Articoli marcati con tag ‘testimonianza di abuso’

Le vostre parole.

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Miei cari amici di Prometeo, ho voglia di raccontarvi questa piccola (grandissima) esperienza che mi ha procurato un profondo cambiamento : durante la seduta dalla psicologa qualche giorno fa, parlando della mia malattia fisica, dell’anoressia, della bulimia, della nausea che provo allo specchio quando mi guardo nuda, dell’odio verso il mio corpo e del mio fargli del male nascondendolo, buttandolo via o usandolo per sfregio…lei mi chiede “perchè secondo te aggredisci il tuo corpo?”, io le rispondo “perchè mi ha tradito, ha tradito il mio cuore non scappando, non urlando, non evitando, rimanendo fermo mentre subiva tutto quel male” lei mi guarda e dice “allora è con il tuo cuore che devi parlare perchè è lui ad essersi inaridito. Il tuo corpo, con tutto quello che ha subito, invece di consolarlo, coccolarlo, amarlo, proteggerlo tu vai a procurargli ulteriori aggressioni? Non ti fa tenerezza povero corpo? Come puoi infierire su di lui sapendo bene che ha subito abusi e violenze da quando è piccolo? E’ con il tuo cuore che devi parlare adesso” . In quel momento sono scoppiata in lacrime ed l’ho percepito per la prima volta il mio corpo, l’ho sentito piangere, l’ho visto sfinito, l’ho ascoltato implorante chiedermi amore, l’ho guardato che a braccia aperte era rivolto a me chiedendo un abbraccio e tanta protezione. Io non so neanche spiegarvi come, ma da quell’istante qualcosa dentro di me è profondamente cambiato ed ho iniziato a dialogare con il cuore per accordarmi con lui nel prendere il corpo dentro di se ed iniziare a dargli tutto quell’amore che non ha mai ricevuto. In queste sere prima di andare a dormire, mi guardo allo specchio e carezzo il viso, le braccia, la pancia, le gambe e mi abbraccio e sento il cuore felice del nostro cambiamento ed il corpo finalmente un po’ rilassato che si fida di me. Mi sono aperta all’amore e la mia promessa è quella di iniziare a rispettare seriamente ogni parte meravigliosa della mia esistenza. Vi abbraccio forte e vi ringrazio per essere un forte ed amorevole punto di riferimento.

V.

Rinascere dall’abuso: “tanti auguri a me che ce l’ho fatta”.

rinascere dall'abusoLa rinascita di Luisella, passa anche dal festeggiare un doppio compleanno.
E’ bello saperti con  noi. Auguri grande donna.

E poi ci sono quei “compleanni” che non sono istituiti dall’anagrafe, che non sono iscritti in alcun registro, ma che sono li, fermi in un angolo della tua anima, sono quei compleanni che festeggi con il cuore, che condividi generalmente con poche persone, e ti aspetti che qualcuno, tra chi quel giorno era con te, si ricordi dell’importanza di questo giorno, ma così non è, la gente è distratta, disinteressata, troppo presa da altro, per ricordarsi piccoli grandi, enormi dettagli, anche se si tratta di vita, anche se a ricordarselo dovrebbe essere la tua famiglia, per cui, oggi, tanti auguri a me, che alcuni anni fa, ero in una stanza, fuori era buio, nessuna luce illuminava il cortile dell’ospedale, e i miei occhi vagavano persi e impauriti in quell’oscurità, chiedendosi come sarebbe cambiato, da quel momento, il mondo di una diciottenne che odiava da tempo il buio e in quella notte lo odiava ancora di più, anche perché non poteva alzarsi da quel letto, e poi… chissà cosa avrebbe fatto della sua vita. Tanti auguri a me, che ce l’ho fatta, che sono ancora qui, perché ho deciso anche se anni dopo, con ritardo, in un’altra stanza d’ospedale, mentre le terapie mi sfondavano lo stomaco, che meritavo la vita, e che c’erano tante persone lì fuori, anche se a centinaia di chilometri di distanza che mi aspettavano, che mi tenevano compagnia (…) perché in quel momento, come una valanga mi è arrivato tutto l’amore che pensavo di non meritare, in forme diverse, post, messaggi, sms, musica, e la paura c’è ancora quando penso che quella terapia la devo ripetere, ancora…. Ma ora lo so, non sono sola. Tanti auguri a me, perché era fine novembre quando decisi di affrontare il passato e contattare voi di Prometeo, perché da quel momento sono tornata a vivere, lasciando da parte quel passato, affrontando le paure, gli attacchi di panico, imparando a respirare a fondo, a guardare quella me bambina ancora ferita ed impaurita, prenderla per mano e accompagnarla facendola crescere con me, ha ancora tanto da imparare quella bambina, qualcosa da recuperare, insegnando anche alla parte di me adulta a tornare un po’ piccina, ad amare le feste, le bambole e le giostre, ma … tanti auguri a me, anzi, a noi, perché è con voi che voglio condividere questo mio compleanno, perché è grazie a voi se oggi sono quella che sono, perché è grazie a voi, se oggi, ho sete di vita. Siete una ricchezza enorme… spero di abbracciarvi presto in questa nostra casa che sa di vita. un abbraccio a tutti. e grazie, per esserci e per essere così meravigliosamente unici.
Luisella

