Articoli marcati con tag ‘VITTIME PEDOFILIA’

Grazie Albettone. Grazie Joe. Esiste una terra felice e sicura per i bambini.

Grazie Albettone. Grazie Joe. Esiste una terra felice e sicura per i bambini.

 Una delle domande che più spesso mi viene rivolta è:
“ma come fai? Come fate tu e la Prometeo ad affrontare tutto questo?”.
La risposta, oramai la sapete, poiché è quella che dico sempre:
“nulla di speciale né di super-eroico, qualsiasi persona al nostro posto farebbe lo stesso, anzi di più”.
In realtà a fianco di questa sincera convinzione ve n’è un’altra. Che trova conferma nel lavoro che ogni giorno svolgiamo. Lavoro che dà sì tanto dolore, problemi, e schifo di varia natura, ma più di tutto regala tante tantissime soddisfazioni.
Nella lettera della mamma che ci segnala che la sua bimba si è innamorata del compagno di ballo. Nel sms di chi ti ringrazia perché sta tornando alla vita. Nel filmato con una canzone a te dedicata, postato sulla pagina di Facebook. In quegli occhi che tornano a risplendere e che non si abbassano più, cercando un punto indefinito sul pavimento, quando li guardi dritti.
In parole povere, nella vita che dentro molti di voi torna a riaffacciarsi ed a risplendere.
È, quello, il fuoco di Prometeo. Il fuoco appunto che il Prometeo della mitologia rubava agli “Dei” (a certi dei….)  per farne dono agli uomini. Offrendo calore, protezione, luce. Vita appunto.
Sabato scorso la vita ha bussato alla porta di Prometeo con una manifestazione a dir poco unica. In Italia? No, al mondo. Poiché non esiste posto al mondo, appunto, dove sia mai stata fatta una cosa simile.
Un paese (il grosso centro di  Albettone alle porte di Vicenza) rappresentato da un sindaco a dir poco straordinario (Joe Formaggio: sei grande!!!!) sindaco che negli ultimi giorni non ha fatto altro che rispondere a mail cariche di ringraziamenti arrivate da mezza Italia.
Arrivare ad Albettone, trovare il cartello stradale e sotto vedere la targa con la scritta “Qui difendiamo i bambini” credeteci, se vi diciamo essere stata una delle più grandi emozioni da noi mai provate.
Certo, dovrebbe essere scontata una frase così, ma questa società ci ha portati a doverla scrivere. A doverla gridare poiché la difesa dei più indifesi oramai pare essere diventata l’eccezione e non più la regola.
In una palestra gremita, con tutti i bambini delle scuole materne ed elementari si è firmata la delibera presentata in mattina in un apposito consiglio comunale. Dove all’unanimità si è siglato un patto, tra il Comune e Prometeo. Patto che ha come unica finalità, lo ripetiamo, la difesa dell’infanzia violata.
Patto che grazie all’eco che tale iniziativa (ripeto, unica al mondo) ha avuto sta già facendo il giro d’Italia!
E idealmente si è “scoperta” una delle targhe che sono state messe ai confini del paese.
Si dice che solo gli stupidi non cambino opinione. Da sabato pure noi non siamo più stupidi poiché abbiamo sempre pensato che non esistessero oasi felici per i bambini. Ora invece possiamo dire che una c’è ed è ad Albettone.
Paese che non ha casi attivi di pedofilia e quindi a maggior ragione ha dato vita ad una iniziativa importante.
Quella che ancora una volta (e ritorno così al modo con cui ho aperto questa mia riflessione) ci porta ad accompagnarvi su sentieri impervi. Dovete ci permettete di entrare dentro a quel buio, prendervi la mano ed affrontare el tenebre per tornare alla luce. E questo, e solo questo, è il dono più grande, ma anche la forza più bella che siete voi, a donare a noi!

 Nota a margine (che approfondiamo nel post a seguire): il sindaco dicevamo ha ricevuto centinaia di messaggi. Tutti di complimenti e richieste di poter fare lo stesso sul proprio territorio. Tutti tranne uno, lo stesso messaggio che stanno ricevendo quelle realtà dove a breve faremo delle conferenze e che hanno già pubblicato in internet il calendario.
messaggio che riportiamo nel post a seguire.

