La lettera di Marica ed il gioco malato di “papà”.

La vostra voce, segno del nostro impegno.

 

In giorni “caldi” sul fronte lotta alla pedofilia, ancora una volta giunge la vostra voce. Per far capire davvero cosa accade e da quale parte stia il male….

<< Riporto ciò che la mia memoria ha registrato e custodito nel tempo fin troppo fedelmente. Trentacinque anni fa (avevo cinque anni) giocavo seduta sul pavimento quando mio padre mi propose di seguirlo. Non avevo voglia di lasciare i miei giochi, perciò gli chiesi perché. Rispose che si trattava di un segreto e intanto mi sorrideva, così gli sorrisi anch’io e mi alzai per andargli incontro con l’aspettativa di qualcosa di bello. Fui subito sollevata di peso come premio per la mia ubbidienza. Mi sentivo come una principessa abbandonata tra le braccia del suo papà. Con gli occhi serrati, perché faceva parte del gioco, domandai a mio padre come mai stava chiudendo la porta a chiave… ma non bisognava parlare per non sciupare la sorpresa. Quando riaprii gli occhi, distinsi le piastrelle della parete del bagno davanti a me. Ero in piedi contro la vasca, nuda. Portando a segno il tradimento che aveva meditato a mia insaputa, mio padre mi prese alle spalle. Ricordo che mi lamentai per la sensazione di umido e vischioso sulla pelle, dissi che provavo fastidio. Mio padre non badò a me, salvo poi prendermi per i fianchi qualche minuto dopo per rigirarmi come se fossi stata un manichino. A quel punto lo vidi, seduto sullo sgabello con il membro in mano. Non ebbi il tempo di fiatare perché immediatamente si mise a strofinare il pene contro i miei genitali. In quel lungo momento fuori dal tempo per quanto era carico di nonsenso, non riuscivo a staccare lo sguardo dalla sua espressione concentrata. Ero come ipnotizzata e non capivo che cosa stesse succedendo. Osservavo attonita la maschera di mio padre, intento fino allo spasimo a fissare “altrove” con la fronte madida di sudore e le mascelle serrate in una smorfia troppo poco divertente per trattarsi di un gioco. Uno squallore che ancora oggi mi provoca conati di vomito! A un tratto mio padre si alzò in piedi e si piegò sulle gambe, col membro tra le mani. Si fece più vicino ma non riuscì a mantenere la posizione a lungo. Sembrava impaziente. Finalmente si rimise a sedere e mi fece scattare di nuovo faccia alla parete. Attesi con il senso di angoscia di chi non veda l’ora che sia tutto finito. Quando lo sentii gemere mi voltai istintivamente, scatenando i suoi latrati di cane rabbioso che mi abbaiava di non guardare. Oggi so che si stava masturbando.>>
”Marica”

3 Commenti a “La lettera di Marica ed il gioco malato di “papà”.”

  • ettore freschi:

    Marica,
    sembra un “film” già visto, preciso nei dettagli, puzze e coniati di vomito compresi, solo un piccolo particolare… Non e’ un film!!!
    Uniti si vince.
    Ti Abbraccio.
    Renato.

  • fabienne.pandolfo:

    .una grande rabbia ancora oggi mi chiedo come può un genitore solo pensarlo, possibile che chi hai intorno non si accorge , perché mai e poi mai pensi che un genitore possa fare queste cose…è triste vedere che nemmeno da chi ti ha messo al mondo puoi fidarti…Marica ti abbraccio (♥♥)

  • marina:

    Rabbia e dolore….a me ritornano e me li vivo in solitudine. so che passano. Ci provo, ogni giorno, facendo lasagne, lavorando, cantando una canzone, nuotando, ma ritornano e il tempo si dilata spaventosamente e allora vado dove nessuno mi possa vedere, nei boschi, sulla riva di un fiume e urlo, urlo più che posso, il mio dolore e quello di chi mi ha raccontato il suo.

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