 

Lettera: Cara mamma…..

L’altra festa della mamma.
Stare seduto qua, al mio posto, significa ricevere ogni giorno un dono, immenso. Quello di potervi ascoltare, accogliere e da voi, imparare. Siete una quotidiana Lezione di Vita. Unica. Insostituibile. Incredibile a tratti. Perchè donate forza e coraggio, speranza e rinascita. E dimostrate che dal dolore, un grande dolore, possono nascere esempi meravigliosi.

Questo messaggio l’ho ricevuto ieri, in occasione della festa della mamma. Ed oggi lo condivido con voi.
Da leggere…tutto d’un fiato.

blog pedofilia festa della mamma

<<Auguri mamma.

Racconto poco della mia vita famigliare, perchè non ne ho quasi avuta una. La mia vita in famiglia è stata solo come una fermata alla stazione in attesa di una coincidenza che mi portasse da un luogo all’altro. Ottobre, partenza per il collegio dove studiavo,giugno finite le lezioni,ritorno a casa, luglio partenza per la campagna, ospite di uno zio fino a metà agosto. Fine agosto dopo soli 15 giorni a casa,partenza per la colonia estiva a xxx fino a metà settembre, poi 15 giorni a casa ospite di mamma e il mio patrigno, ad ottobre di nuovo collegio per gli studi. Questa è stata la mia vita fino ai 14 anni. Tutto questo andare e venire, mi ha impedito di avere un rapporto affettivo e stabile con mio fratello e mia sorella. Con mia madre mai nessun colloquio di nessun genere , non ricordo un bacio o un abbraccio. Crescendo ho imparato a detestare il comportamento mieloso e subdolo del mio patrigno, la sua folle gelosia, i suoi abbracci poco paterni, le bugie ed i segreti che mi obbligava a mantenere, il suo modo di avermi fatta crescere troppo in fretta, il suo modo di tenermi isolata dai miei coetanei, e sopratutto l’avermi negato il diritto allo studio, a 14 anni e mezzo, già lavoravo in una valigeria. PATRIGNO PADRONE! E mamma che non vedeva…o forse preferiva fingere di non vedere. E io bimbetta, e poi donnina a cui non era stato permesso di giocare con le bambole, in seguito donna sbagliata, dal cuore di bimba mai stata, desiderosa solo di non compiere mai gli stessi errori e orrori commessi da loro…. Forse ci sono cascata anche io.Sempre alla ricerca di dare l’amore che non mi era mai stato dato, Ho dato troppo, a troppi, e troppo spesso, a chi me lo ha solo rubato. Un matrimonio mal riuscito,la nascita di 3 figli che ho dovuto crescere da sola dopo la separazione da un marito padrone. Una convivenza di 11 anni con un uomo poco uomo e tanto animale. La storia si ripeteva, quello che credevo potesse essere un padre affettuoso specialmente con la mia bambina, si è rivelato un mostro. Stesso comportamento ossessivo, folle gelosia, isolamento totale dagli amici maschi, solo amiche femmine per la mia bambina, poi ho capito il perchè, quando le accompagnava a casa le molestava in macchina. Stesso obbligo di mantenere il tutto segreto con me usando l’arma del ricatto, la violenza psicologica che è facile usare con una ragazzina.. Ma a differenza di mia madre, io tenevo gli occhi aperti e volevo vedere e sapere, sono riuscita ad evitare l’irreparabile, ma ho sempre nel cuore il rimpianto di non aver fatto di più. Finita la storia,ho ricominciato tutto da capo, Quante cadute ho fatto ancora,ma non mi sono mai arresa, sempre più ferita e lacerata, ma sempre di nuovo in piedi… NON MI ARRENDERO’ MAI. Nonostante tutto ciò, non smetterò mai di donare amore, ma certamente non me ,lo lascierò più rubare…. Dare amore, non significa fare all’amore, dare amore vuol dire amare la vita nonostante tutte le sue bizzarrie. Si può amare anche una capra, un cane, un pesce rosso, una pianta, l’arte, l’universo intero di cui noi siamo i figli per poi sentirsi appagati e felici. Un’ultima cosa mamma, ora che non ci sei più te la posso dire: è  stato un amore a senso unico, ma alle volte è bello anche dare senza nulla ricevere  <3 .