LA STORIA DELLA BAMBINA, DELLA SCATOLA DI CIOCCOLATINI. E LA BANDIERA DI VITTORIA.

“A volte torno…ed è tutto così chiaro..
Sono piccola piccola…ho i capelli biondi e ricciolini. Sono adorabile.
Sono felice e sorridente. Racconto un sacco di poesie. Ne so tante a memoria. Aspetto che il mio papà torni dal lavoro. Guardo dalla finestra in attesa dell’autobus nr. 28. Eccolo! Eccolo che arriva! Si aprono le porte. Scende lui..il mio papà. Corro ad aspettarlo davanti alla porta. Quando entra salto di gioia e mi attacco alla sua gamba come una piccola scimmietta su un ramo e lui mi porta in giro per casa così! Io mi diverto un mondo!!! Lui è il mio papà…

…..sono piccola, ho i capelli corti ora, anche se desidero così tanto lasciarli crescere ma la mamma non vuole.. Poi è un casino pettinarli tutte le volte a me e alle mie sorelle. Invidio mia cugina che invece ha dei bellissimi capelli lunghi che arrivano fino in fondo alla schiena… Lei ha il permesso di tenerli sciolti. Quando ne ha voglia, si fa una bella coda alta..

Sono piccola…
Un giorno per le scale incontro un simpatico signore che mi offre una scatola di cioccolatini. Blu e bianca. Dentro i cioccolatini a forma di mezza luna con dentro il ripieno al gusto di banana… in cambio dei miei sogni e della mia infanzia.

Mio padre domattina parte. Stasera in TV c’è un film. Mi fa paura. Ci sono persone cattive, c’è un incendio e ci sono dei morti. Mio padre domattina parte. Va a lavorare per noi. Io mi sento semplicemente abbandonata. Senza difese. Senza protezione. Mio padre domattina parte. Ed io sicuramente morirò. A casa arriveranno  ladri, assassini. Nessuno ci proteggerà. Moriremo tutti. Mio padre domattina parte… 

Sono piccola e piango. piango spesso. Mi metto sul letto, in un angolo.. e penso ad escogitare un modo per morire. Sono piccola e odio la vita, odio me. Non valgo niente. Sono cattiva e viziata. Sono una creatura indesiderata nata per fare del male. Sono piccola e la notte faccio degli incubi. Nessuno lo sa. Ogni notte quel signore  mi aspetta sulle scale dietro l’angolo.. Ha i capelli neri neri, i suoi occhi brillano al buio, la faccia segnata da rughe e alcool. Aspetta proprio me per catturarmi.
Quando mi sveglio al mattino, spero così tanto che non sia successo di nuovo,ma appena apro gli occhi sento il pigiama bagnato… ho fatto la pipì a letto, di nuovo. Mi dispiace. Non volevo davvero non volevo..

Sono piccola e ho paura di salire le scale da sola. Mi fermo davanti al portone del condominio e aspetto…aspetto che qualche viso conosciuto mi porti a casa.. Ma è tardi ormai…fuori e buio e qualcosa mi dice che quel qualcuno non arriverà. Io scoppio a piangere…poi mi faccio forza e comincio a correre. E corro e corro e quelle scale non finiscono mai e sono così grandi per i miei piccoli passi e il fiato non mi basta mai e il battito del cuore arriva in testa e sento pulsare le vene e sento che sto per svenire dalla paura. Lui mi sta inseguendo, è dietro di me, ne sono certa. Sento i suoi passi sento il suo odore che si avvicina ed io corro corro….

…..Oggi a scuola, durante la lezione di lettere, io e la mia compagna di banco Niky, incuranti di quanto accadeva intorno, disegnavamo. Disegnavamo delle principesse. La mia era bionda e aveva un bellissimo vestito rosa che stavo finendo di colorare quando davanti al banco compare un’ombra… La maestra arrabbiata prende il righello, ma non uno qualunque. Quello di legno largo e alto circa mezzo cm. Io e Niky tendiamo le mani, per meritarci la nostra porzione. Due colpi a palmo. Lei scoppia a piangere. Quando il legno colpisce il mio palmo, per un attimo ho come un formicolio e non lo sento quasi più ma resto inerme,senza reagire.. Io sono forte. Non piango mai davanti agli altri. Io non sono mica una femminuccia! Anzi, io vorrei essere un maschio. Le femmine sono troppo deboli…

