tu non vuoi farmi del male vero?!”.
Oggi il pedofilo (che vedete nella foto, e che a noi dà i brividi per la netta somiglianza con un suo simile italiano) sta scontando 10 anni di carcere.
E quando uscirà sarà iscritto nel pubblico registro dei sexual offenders.
Grazie all’aiuto dei genitori e del nuovo coach, il messicano Pedro Jr, oggi Kayla è qua. Bella e splendente. Come l’oro che ha vinto.
Alle Olimpiadi sì, ma soprattutto nella vita.
Grande Kayla, sei un esempio per tutti i sopravvissuti all’abuso!

Nota: il caso ci ricorda da vicino questa storia:
http://www.massimilianofrassi.it/blog/maestro-di-karate-condannato-a-bergamoma-lavora-ancora-con-i-bambini.html  
 Entro la fine dell’anno probabilmente ci sarà il secondo grado ed allora uscirà nome e foto anche dell’italiano…e le storie delle “nostre Kayla” che pur hanno già vinto la loro personale medaglia d’oro…ora al lieto fine manca solo che lui finisca dietro le sbarre..

Ho terminato la terapia e dopo anni mi sento libera.

LA VOSTRA VOCE. Perchè dall’abuso, ricordatevelo sempre, si può guarire. Si deve guarire. Nessun dolore rimane per sempre, solo i pedofili non cambiano, ma voi, siete diversi.

Carissimi,

vi scrivo con grande soddisfazione, per annunciarvi che ieri sera ho avuto la mia ultima seduta di psicanalisi !

Ho vinto la mia battaglia contro la pedofilia ! è stata dura e lunga ma ce l’ho fatta !

Ora sono finalmente una persona serena e migliore ! Sono felice felice felice ! Evviva !! ah ah ah non ci posso credere !! come sono contenta !!

E devo ringraziare tanto tutte le centinaia di persone splendide che ho conosciuto agli incontri del coordinamento vittime pedofilia perché anche attraverso il loro calore mi sono sentita meno sola durante gli anni bui, il loro affetto, il loro sostegno ha voluto dire molto per me …

E grazie anche a tutti i volontari di Prometeo, angeli in terra !!

So che voi saprete pesare il senso di questa mia conquista e che insieme a me ne siete felici …

Vi voglio bene, ma proprio tanto !

“Fede”

Come si mangia un elefante? Un aiuto per i sopravvissuti all’abuso.

Da oggi vorrei concentrarmi su un tema: la sopravvivenza, che toccherò con alcuni interventi nei giorni a seguire.
Partendo ancora una volta dalla vostra voce, dal vostro modo di vivere, reagire, agire.
Poiché voi e solo voi siete l’esempio.
Oggi parto dalla risposta ad una domanda.
Che ieri ho posto su Facebook e sulla quale vi siete davvero scatenati.
La domanda è questa:
“come si mangia un elefante?”.
Vado al sodo, tralasciando le mille interpretazioni date e pure alcune spiegazioni. La domanda va presa alla lettera e la risposta è duplice:
o in un boccone solo, oppure un (piccolo) boccone per volta.
Se lo mangiamo in un boccone solo (o comunque in una volta sola) faremo sicuramente indigestione e staremo male. E non andremo da nessuna parte.
Ma se invece lo mangiamo un boccone per volta. Dandoci tutto il tempo che ci serve, bhè allora lo potremo finire, tranquillamente, senza alcun effetto collaterale. Puntuali alla meta. Ma soprattutto sazi e non indigesti.
Cosa c’entra con l’abuso? E da dove arriva questo esempio?
Procediamo per gradi (o meglio per bocconi).
L’esempio l’ho usato la prima volta domenica scorsa, alla riunione del coordinamento nazionale vittime pedofilia e l’ho saccheggiato da una testimonianza sul corso che viene fatto in America per le forze armate dell’aeronautica militare, per i soldati che si trovano ad affrontare situazioni estreme o d’emergenza e devono imparare appunto a sopravvivere.
Immaginatevi di essere su un elicottero e che questo venga colpito e precipiti girando su sé stesso finchè non finisce in fondo al mare.
Voi siete imbragati, storditi, tutt’intorno è acqua, buio, freddo eppure voi potete farcela.
Dovete cercare di mantenere la calma (….), cercare un punto di contatto, anche minuscolo, non perderlo mai di vista e da quel punto lavorare per trovare la via d’uscita, liberarvi, risalire, e una volta fuori respirare a pieni polmoni.
Sembra facile detta così, difficilissimo farlo. Ma chi ci riesce, chi mantiene un punto di contatto e segue quel punto fa al differenze, poichè si salva.
La domanda dell’elefante appare proprio in un test per questi soldati.
Che imparano a mangiare appunto un boccone per volta. La foga, il tutto subito, il desiderio di correre, fare alla svelta, recuperare il tempo perduto non porta da nessuna parte.
Un boccone dopo l’altro, questa la via d’uscita
Magari uno di questi bocconi ci andrà pure di traverso ed uno lo dovremo sputare poiché troppo amaro, ma poi ricominceremo da capo, un boccone per volta. Fino a saziarci.
Ecco, questa la risposta. Questo il modo per affrontare il post-abuso.
Dare al proprio corpo ed al proprio cuore tutto il tempo necessario. Non fare indigestione. Mangiare un boccone per volta. Tenere un punto di riferimento ben saldo ed arrivare, sani e salvi, rinati, alla meta.
So che ce la farete.

“Ciao Max, io sono stanca di nascondermi, in alcuni casi lo faccio ancora, ma sto prendendo sempre piu’ coraggio, poi ieri è stato terribile, mi sono riaffiorati dei ricordi degni di un film horror,
oggi mal di testa pazzesco, dicevo sono stanca di nascondermi, cosa ci sarebbe di male a far sapere al mondo intero quello che è successo a me e a tante altre come me, solo che noi abbiamo sempre paura di essere giudicati per tutto quello che ci è stato imposto, a volte è davvero faticoso, allora mangiamo questo elefante ♥”

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