 

C’è vita dopo l’abuso. Una testimonianza di rinascita.

gruppo auto aiuto vittime pedofilia (2)

 

<< Mio zio,quando avevo 8 anni, ha deciso che le mie vacanze estive e natalizie dai nonni potessero divenire un suo divertimento…usandomi nei modi piu’ beceri possibili…”per fortuna” è durato solo due anni..e da allora è cominciato l’inferno..di me ricordo la tristezza..gli incubi notturni..la voglia di farmi male perché “facevo schifo, non valevo, ero stata io a volervo”..gli anni seguenti credo di non essermi fatta mancare nulla: sono passata dai DCA, in cui vivevo mangiando e vomitando dalle 5 alle 10 volte al giorno fino al momento in cui il latte era l’unica cosa che ingurgitavo in un giorno insieme ad una ginnastica forsennata per consumarlo. Poi ci sono stati gli anni della depressione, in cui il mio unico scopo al mattino era sperare che arrivasse presto la sera..a volte non mi alzavo neanche dal letto..quindi la fase di alternanza di abuso di alcolici e pastiglie per dormire per dimenticare..oltre a pensieri in cui speravo di non svegliarmi piu’..
A cio’ si è aggiunto l’aver avuto una famiglia abusante..non faccio commenti..riporto solo le parole di mia madre dopo la mia “confessione”: “immaginavo che ci fosse qualcosa sotto perché quando ti portava in cantina a prendere il vino, ci mettevate troppo tempo..”..”ho parlato con lui..non voleva farti del male ma ha imitato il vicino di casa che faceva quelle cose con la sorellastra..”..e considerando che sabato parte per andarlo a trovare.. capite che le mie parole sarebbero fiato sprecato…io sono sempre stata sola..DA SOLA HO DOVUTO FAR TUTTO…ho fatto la valigia e sono andata a ricoverarmi in un centro per DCA..ci sono stata per un anno…ho cercato una psicoterapeuta valida che potesse aiutarmi, cambiandone anche alcune fino a trovare quella “giusta” per me…ho trovato mille lavori e preso e lasciato l’università..
Tutto questo per farvi capire che il termine INFERNO è appropriato..e che dietro il sorriso che vedete oggi non c’è un’infanzia ed adolescenza felici..pertanto se da tutto cio’ io ci sono uscita, lo puo’ fare chiunque.. il percorso è faticoso, doloroso..ci sono momenti in cui si puntano i piedi dicendo “preferisco stare male’”..si passa dal sentirsi in colpa al vedersi come vittima fino pero’ al capire che NON PUOI PASSARE TUTTA LA VITA A METTER L’ABUSO AL CENTRO DI OGNI TUA SCELTA, DECISIONE, EMOZIONE VISSUTA..io non sono l’abuso, l’ho subito, ma oggi sono solo altro..
Non dimentico, non perdono, non do significati subliminali all’abuso: si, è una merda..si,darei chissà cosa per non averlo dovuto subire, ma è successo..e si, gli ho regalato anche troppi anni della mia vita..ma oggi IO SCELGO e IO SONO RESPONSABILE DI COME VOGLIO VIVERE..
Ed io ho scelto di stare bene, di amare e di essere amata, di riprendere in mano i miei sogni…e non solo a parole.. >>

 

Il tema di una piccola guerriera. “Sono stata una bimba abusata”!

Una “nostra” bimba, oggi cresciuta, trova il coraggio di “disintossicarsi” dall’abuso. Prende carta e penna e scrive, in un tema, alla propria professoressa, gli anni di buio che le hanno segnato l’infanzia. Un passo gigante, verso la rinascita. Bravissima. Orgogliosi di te. Questa è la strada giusta.

testimonianza di abuso Massimiliano Frassi

Cara professoressa,

conosciamoci meglio!

Ci sono molte cose di me che vorrei proprio lei sapesse…

Prima di cominciare però, vorrei fare una piccola premessa: non so perché queste cose mi sento di dirle proprio a lei, so solo che mi ha ispirato fiducia dal primo giorno in cui è entrata in questa classe.