Sono piccola e sogno…sogno un mondo migliore in cui i bambini regnano e fanno la differenza . Mi distendo sul prato e adoro guardare le nuvole e dar loro forma… Mi piace raccogliere i fiori. Mettere insieme dei fiori per me è un’arte. Li curo in ogni aspetto e aggiungo qualche filino d’erba qua e là. Poi corro a casa per darlo a mia madre. Forse così riuscirò ad ottenere un po’ di amore…un po’. … Lei mi ringrazia e resta meravigliata di quel che riesco a fare con quelle piccole manine.. Il mio cuore si riempie…

Oggi compio 11 anni. Sorrido forzatamente davanti alla macchina fotografica. Questa foto la conserverò…per poi strapparla e buttarla via. Braccia conserte, una maglietta leggera lillà, gli occhiali che tanto odiavo e lo sguardo pieno di quel che solo io sapevo. Questa stupida torta e questa stupida finta festa. Vorrei sparire.
Ho 11 anni e nessuno scommetterebbe 1 solo centesimo che io nella vita possa diventare qualcuno.

Ho 11 anni e ancora non so quanto dovrò combattere per la mia libertà…quanto soffrirò e quanto sbaglierò. Quanto faranno male i ricordi e quando dovrò sforzarmi per riuscire a volermi bene.
 Ho 11 anni e ancora non so che un giorno scoprirò che la vita è bella. Che l’amore esiste e che io posso guarire. Che Dio mi ama e che io posso cambiare. Ancora non so che imparerò a sorridere, ad amare e ad amarmi… Che non mi importerà nulla di quello che le persone pensano di me e che non avrò paura di dire chi sono stata e chi sono diventata. Ancora non so che ce la farò. Si, ce la farò…
I piedi nel fango, il vestito sporco, le cicatrici sulle mani, il buio neglio occhi, gli incubi.
Tutto sparirà. La corsa finirà….
Terrò una bandiera nella mano destra. Ma non una bandiera bianca. Una bandiera di vittoria…..

Come si mangia un elefante? Un aiuto per i sopravvissuti all’abuso.

Da oggi vorrei concentrarmi su un tema: la sopravvivenza, che toccherò con alcuni interventi nei giorni a seguire.
Partendo ancora una volta dalla vostra voce, dal vostro modo di vivere, reagire, agire.
Poiché voi e solo voi siete l’esempio.
Oggi parto dalla risposta ad una domanda.
Che ieri ho posto su Facebook e sulla quale vi siete davvero scatenati.
La domanda è questa:
“come si mangia un elefante?”.
Vado al sodo, tralasciando le mille interpretazioni date e pure alcune spiegazioni. La domanda va presa alla lettera e la risposta è duplice:
o in un boccone solo, oppure un (piccolo) boccone per volta.
Se lo mangiamo in un boccone solo (o comunque in una volta sola) faremo sicuramente indigestione e staremo male. E non andremo da nessuna parte.
Ma se invece lo mangiamo un boccone per volta. Dandoci tutto il tempo che ci serve, bhè allora lo potremo finire, tranquillamente, senza alcun effetto collaterale. Puntuali alla meta. Ma soprattutto sazi e non indigesti.
Cosa c’entra con l’abuso? E da dove arriva questo esempio?
Procediamo per gradi (o meglio per bocconi).
L’esempio l’ho usato la prima volta domenica scorsa, alla riunione del coordinamento nazionale vittime pedofilia e l’ho saccheggiato da una testimonianza sul corso che viene fatto in America per le forze armate dell’aeronautica militare, per i soldati che si trovano ad affrontare situazioni estreme o d’emergenza e devono imparare appunto a sopravvivere.
Immaginatevi di essere su un elicottero e che questo venga colpito e precipiti girando su sé stesso finchè non finisce in fondo al mare.
Voi siete imbragati, storditi, tutt’intorno è acqua, buio, freddo eppure voi potete farcela.
Dovete cercare di mantenere la calma (….), cercare un punto di contatto, anche minuscolo, non perderlo mai di vista e da quel punto lavorare per trovare la via d’uscita, liberarvi, risalire, e una volta fuori respirare a pieni polmoni.
Sembra facile detta così, difficilissimo farlo. Ma chi ci riesce, chi mantiene un punto di contatto e segue quel punto fa al differenze, poichè si salva.
La domanda dell’elefante appare proprio in un test per questi soldati.
Che imparano a mangiare appunto un boccone per volta. La foga, il tutto subito, il desiderio di correre, fare alla svelta, recuperare il tempo perduto non porta da nessuna parte.
Un boccone dopo l’altro, questa la via d’uscita
Magari uno di questi bocconi ci andrà pure di traverso ed uno lo dovremo sputare poiché troppo amaro, ma poi ricominceremo da capo, un boccone per volta. Fino a saziarci.
Ecco, questa la risposta. Questo il modo per affrontare il post-abuso.
Dare al proprio corpo ed al proprio cuore tutto il tempo necessario. Non fare indigestione. Mangiare un boccone per volta. Tenere un punto di riferimento ben saldo ed arrivare, sani e salvi, rinati, alla meta.
So che ce la farete.