Cominciamo dal mio passato… Avevo solo sette anni: ero una bambina come tutte le altre, felice e spensierata; poi arrivò settembre, iniziò il grest ed io, euforica come non mai, decisi di andarci per la prima volta. Passò la prima settimana, la seconda ed arrivò la gita finale: saremo andati alle grotte di xxx.

Eravamo in pullman, al ritorno, tutti dormivano, tutti tranne me e lui. Lui era un animatore facente parte della mia stessa squadra. Era un ragazzo alto, moro e finora simpatico, avrà avuto una ventina d’anni.

Mi si avvicinò e buttò letteralmente a terra la bambina seduta accanto a me, al suo posto, si sedette lui.

Adesso voglio evitarle tutti i particolari, anche perché scoppierei a piangere e probabilmente mi verrebbe uno dei miei soliti attacchi di panico, le dirò solamente poche parole che basteranno per descrivere tutto: QUEL GIORNO, SONO DIVENTATA UNA DELLE TANTE BAMBINE VITTIME DI PEDOFILIA.

Dei giorni successivi mi ricordo il dolore, la sofferenza, i “no” urlati contro mia madre, gli schiaffi dati a mio fratello che allora aveva solo un anno, i calci tirati a mio padre e a mio nonno.

Mi ricordo che in quel periodo ero diventata sonnambula. Alla notte mi alzavo e lì la mia sofferenza prendeva il sopravvento: mi alzavo, mi vestivo e provavo ad uscire di casa, volevo solo scappare lontano, ma non ci riuscivo, perché mio padre mi fermava sempre. Andai avanti così per circa cinque mesi; non volevo dirlo ai miei. Tornavo a casa da scuola e correvo in camera a piangere. Mia madre mi chiedeva cosa avessi, ed io le urlavo sempre “niente!”. Quel maledetto “niente”, quella maledetta bugia.

Poi una notte di febbraio mi alzai, presi un foglio, un pennarello nero e scrissi le parole di quell’animatore: “NON DIRE NIENTE A NESSUNO, PICCOLA T****, ALTRIMENTI VENGO A CASA TUA E UCCIDO TUTTA LA TUA FAMIGLIA”.

La mattina seguente mia madre trovò il foglio, cercò per tutta la mia camera e trovò il mio diario, lesse tutta la storia e lì le crollò il mondo addosso.

Quando tornai da scuola non andai in camera a piangere, andai da mia madre, l’abbracciai e le sussurrai all’orecchio “TI VOGLIO BENE”.

Scoppiammo a piangere.

Da quel giorno iniziai a fare un percorso da una psicologa, poi un’altra e un’altra ancora.

Passarono gli anni e, solamente a nove anni, conoscevo già a memoria com’era fatto un tribunale. Oggi, pensando ai miei comportamenti, mi sento un orribile mostro  e so che non è colpa mia, ma non posso evitarlo. I miei si sentono in colpa per avermi iscritta al grest, e per quanto il gli dica che non devono, loro lo fanno lo stesso. Sembro una ragazza allegra e spensierata, ed è vero, perché ho imparato a sorridere, ma ho solo dodici anni e ho già un passato orribile.

Le chiedo scusa per il mio sfogo e, allo stesso tempo, le dico grazie per avermi ascoltata.

Mi sento un po’ una piccola guerriera, e come tutti i soldati porto le mie cicatrici.

Una bimba abusata parla alle maestre: ecco cosa dovreste fare per tutelarci!

una bambina abusata parla alle maestre

Buongiorno a tutti, benvenuti e grazie di essere qui. ….

Il mio nome è Pierina, vivo in Piemonte e conosco Prometeo da alcuni anni.

La mia esperienza con l’abuso risale a, quando avevo circa 7/8 anni, fui avvicinata da un predatore che con una scusa banale, mi trascinò nella cantina del palazzo dove abitavo, ricordo come allora la sua fuga quando senti mio fratellino, che, compreso cosa stava accadendo, urlò con tutto il fiato che aveva in gola.

Ciò che restò in me fu un trauma, uno shock …ed un segreto celato per tanti anni.

Non riportai nulla dell’accaduto a casa…vivevo in una famiglia dove il rapporto padre figli non esisteva…dove l’unica immagine che avevo di famiglia era di un padre/padrone irascibile, sopratutto verso mia una madre.. succube… avevo paura, come avrei potuto parlare loro del mio abuso?

Come conseguenza, la mia esperienza con la scuola fu alquanto negativa, ero una bambina timida, introversa, molto insicura, che viveva nel proprio mondo costruito apposta per non soffrire.

Ricordo bene alcuni episodi…uno in particolare, il più doloroso, un giorno, una compagna fece notare all’insegnante le mie gambe, segnate, violacee, l’insegnante diresse lo sguardo per un attimo verso di me, io, immaginando di dover raccontare quei lividi, cominciai ad arrossire, mi vergognavo, ma Lei non disse una parola, e proseguì il suo lavoro facendo finta di nulla, quei segni erano i lividi che mio padre mi aveva lasciato il giorno prima dando sfogo alla sua rabbia.

Ogni interrogazione era un tormento per me, ero presa da una tosse convulsa, tanto da non riuscire e parlare, e immancabilmente collezionavo voti scarsi, e non perché non studiassi. Ma nessuno degli insegnanti trovati sulla mia strada, si è mai chiesto il perché. E’ cosi divenivo via via prima una bambina chiusa e poi una ragazzina svogliata…

In questi ultimi anni ho lavorato molto su me stessa per poter finalmente uscire dal mio guscio, sono riuscita grazie a Prometeo, grazie al nostro gruppo di auto/aiuto a tirare fuori tutto ciò che avevo dentro, a parlare del mio abuso, a volermi bene, a trovare la stima perduta, a ricucire e rafforzare affettivamente un rapporto , pur profondo , ma difficile con mia figlia, e ad avere un bellissimo e unico legame con la mia nipotina che oggi ha 10 anni.

Ecco, quello che non avuto nella mia esperienza scolastica, è la sensibilità da parte dei miei insegnanti, la mancanza d’attenzione  verso una bambina che dava dei segnali, mai capiti, che cercava aiuto, protezione, anche solo di un  sostegno (es.“ Ok non ti interrogo, scrivimi la lezione su un foglio, la leggerò e ti darò il voto” )

Oggi ,io direi a quegli insegnanti, per la grande importanza che ha il loro ruolo, di osservare i propri alunni, i bambini danno sempre dei segnali ,  di usare tatto, di avvicinarsi a loro con accortezza, di adoperarsi in tutti i modi, di mettere in moto tutti gli strumenti a disposizione, per non lasciarli, come successo a me, soli a combattere il proprio dolore.

La lettera di un padre e i danni dell’abuso.

pedofilia a Brescia

 

E poi alle 3,17 di notte ti arriva una lettera così. Da cui ometto alcuni passaggi, troppo “forti”, ma che nella sostanza resta quello che da sempre sostengo: a noi importano solo i bambini, uniche vittime, e li difenderemo anche a costo di sacrificarci per loro. Una solo cosa dico pubblicamente: credimi nuovo amico mio, nessun dolore è per sempre! E al tua “bambina” sono certo tornerà alla vita!