“Ciao Max, io sono stanca di nascondermi, in alcuni casi lo faccio ancora, ma sto prendendo sempre piu’ coraggio, poi ieri è stato terribile, mi sono riaffiorati dei ricordi degni di un film horror,
oggi mal di testa pazzesco, dicevo sono stanca di nascondermi, cosa ci sarebbe di male a far sapere al mondo intero quello che è successo a me e a tante altre come me, solo che noi abbiamo sempre paura di essere giudicati per tutto quello che ci è stato imposto, a volte è davvero faticoso, allora mangiamo questo elefante ♥”

“Ho lottato con le unghie fino a farle sanguinare!”

Oggi su Facebook il tema che ho scelto è quello delle “donne”. Uniche in quanto Madri. Amiche. Sorelle. Donne appunto. Che purtroppo devono sempre lottare “un po’ più degli uomini”. Per tutto.
Ma che poi, una volta trovata la strada, una  volt individuata la luce alla fine del tunnel, mostrano una forza che manco loro forse pensavano di poter avere.
Di donne così al nostro gruppo del coordinamento vittime pedofilia ne abbiamo tantissime.
E tantissimi sono i messaggi che dopo l’incontro di sabato scorso continuano a mandarci.
Messaggi come questo che un’altra splendida donna, mi chiede di pubblicare e la cui richiesta accolgo con grande piacere:

 caro amico mi piacerebbe che dessi voce a una persona che anche se non parla molto in pubblico è riuscita in qualche modo a farcela a non darla vinta a nessuno, perche’ loro sono gli sbagliati, noi che abbiamo subito violenze di ogni sorta siamo i giusti e darla vinta a loro,sarebbe dargliela vinta per l’ennesima volta. Purtroppo ogni tanto si sbarella,in fondo è normale perchè certe cicatrici rimangono indelebili.
Le istituzioni per quanto riguarda me, sono state capaci di rimandarmi nelle mani degli orchi, il sms che ti ho mandato ieri ti fa capire come ogni tanto decado in quella forma di angoscia che mi prende fino a non mollare la presa,poi si cerca rilassamento nei pensieri buoni che haime’ sono stati ben pochi. Ho lottato con le unghie fino a farle sanguinare e ogni tanto le ferite si riaprono e fanno male. Sono scappata di casa per far terminare tutto,i miei parenti volevano aiutarmi con telefonate varie,la frase che rimbomba è: se è successo qualcosa è anche colpa tua l’hai voluto pure tu,senza considerare che io avevo 3 anni e lui 31,la matematica non è un’opinione,la differenza c’era.
Io ce l’ho fatta,ho dovuto combattere tanto veramente tanto e la mia speranza è rivolta a un’amica comune che come tante vittime di abusi fanno pensieri di morte,in questo caso mi sto riferendo a XX che ha avuto il pensiero di buttarsi sotto un treno,non so se queste parole servano a qualcuno, secondo me ci sono esempi positivi in tutte queste storie.
Forza e coraggio sono i 2 aggettivi che ci distinguono,se vuoi scrivi pure il mio nome. Ringrazio il cielo di avere conosciuto te e tutte le anime belle che conosci e che qualcuno ho conosciuto pure io.
ciao, questa volta non chiedo scusa,vedi che ho imparato,
un ‘ultima cosa io sono ribelle e non smettero’ mai di esserlo
Anto.

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