<< Gent.mo dr. Frassi, oppure Max, forse Max è meglio se me lo permette, anzi se me lo permetti ti chiamo così. (…)
Leggo oggi tramite mio fratello che è XXXX e in qualità di xxxx della Guardia di Finanza di XX  partecipa spesso ai tuoi corsi di formazione per le forze dell’ordine,  la lettera che hai ricevuto dalla figlia del bidello pedofilo condannato dalla Cassazione.
Tu non mi conosci. Anche se per questi soggetti sei l’untore che in realtà mi avrebbe convinto a denunciarli, tu non mi conosci e se ben ricordo entrasti nella vicenda a processo già iniziato. Se solo avessimo saputo prima che esistevi forse le indagini le avrebbero fatte diversamente, altro che untore, saresti stato il portatore di giustizia.
Ma non del processo ridicolo che voglio parlarti. Tu non sei Giudice e non lo sono io. No,voglio parlarti di mia figlia YY che a distanza di più di 10 anni benché maggiorenne sta malissimo.
Perché l’abuso non si estingue con l’atto sessuale. L’abuso te lo proti per tutta la vita e non ne guarisci più.
Lei la tenevano stretta per le braccia e alla gola e oggi le braccia e la gola sono ricoperte da chiazze rossissime che vanno e vengono. Ha degli eritemi che non puoi immaginarti e che nemmeno il cortisone riesce a spazzare via perché come hanno detto tutti gli specialisti sono di natura “psicosomatica”. Certo d’altro canto è una bambina “visionaria”, che accusa poveri innocenti bravi padri di famiglia quindi ci sta che sia visionaria (….).
….e come se non bastasse le braccia, dovresti vederle le braccia. Purtroppo ha ancora oggi atti di autolesionismo e le braccia sono una unica piaga rossa piena di cicatrici e tagli freschi. Sai papà, mi ha detto, quando mi taglio sto bene perché non penso a loro.
Loro sono quelli che lei è convinta ancora oggi tornino per ucciderla, perché ha parlato, perché li ha denunciati. Loro sono quelli per cui negli ultimi 10 anni lei ha dovuto prendere psicofarmaci e ha avuto problemi di alimentazione. Loro sono quei bravi padri di famiglia che tutti conoscono bene e che no figuriamoci se sono pedofili, meglio sparare a zero al Frassi di turno, perché contro la pedofilia siamo tutti a favore ma quando poi tocca nostro padre ecco che allora la pedofilia non esiste.
Mia figlia è arrivata all’età di 15 anni a pesare nemmeno 35 chili. Ha avuto mesi e mesi di ricoveri. Ha tentato due volte il suicidio. Non ha amici. Non ha amiche super esperte avvocatesse e criminologhe a quanto pare,  che la difendono e coccolano sui social network (……).
La nostra vita è finita là (….)…avremmo dovuto farci giustizia da soli, saremmo già usciti (….).
Io non so se mia figlia tornerà alla vita, tu Frassi vedo che oggi lavori sempre più con le vittime ma ti chiedo di tornare a fare quella lotta culturale che apre gli occhi alla gente e che disturba i pedofili. Io mi fermo qua. Ho già avuto due infarti e altro non posso fare. Ma non mi rassegno a vedere mia figlia spegnersi giorno dopo giorno. Lei ora non vuole vedere nessuno, però spero un giorno trovi la forza di venire da te.(…)
Cosa ne sa questa gente delle notti passate a cullarla come fosse una neonata perché sapeva per certo che sarebbero venuti a prenderla? Cosa ne sanno della festa di carnevale annullata a casa nostra perché ebbe un attacco di panico vero e proprio? Cosa ne sa degli sguardi degli altri bambini o delle loro mamme che la reputano infetta? Cosa ne sanno dei pasti saltati, delle notti insonni, delle vacanze al mare annullate dovendo tornar e a casa prima perché lei lì era sicura di averli visti in spiaggia e magari era solo qualcuno che assomigliava loro ma lei poi non dormiva più e stava malissimo? Cosa ne sanno degli amici che non vengono più a trovarti o del prete che tifa capire che è meglio se cambi oratorio e le fai fare catechismo altrove? Non sia mai che pure lì contagia qualcuno (….) O in realtà lo sanno, lo sano eccome perché loro ne sono la causa. (.…)
Io sono stato un padre di merda. Non ho capito. La lasciavo tranquillo a scuola e i suoi per me e mia moglie (e pure i miei genitori) erano solo capricci. I capricci che fanno i bambini perché vogliono stare a casa dall’asilo. Invece quei capricci erano il suo modo per dirmi ti prego salvami! E io Frassi, non l’ho salvata. Capisci? Non l’ho salvata! Mi toglierei la vita per questo ma prima voglio che lei torni a vivere, dopo potrò morire pure io  La mia vita non ha senso, ma ha senso che viva lei. Dimmi sarà così? Dillo a un padre che non ci crede più. E soprattutto promettimi che continuerai a darci voce(….) e se c’è qualche psicopatico che ti chiama guru ridici sopra. I tagli di mia figlia sono l’unica risposta che devi dare a loro (…).
Oggi è la festa del papà. Non so se hai figli. Ma so che ne hai tantissimi e tra questi spero un giorno anche la mia bambina. (…)
GRAZIE! >>

Ciao piccola: lettera di una donna abusata, a sé stessa!

“Martina” era una bella e serena bambina. Poi un giorno l’orco delle favole, l’uomo nero, prese vita e forma. E le rubò con la forza il sorriso.
Questa la sua lettera oggi. Dopo anni di battaglie. Contro sé stessa in primis. Anni in cui il suo corpo ha sofferto, è dimagrito (troppo!), ha sfiorato il vento della morte. Ma anche anni di battaglie vinte. Di traguardi raggiunti. E di una vita che è lì, ad un passo. E per poterla riabbracciare forte, oggi serve fare i conti col passato. E per questo, eccola scrivere una lettera. A sé stessa bambina. Lettera che condivido con voi.

Massimiliano Frassi

stop child abuse blog pedofilia

 

Ciao piccola,
mi trovo qua, di fronte a te, ma dall’altra parte, in un mondo dove non so se credere a ciò che vedo, che sento, che tocco e che odoro. In un posto dove è facile trovare angoli per restare nascosta e osservare ciò che succede, ma nello stesso tempo pieno di catene, filo spinato, fantasmi e strane figure che trovi ovunque ti giri, ti seguono, non ti mollano mai, come se ti stanno incollati, usando la paura, lo spavento, lo scherno, gli incubi e appunto con catene o altro ti legano a loro facendoti un male terribile, da toglierti il respiro, la forza di pensare e di capire. Spesso ti fanno male e soprattutto mi ritrovo a farmi male per poter scappare via, ma sono più forti loro, mi strangolano. Accidenti devo, bisogna venire via da questo posto, bisogna saltare in quel luogo dove, così mi viene detto, che esistono posti, mondi, spazi sia belli che brutti, ma, dicono sempre, che in questi luoghi puoi essere sempre al sicuro sia col bello che col cattivo tempo, dicono anche, che puoi essere te stessa e fare o dire quello che vuoi, che pensi e sei libera di non fare ciò che una persona non ha voglia di fare. Attenta piccola, ti posso e ti devo dire che io in questo mondo non ci sono ancora o forse non riesco a restare, ascolto, capisco, condivido tutto, ma non riesco farlo mio. Penso che siano cose giuste, perfette, meritevoli ma che vanno bene per tutti gli altri che mi stanno attorno e non per me, non me lo merito, non è giusto non è possibile. Un’altra cosa da questo mondo dicono che ti devo aiutare, ma cavoli come faccio? Tu sei li oltre quella cortina di fuoco, di lame taglienti che ti perforano il pensiero, il respiro.

Uffa, cavoli fai qualcosa anche tu, apri gli occhi, muoviti, spostati, respira esci da quel torpore, da quella melma schifosa, viscida e puzzolente che hai addosso, appiccicata, meglio ne sei composta.
Scusami lo so che hai la bocca tappata, mani e piedi bloccati, tenuti fermi con la forza. So che non ti è permesso di muoverti, di fare rumore, di urlare e a te non resta che sparire. Sparire con quella parte di te che tutti chiamano anima, pensiero. Lo so quanto è difficile sopportare quel respiro, quella voce che ti dice un sacco di cose, spesso sembrano molto dolci, tenere per poi farti sentire un male cane, dolori lancinanti dove non sai come fare per non sentirli. Non ti è permesso di urlare, non devi farti sentire da nessuno, se poi servisse farti sentire, nessuno ti ascolta o si accorge che tu esisti sei al mondo, che tu ci sei, che anche tu respiri, senti e odori. Lo so che non sopporti quel tocco, quel calore, quel sudore, quel viscido che ti trovi addosso, ma porca vacca esci da quel torpore, scuotiti, rompi quella crosta che hai e allungati verso di me e prova, magari questa volta, non so, insieme ci facciamo male una volta per tutte e poi basta, magari riusciamo a catapultarci in quel mondo, in quel posto che ti dicevo e che in molti dicono “tu sei tu”, puoi parlare, sentire, percepire e giudicare con semplicità e sincerità. Dicono che qui non esiste quel filo spinato dove tu ti fai male, non serve, è anche vero che ci possono essere momenti brutti, spiacevoli, ma puoi dire ciò che provi e che senti. Però accidenti esci da quel torpore, svegliati, apri gli occhi, reagisci non non riesco ad avvicinarmi a te, posso solo allungarmi un po’, ma tu svegliati, datti una mossa e urla, urla,urla.
Scusami piccola se non riesco a starti vicina, a svegliarti con dolcezza, a prenderti in braccio e portarti via da li, sto cercando di liberare le mie mani, ma i nodi delle catene  sono stretti e i miei movimenti sono difficili. Ti ripeto svegliati, urla, grida e io lo farò con te, magari in due ci ascoltano e ci credono. Ciao piccola vorrei dirti a presto e spero di vederti presto, ma per favore svegliati, esci da quel torpore e poi da quel putridume in cui ti trovi, che sei. Un giorno riuscirai  e riusciremo a lavarcelo via, disinfettarci ed uscire allo scoperto.

Ciao ciao

“Martina”

Il senso della nostra Pasqua: la rinascita dopo l’abuso (da parte dei genitori!).

Ho pensato in questi giorni a cosa scrivere in occasione della Pasqua…pensavo ad un articolo che si collegasse alla rinascita, dopo la “morte”…poi arrivi tu, con tutto il coraggio che hai, la forza, la dignità! E lì ho capito:  tu sei la mia Pasqua, la nostra Pasqua…sei la luce dopo l’oblio, sei la vita dopo la morte, sei la conferma che nessun dolore è per sempre. Certo non è facile, ma si può rinascere…tu l’hai fatto..tu sei la mia Pasqua. Tu sei la NOSTRA Pasqua. Grazie. Di esistere!
sopravvivere all'abuso

Caro Massimiliano ti racconto la mia storia come se fosse una favola perché per me e più facile così. Ti prego pubblica questa storia affinché altre persone possano trovare il coraggio e la forza di raccontare la propria .
<<C’era una volta una bambina piccola aveva circa sette anni , mentre giocava nel lettone di mamma e papà all’improvviso qualcuno con la scusa di giocare con lei incomincia a toccarla nelle sue piccole parti intime dicendole che se le piaceva lui avrebbe continuato . Questo qualcuno ahimè era il padre che insisteva nel gioco proponendole (essendo la bambina di spalle) di girarsi verso di lui perché il gioco poteva continuare . L’unica persona che avrebbe potuto far smettere quel gioco era la madre che però si limitava solo a dire “ dai lasciala stare !” . Questo è solo l’inizio del gioco che a volte è stato più pesante , quando la bambina si trovava con la madre nel letto cosi per caso , chissà ? questo la bambina non lo ricorda . Ad un certo punto arriva il padre orco che si butta addosso a sua moglie per fare sesso davanti a lei a quel povero cucciolo indifeso che non capiva cosa stesse accadendo. Ad un certo punto accade qualcosa di veramente terribile la peggiore cosa che possa accadere ad una bambina di 7 anni : la piccola con la mano ,non sa come sia stato possibile, tocca l’organo lurido dell’orco il quale tutto contento si rivolge all’orchessa e dice “ guarda mi ha toccato !”Quello è stato il momento più brutto per quella bambina perché ha provato una tale vergogna che è rimasta impietrita e con la testa bassa sul petto talmente premuta che non riusciva a respirare . Nonostante tutto questo dolore lei è scivolata giù dal letto sempre con la testa china rimanendo sul pavimento fino a quando la “madre “ la prende in braccio e la porta in un’altra stanza dicendole che tanto non era successo niente di grave perché quello era suo padre . Questa bambina si trovava spesso nel lettone ma non riusciva a capire perché i suoi genitori facessero sesso davanti a lei . La povera piccola riusciva solo a girarsi di spalle , di fronte a lei c’era una porta da cui voleva tanto scappare ma non ce la faceva perché il suo corpo era paralizzato ,si arrabbiava ma non scappava. L’ultimo episodio è successo quando la bambina ormai signorina aveva 12 anni si svegliò e vide la mano del suo orco padre sul suo piccolo seno e fu li che lei riuscì finalmente a scappare . Questi sono i ricordi di una bambina offesa e abusata da entrambi i genitori (entrambi perché la madre non solo non l’ha difesa ma anzi godeva insieme all’orco). Ci sono altri particolari che la bambina non riesce a raccontare per adesso, poi chissà… La piccola poi è cresciuta e ha trovato il vero Amore della sua vita ,l’ha sposato e ha avuto due figli meravigliosi. M. >>

Ecco quanto male fanno i pedofili. 40 anni di abusi nella stessa famiglia!

Questa lettera, carica di dolore, rabbia, impotenza, arriva con la sua richiesta di aiuto da un paesino del Nord Italia. E dà la misura di quanto un pedofilo possa fare del male. Dato che il primo abuso risale a 40 anni fa!
predatori di bambini

<Ciao Massimiliano, sono di nuovo io…ancora più triste, sconvolta e delusa di
quanto lo ero già ieri…..sta venendo a galla tutto lo schifo che in questi
anni era sepolto.
Il pedofilo (mio zio) ha colpito ancora…non bastava che aveva abusato di mia
madre, ma anche di mia sorella maggiore quando aveva solo 6 anni e anche di mia
sorella minore quando ne aveva solo 10. Speravo che almeno mia sorella minore
si fosse salvata da tutta sta merda e invece nooooo.
Sono devastata…..e incazzata.
Ho una voglia di andare a spaccargli la faccia, dirgli in faccia la merda che
è…..e più ti scrivo più mi sale un incazzo…..
Ha distrutto la vita di mia madre e delle mie sorelle….devo fare
qualcosa…..
Ah…per non parlare che casa sua è frequentata quotidianamente da due bimbe (dei
loro vicini di casa)…..possibili prede!!! Devo salvare almeno loro, ma come?
Massimiliano ti prego dimmi qualcosa perchè io non riesco a ragionare.>

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